n° 2 - Febbraio 2012

Gli ebrei e la città

2012
Cari lettori, care lettrici,

il tema della doppia identità o meglio dell’osmosi tra la propria appartenenza all’italianità/milanesità e contemporaneamente al mondo ebraico, è il tema di copertina di questo numero. La parte per il tutto: ovvero Andrée Ruth Shammah come campione di una fusione tra le varie anime che la abitano – professionale, culturale, sociale ed ebraica-, vissute ai più alti livelli di espressione. In un’unicum nel quale nessuna delle parti patisce una qualche negazione o diminuzione. Teatro, città, italianità, radici ebraiche: tutte appartenenze in perfetto equilibrio tra loro, tessere del puzzle che compongono l’immagine complessa di ciò che Shammah è diventata oggi; ma anche ciò che ciascuno di noi, nel proprio piccolo, sperimenta nel corso di una vita vissuta nell’interscambio dialettico tra tutte le parti del proprio Io composito. Accade oggi a un altro ebreo milanese, Ruggero Gabbai, regista, consigliere comunale del Pd, appena chiamato da Pisapia a ricoprire un ruolo chiave nei futuri scenari milanesi: quello di Presidente della Commissione Expò 2015 per il Comune di Milano. O ancora, accade a Alberto Hazan, il “Berlusconi delle radio”, che negli anni Settanta rivoluzionò la comunicazione inventando le radio commerciali e scegliendo di vivere un ebraismo secolarizzato, colto, defilato ma non per questo meno sentito.

E Milano non è certo nuova a personaggi nei quali la doppia appartenenza ha prodotto frutti magnifici. Penso a figure storiche come Prospero Moisè Loria che con il dono dell’Umanitaria alla città di Milano, contribuì a far nascere quella “cultura del sociale”, quell’attenzione ai più deboli che, svincolata dalle istituzioni cattoliche, sarebbe diventata poi il patrimonio della grande imprenditoria lombarda. Moisè Loria che con l’Umanitaria concretizzò la suprema forma di tzedakà, intesa nel senso ebraico di giustizia sociale, è stato in assoluto il più alto esempio dell’osmosi tra identità ebraica e Milano. Molte altre figure si potrebbero citare ancora: Yosef Colombo, preside della scuola di via Eupili e poi del Liceo Berchet, amico di Don Giussani; lo storico e partigiano Leo Valiani, figura di primo piano nella liberazione di Milano a fianco di Luigi Longo, Sandro Pertini, Emilio Sereni. E poi Sabatino Lopez, drammaturgo, presidente dell’Università Popolare di Milano; Alberto Zevi, co-fondatore della casa editrice Adelphi, intellettuale poliedico e scintillante. O Eric Linder, fondatore della milanese ALI, all’epoca tra le più importanti agenzie letterarie del mondo, e che rappresentò Philip Roth, Franz Kafka, Thomas Mann, James Joyce… Tutti figli di una città educata nel segno dell’apertura e dell’accoglienza.

Fiona Diwan

In copertina: ritratto di Andrée Ruth Shammah dietro le quinte del Teatro Franco Parenti. Foto Giacomo Cestra


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