Tutti al voto per l’Ucei – È in gioco il futuro dell’ebraismo italiano

2010
Cari lettori, care lettrici,
come diceva il buon vecchio Carlo Marx con una frase dal sapore vintage ma ancora elegantissima, “se non ti occupi di politica, prima o poi la politica si occuperà di te”. Quindi tanto vale alzare lo sguardo, cercare di venirne a capo e andare alle urne a votare.
Stiamo parlando delle elezioni dell’Ucei, l’Unione delle Comunità ebraiche, elezioni che sono il 7 novembre e che dovranno stabilire i delegati che da Milano partiranno alla volta di Roma per il Congresso del 5-8 dicembre prossimo (vedi pag. 32). Un Congresso importante, su cui si gioca il futuro dell’ebraismo italiano il quale, a sua volta, dipende anche -ma non solo-, dai finanziamenti che provengono dai denari raccolti con l’8 per mille. In ballo ci sono sostanziali modifiche allo Statuto e forse le linee guida dell’azione politica Ucei nei prossimi quattro anni. Un’azione che, a mio avviso, dovrebbe puntare a che lo Stato italiano prendesse in carico alcune istituzioni ebraiche. In Francia i rabbini e gli insegnanti delle scuole ebraiche sono a libro paga dello Stato francese. In Italia invece i quasi 2000 alunni delle scuole ebraiche di Roma, Milano, Torino, Trieste pesano totalmente sulla schiena delle Comunità. Andare a batter cassa dalla Gelmini non sarebbe quindi una cattiva idea, meglio se con una task force capitanata dal presidente Ucei e dai presidenti delle rispettive Comunità. E che dire dei termini generali dell’Intesa, che andrebbero perlomeno aggiornati? Non solo a partire dalle sovvenzioni alle scuole come garanzia essenziale, in un paese democratico, dell’identità di una minoranza; ma anche per la copertura dei costi dei cimiteri o ancora per promuovere, con una grande campagna pubblicitaria, la raccolta dell’8 per mille a nostro favore. Per convincere quegli italiani eredi di Don Camillo -che mai vorranno dare soldi alla Chiesa-, a darli invece a noi.

Fiona Diwan

In Copertina: L’Italia ebraica al voto.

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