di Anna Balestrieri
Gli interventi di ZAKA spaziano da operazioni in risposta a attentati terroristici, incidenti stradali, disastri naturali e altre calamità, con squadre specializzate in ricerca e soccorso, unità subacquee, unità cinofile e mezzi di primo intervento. La missione di onorare la dignità di ogni persona deceduta, senza distinzione di credo, nasce dall’idea che ogni vita e ogni persona meritano rispetto pieno e guida l’intervento dei volontari anche nelle situazioni più drammatiche.
A meno di un mese dalla tragedia di Crans-Montana, mentre le famiglie dei giovani deceduti cercano di superare il dolore e quelle dei sopravvissuti si impegnano nel difficile recupero, l’evento luttuoso offre anche lo spunto per parlare di un’organizzazione non governativa che ha avuto un ruolo significativo nelle operazioni di recupero successive alla tragedia: ZAKA, sfatando il mito — ripetuto in certi ambienti — che la sua attività si attivi solo quando «ci sono ebrei di mezzo».
ZAKA — acronimo di Zihuy Korbanot Ason (“Identificazione delle vittime di disastri”) — è una organizzazione volontaria specializzata nel soccorso, nella ricerca e nel recupero in situazioni di emergenza, tragedie e incidenti, operativa 24 ore su 24 con migliaia di volontari pronti a intervenire professionalmente ovunque siano chiamati.
Fondata informalmente nel 1989 dopo un attentato su un autobus in Israele durante la prima intifada e istituzionalizzata nel 1995, ZAKA è cresciuta fino a contare oltre 3.000 volontari attivi in Israele e all’estero, cooperando con servizi di emergenza e forze di sicurezza per salvare vite umane quando possibile e rendere onore ai defunti con dignità secondo un’etica di profondo rispetto umano.
Un ruolo concreto nelle emergenze
Gli interventi di ZAKA spaziano da operazioni in risposta a attentati terroristici, incidenti stradali, disastri naturali e altre calamità, con squadre specializzate in ricerca e soccorso, unità subacquee, unità cinofile e mezzi di primo intervento.
Nel 2025 l’organizzazione ha risposto a oltre 7.000 emergenze, tra cui attentati, migliaia di incidenti stradali e operazioni di Chesed Shel Emet (onore al morto), evidenziando la vastità dell’impegno quotidiano che va ben oltre qualsiasi confine religioso o comunitario.
Il principio di chesed shel emet — la “vera bontà” verso chi non può restituirla — è al centro della filosofia di ZAKA. La missione di onorare la dignità di ogni persona deceduta, senza distinzione di credo, nasce dall’idea che ogni vita e ogni persona meritano rispetto pieno e guida l’intervento dei volontari anche nelle situazioni più drammatiche.
Un’organizzazione internazionale
Contrariamente alla convinzione che ZAKA operi solo in contesti ebraici, la sua unità internazionale di ricerca e soccorso è stata attivata in numerosi paesi colpiti da disastri naturali o attacchi violenti, offrendo supporto alle autorità locali indipendentemente da religione o nazionalità.
Esempi storici includono operazioni dopo lo tsunami in Asia nel 2004, i terremoti in Giappone e Nepal, e altri scenari globali in cui i volontari hanno portato competenze e assistenza in condizioni difficili.
Volontariato trasversale
Sebbene molti volontari siano religiosi, ZAKA accoglie oggi persone di diverse fedi e background, e propone varie modalità di impegno — dal soccorso e recupero, all’assistenza logistica e al supporto alle famiglie colpite — rendendo concreta la possibilità di contribuire in un’ottica umanitaria e civica.
La sfida del trauma e del supporto
Il contatto continuo con scene di sofferenza ha portato l’organizzazione a sviluppare anche servizi di supporto psicologico e unità di resilienza per aiutare i propri volontari a gestire il peso emotivo del loro impegno, riconoscendo l’importanza del benessere mentale per chi ogni giorno si confronta con il limite estremo della vita umana.
In un momento di lutto e riflessione come quello seguito alla tragedia di Crans-Montana, il ruolo di ZAKA — così ampio, intenso e spesso poco conosciuto nei suoi aspetti internazionali e umanitari — offre un’occasione per comprendere meglio il valore e la complessità di un volontariato che guarda all’essere umano in tutte le sue condizioni, senza gerarchie di appartenenza.



