Amos Oz con la moglie Nili

Amos Oz: il ricordo di famigliari, politici, il suo rapporto con l’ebraismo secondo la stampa israeliana

di Roberto Zadik
Subito dopo la sua scomparsa, lo scrittore e saggista israeliano Amos Oz è stato ricordato dalla stampa di mezzo mondo. Molto interessanti le testimonianze e i ricordi offerti dalla stampa del suo Paese. Come già accaduto per altre icone della cultura israeliana – dal cantautore Arik Einstein, a scrittori come Aaron Applefeld, romeno naturalizzato israeliano, uomini politici fondamentali come Shimon Peres, amico personale di Oz o Rabin – dopo la morte abbondano ricordi, commozione e un senso di vuoto e di smarrimento inevitabili in seguito alla sua scomparsa dopo aver combattuto una dura lotta con un tumore,  venerdì 28 dicembre 2018 poco prima dello Shabbat. Qui alcune personalità e un inedito approfondimento sulla sua identità ebraica e religiosa.

La figlia Fania

Sul sito Ynet parlano varie personalità. A cominciare da Fania Oz Salzberg, la maggiore dei suoi tre figli avuti dall’inseparabile moglie Nily per arrivare a  istituzioni come il presidente Rivlin con sua moglie Nehama. “Un meraviglioso uomo di famiglia e un uomo di pace e moderazione” così lo descrive sua figlia Fania su Twitter. La donna  porta lo stesso nome della madre, Fania Mussman, dello scrittore suicidatasi quando lui aveva solo 12 anni prima di venire adottato dalla famiglia dell’attuale sindaco di Tel Aviv Ron Huldai e di trascorrere buona parte della sua vita in Kibbutz assorbendone gli ideali socialisti e la spontaneità e la sincerità di quelli ambienti.

I politici, da Rivlin a Nethanyahu a Lapid

Fra le testimonianze importanti ricordi istituzionali. Scomparso venerdì pomeriggio, morto “in pace circondato dalla sua famiglia dopo una dura lotta contro il tumore”, come specificato dal sito Ynet news, condoglianze e cordoglio sono stati espressi prima da parte di Rivlin e poi di Netanyahu. “La tristezza è scesa su di noi all’inizio dello Shabbat. Abbiamo perso un gigante letterario, uin titano spirituale, riposa in pace nostro caro Amos” ha detto commosso il presidente.

Ugualmente sentito anche il messaggio di Nethanyahu che ha sottolineato come Amos Oz è “stato uno dei più grandi scrittori di Israele che ha contribuito in maniera determinante al rinnovamento della letteratura ebraica attraverso la quale ha espresso con talento e emotività momenti importanti della nostra storia nonostante spesso avessimo opinioni diverse. Che la sua memoria sia fonte di benedizione ”.  Molto partecipe anche il tweet di Yair Lapid il portavoce del partito “yesh Atid” C’è un futuro”) che ha ricordato come “Amos Oz ci abbia toccato a tutti”

Gli scrittori, l’amico di sempre Abraham Yehoshua

Considerato da pubblico e critica mondiale come  il terzo “pilastro letterario israeliano” assieme a Grossman e a Yehoshua, proprio quest’ultimo ha reso omaggio, sempre su Ynet all’amico. “Ho lasciato l’ospedale salutandolo” ha ricordato emozionato intervistato da Ynet. “Siamo stati amici per 60 anni” ha proseguito “e il nostro rapporto è sempre stato molto profondo e genuino. Era un grande amico e una persona onesta. Ha espresso pensieri e opinioni, non per essere contro qualcosa ma perché aveva una sua verità”.

Il suo rapporto con l’ebraismo, la sua visione politica

Molto complesso e a voltre contraddittorio il suo rapporto con l’ebraismo di cui non si sa molto mentre più chiaro e diretto quello con la politica. Per tutta la sua vita Oz è stato politicamente molto schierato, dichiaratamente laico e di sinistra, esponente attivo prima del Partito Laburista e poi del Merez, amico intimo di Shimon Peres con cui aveva lunghe conversazioni, come ha  ricordato su Ynet suo figlio Chemi, “forse stanno dialogando anche in cielo” egli era di casa nella famiglia Peres. Ospite per Shabbat diverse volte e suo padre e Oz “condividevano sogni, speranze e storie ed erano fieri di essere parte della stessa meravigliosa nazione”. Pacifista convinto, sostenitore con la sua abituale fermezza e la sua ironia pacata e tagliente della “convivenza pacifica con i palestinesi” come ricorda Ynet “era fortemente sionista e per molti israeliani rappresentava il loro portavoce”. Personaggio coraggioso, schietto, diretto non aveva mai paura di dire quello che pensava e a 38 anni scrisse lettere a personaggi come Menachem Begin nel 1978. “Amava molto il suo Paese ma lo criticava” ricorda il suo amico del Merez, Haim Oron “la gente ha perso un grande uomo e uno scrittore io ho perso un amico”. Nella testimonianza dell’amico Yossi Beilin il ricordo della “forza e della grinta di Amos nelle sue idee” e della disperazione all’annuncio, il 4 novembre 1995 della morte di Rabin. “Stavamo tornando all’hotel dopo cena e quando abbiamo sentito la notizia siamo scoppiati a piangere come due bambini”.

Oz e l’ebraismo, rapporto complicato e stimolante

Nonostante si definisse laico e di sinistra e alcune sue frasi provocatorie sulla religione da lui una volta definita “una polvere antica” Amos Klausner, questo il suo vero nome, aveva una sua spiritualità. Come ben si vede nel suo saggio “Gli ebrei e le parole” e come viene raccontato dal sito www.religionnews.com lo scrittore “non frequentava mai la sinagoga ma leggeva sia testi religiosi che laici con grande interesse”. Da adolescente frequentò una scuola religiosa a Gerusalemme e ebbe sempre un rapporto complicato con la religione, detestando l’estremismo, celebri i suoi saggi “Contro il fanatismo” e pur non frequentando sinagoghe o luoghi di culto come dice il sito “aveva una profonda comprensione dell’ebraismo” e molto brillante la sua definizione di ebraismo non ortodosso. “L’ebraismo non è un contratto ma una eredità con cui puoi decidere come porti verso di essa, se sistemarla nella  sala da pranzo, nel seminterrato o nell’attico”. Molto legato ai testi ebraici, alla lingua ebraica e a Israele nel suo libro “Gli ebrei e le parole” sottolineò il rapporto particolare con la religione e l’identità ebraica. “La nostra identità non è una linea di sangue ma una riga di testo” come ha specificato in una pagina del libro.

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