Agnes Heller

Agnes Heller: il ricordo degli amici Francesco Comina e Anna Sikos

di Marina Gersony

È scomparsa nell’acqua, tra le onde del suo amatissimo lago Balaton, dove si recava a nuotare in ogni occasione. Già, l’acqua, l’elemento in cui Ágnes Heller, la grande filosofa ebrea ungherese e illustre esponente della Scuola di Budapest, si sentiva perfettamente a suo agio e dove ritrovava se stessa, la pura vita, l’armonia e la libertà. Chissà cosa avrà provato in quella sua ultima nuotata la marxista dissidente, l’esule politica, l’acerrima critica di Orbán, nota per la teoria dei bisogni. Si sarà probabilmente tuffata come sempre, da principio un brivido, forse un malore, e poi lo stupore di vedersi lasciare andare e scivolare nella corrente che l’avrebbe avvolta per sempre. Chissà se nel liquido amniotico del ventre lacustre, potente simbolo di vita e di purificazione, avrà trovato la pace dopo un’esistenza densissima, ricca di spirito e di pensiero; un’esistenza che lei amava sopra ogni cosa.

«Cara Ágnes, te ne sei andata con la corrente del lago. Non resistevi al richiamo dell’acqua. Mai. Ogni volta che c’era l’occasione ti buttavi. Ed eri felice. Ti sei buttata nel lago di Caldaro, nel lago Maggiore, nel lago di Garda. Per non parlare del mare. Ricordavamo spesso la bella nuotata che abbiamo fatto a Fano a settembre del 2012. Mi raccontavi che ti eri buttata perfino nel Rio delle Amazzoni. L’acqua per te era vita, bellezza, movimento». Sono le parole scritte di getto da Francesco Comina, giornalista e scrittore, amico della filosofa che ha denunciato i totalitarismi del Novecento e ogni forma di dittatura. L’amico di sempre che proprio in questi giorni ha dato alle stampe  un libro sull’amore scritto insieme a Genny Losurdo, Il demone dell’amore – La grande filosofa al cospetto di un sentimento che infiamma (Gabrielli Editori), con un testo inedito della Heller in ricordo di Anna Frank: il saggio si focalizza sull’amore da un punto di vista storico-filosofico e sulla sua natura come fondamento assoluto delle dinamiche umane, nonché vero motore della nostra storia. Probabilmente una delle ultime e preziosissime testimonianze della pensatrice  che ha vissuto, tra l’altro, anche l’esperienza drammatica del ghetto di Budapest.

«Ágnes non era religiosa ma provava un amore stupefacente per la vita nonostante fosse stata perseguitata prima dal regime di Horthy e poi dallo stalinismo. Senza contare il resto dei suoi familiari che finì vittima della Shoah – ricorda con grande commozione Anna Sikos, presidente AMATA (Amici del Museo d’Arte di Tel Aviv) e amica storica della filosofa allieva di György Lukács –.  Non dimenticherò mai il giorno in cui andammo a prendere insieme un caffè a Budapest. Ero devastata dalla morte di mia madre, sopravvissuta ad Auschwitz con un trauma profondo che aveva sempre tenuto nascosto dentro di sè. “Devi combattere anche tu –, mi esortò Ágnes con quel suo sguardo vivacissimo e arguto – non devi affliggerti, devi fare come tua madre, devi essere forte, come lei. Lei è sempre con te. Lei c’è” ».

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