Lo scrittore Yehoshua kenaz

Addio allo scrittore israeliano Yehoshua Kenaz. Aveva 83 anni. “I suoi amici erano i libri”

di Michael Soncin
Se n’è andato oggi Yehoshua Kenaz, il cui vero nome era Yehoshua Glass. La Repubblica riporta che il motivo della morte di Kenaz è dovuto a complicazioni legate al Covid-19.

Considerato tra i più importanti romanzieri di Israele, alla professione di scrittore si aggiungeva quella di traduttore, linguista, editore e sceneggiatore. Ha studiato filosofia e lingue romanze all’Università Ebraica di Gerusalemme e letteratura francese alla Sorbona. Classe 1937, nativo di Peta Tikva, durante la sua esistenza ha vissuto per diversi anni alternando sei mesi a Tel Aviv e  sei a Parigi. Dal francese ha tradotto in ebraico i libri del premio Nobel per la letteratura Patrick Modiano, i romanzi del giallista Georges Simenon, classici indiscussi come Il Rosso e Nero di Stendhal, scrittori come Balzac e Flaubert.

Non temere e non sperare è considerato all’unanimità il suo capolavoro, entrato a far parte del mosaico che lo annovera tra i dieci romanzi più importanti della letteratura israeliana dalla fondazione dello Stato Ebraico. Pubblicato in Israele nel 1986, è uscito in Italia verso la fine del 2013, tradotto da Shulim Vogelmann, editore di Giuntina, e da Rosanella Volponi. Un testo che narra le vicende di un gruppo di giovani soldati affetti da lievi problemi fisici, durante il periodo di addestramento; ed il contesto è quello dell’Israele del 1955, fresca di rinascita.

«Non temere e non sperare è un grandioso affresco della nazione che nasce, con tutte le sue contraddizioni, le diversità non amalgamate e le speranze condivise. I cuori dei giovani soldati battono per i timori e le aspettative per il futuro del proprio paese ma, prima ancora, palpitano per i sogni, le incertezze, le paure, le passioni di ogni ragazzo che sta per diventare uomo», si legge dalla pagina di Giuntina. Da questo romanzo è stato realizzato un lungometraggio prodotto dal regista Dover Kosashvili.

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Il suo operato l’ha portato a vincere durante gli anni Novanta numerosi riconoscimenti, come – citandone solo alcuni – il premio Alterman del 1991 e il premio Newman nel 1992. Leggendo Voci di muto amore, il lettore avrà a che fare con una smemorata, un pittore e un pazzo, un affresco delle più svariate personalità in una casa di riposo nei pressi di Tel Aviv. Cantare in coro è una piacevole raccolta di dieci racconti, da gustare poco alla volta, tradotta da Elena Loewenthal. In Momento musicale vediamo un giovane scoprire il duro mondo degli adulti, cosa non sempre facile, come le scelte che il protagonista dovrà compiere.

Nella veste di editorialista ha lavorato per il quotidiano israeliano Haaretz. Mosse i primi passi con la rivista trimestrale Keshet dove pubblicò i primi racconti sotto lo pseudonimo di  Othniel Avi.

I suoi amici erano i libri

«Persona – scrive la casa editrice Giuntina – generosa ed estremamente riservata. Aveva una dote rara: saper gratificare gli altri, con entusiasmo e affetto. Ma la sua estrema sensibilità, la stessa che lo ha reso un grande scrittore, gli impediva di frequentare troppo le persone, timoroso di incontrare anche il male che spesso si annida nell’uomo. E così, i suoi amici erano i libri, quelli degli altri e i suoi che scriveva con dedizione e coerenza assolute, e una volta scritti lasciava ai lettori senza nemmeno accompagnarli fuori dal suo appartamento dove si rintanava circondato dal suo vero e unico amore: la letteratura».

(Fonte foto: www.lundici.it)

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