Lorenza Mazzetti

Addio alla scrittrice e regista Lorenza Mazzetti, superstite della strage degli Einstein

di Ilaria Ester Ramazzotti
Nella sua vita traboccante di esperienze è stata scrittrice, regista e pittrice. Ma “non sono una scrittrice, ho scritto dei libri. Non sono una pittrice, ho dipinto dei quadri. Non sono una regista, ho diretto dei film”, amava dire di sé l’artista poliedrica Lorenza Mazzetti, scomparsa lo scorso 4 gennaio a 92 anni. Nata a Firenze nel 1927, sopravvisse nel 1944 all’eccidio della famiglia perpetrato dai nazisti a Focardo di Rignano sull’Arno.

Di quella drammatica esperienza riuscì a parlare nel suo romanzo autobiografico “Il cielo cade”, che vinse il premio “Viareggio opera prima” nel 1961. Ma non era la prima famiglia che Lorenza Mazzetti perse, quel 3 agosto del 1944. Quel tragico giorno furono uccise le cugine Annamaria e Luce insieme alla zia Cesarina Mazzetti, che con il marito Robert Einstein, cugino dello scienziato Albert Einstein, aveva adottato lei e la sorella gemella Paola dopo che erano rimaste orfane. Lorenza non smise mai, nel corso della sua vita, di ricercare i responsabili di quella strage di cui fu testimone.

Si trattò di un attacco contro lo zio Robert Einstein, ebreo tedesco e primo cugino del grande fisico Albert, a lui legato per aver trascorso insieme l’infanzia. Ma si trattò anche di una vendetta trasversale contro lo stesso Albert Einstein, rifugiatosi in quegli anni in America e attivo anti-nazista. L’ingegner Robert Einstein, che sfuggì all’uccisione in quanto si trovava nascosto fra i boschi, si suicidò in seguito non reggendo al dolore per la tragica perdita della moglie e delle figlie, colpevoli di portare il suo cognome. Lorenza e Paola Manzetti, insieme a un’altra cugina che portava un altro nome, furono risparmiate ma assistettero ai fatti.

Di “Il cielo cade”, nel 2000 è stato prodotto un film, interpretato da Isabella Rossellini, che vinse il Giffoni Film Festival. Il cinema è stato una delle grandi passioni di Lorenza Mazzetti, che negli anni Cinquanta si era trasferita a Londra, dove lavorava come cameriera e dove frequentava la Slade School of Fine Art. Insieme a Lindsay Anderson, Tony Richardson, Karel Reisz, nella capitale inglese ha scritto e firmato nel 1956 il manifesto del Free Cinema, che aveva anticipato con il suo primo film “K”, ispirato a “La Metamorfosi” di Franz Kafka. Successivamente, ha girato la sua seconda pellicola “Together”, che ha ottenuto un riconoscimento al Festival di Cannes del 1956.

Fra i suoi libri, ricordiamo “Con rabbia” del 1963, “Uccidi il padre e la madre” del 1969 e “Diario londinese” del 2014, mentre fra le sue mostre “Album di famiglia” e “A proposito del Free Cinema”, che raccontano l’episodio tragico che ha segnato la sua biografia e la sua esperienza nel cinema inglese degli anni ’50 e ’60.

È stata sepolta con rito valdese lo scorso 7 gennaio al cimitero della Badiuzza a Rignano sull’Arno, accanto ai membri della famiglia Einstein.

 

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