Olanda. Ispettori minacciano multa per i vini di Hebron con l’etichetta “made in Israel”

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di Paolo Castellano

Il 10 luglio gli ispettori olandesi per la sicurezza e il consumo alimentare hanno minacciato di sanzionare i proprietari di un negozio di prodotti israeliani di Amsterdam. L’oggetto della contesa sono le bottiglie di vino di Hebron, sulle cui etichette ci sarebbe la dicitura “prodotto in Israele“, invece di “prodotto in un insediamento israeliano”, come vorrebbe la burocrazia olandese.

Come riporta il giornalista di JTA Cnaan Liphshiz, l’avvertimento degli ispettori si è concretizzato durante un sopralluogo presso l’attività commerciale Israel Products Center, un’azienda importatrice che vende al dettaglio alcuni prodotti made in Israel. Il negozio è gestito da un gruppo cristiano pro-Israele.

I commercianti hanno però dichiarato che durante i controlli non è stato sequestrato nessun prodotto. L’Israel Products Center sostiene inoltre che gli ammonimenti degli addetti ai controlli alimentari non sono corretti.

La disputa si basa su un regolamento approvato nel 2015 dalla Commissione europea che vieta a Israele di etichettare come made in Israel tutti quei prodotti provenienti dagli insediamenti e dai territori occupati. Questo provvedimento in realtà è stato inizialmente concepito per dare informazioni accurate ai consumatori sulla provenienza degli articoli provenienti da territori contesi. Tale regolamento è vincolante, ma l’Europa non ha strumenti per sanzionare i trasgressori. Per quanto riguarda l’atteggiamento dell’Olanda, finora nessun cittadino o azienda olandesi sono stati multati per aver infranto le regole europee sull’etichettatura.

Le dichiarazioni degli ispettori hanno provocato la reazione della comunità ebraica di Amsterdam che, attraverso una dichiarazione del rabbino capo Binyomin Jacobs, ha accusato il governo di utilizzare un doppio standard. «Perché le ispezioni vengono fatte sui prodotti israeliani e non su quelli della Cina, provenienti dai territori occupati del Tibet? Oppure sui prodotti del Marocco che sta occupando il Sahara occidentale, della Turchia (Cipro settentrionale) o della Russia (Crimea)?», ha detto Jacobs.

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