Strage AMIA: l’Argentina torna ad accusare Teheran

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di Davide Cucciati
L’attacco contro la sede dell’AMIA provocò 85 morti e centinaia di feriti, restando il più grave attentato terroristico della storia argentina. Il quadro ricostruito negli anni dalla giustizia del Paese sudamericano attribuisce a Hezbollah l’esecuzione materiale dell’operazione e a Teheran la regia politica e strategica.

Secondo Israel National News del 9 marzo 2026, l’Argentina riapre il dossier AMIA (Asociacion Mutual Israelita Argentina) rilanciando la richiesta di arresto internazionale nei confronti di Ahmad Vahidi proprio mentre quest’ultimo, da anni indicato dalla magistratura di Buenos Aires come uno dei principali sospettati dell’attentato del 18 luglio 1994 contro il centro ebraico della capitale argentina, è stato nominato nuovo capo dei Pasdaran.

L’attacco contro la sede dell’AMIA provocò 85 morti e centinaia di feriti, restando il più grave attentato terroristico della storia argentina. Il quadro ricostruito negli anni dalla giustizia del Paese sudamericano attribuisce a Hezbollah l’esecuzione materiale dell’operazione e a Teheran la regia politica e strategica. In questa direzione si colloca anche la decisione richiamata da Reuters il 12 aprile 2024, quando la più alta corte penale argentina ha stabilito che il regime islamico dell’Iran e Hezbollah furono responsabili della strage, qualificandola come crimine contro l’umanità. Il nome di Vahidi, del resto, non emerge oggi per la prima volta. Come ricordava il Jerusalem Post, contro di lui, nel 2006, era già stata avanzata una richiesta di arresto internazionale per il suo presunto coinvolgimento nella pianificazione dell’attentato, in una fase in cui guidava la Forza Quds, il braccio dei Pasdaran incaricato delle operazioni esterne.

Intanto, la procura speciale che segue il caso prova ad accelerare anche su altri fronti. Il Buenos Aires Herald del 5 marzo 2026 scrive che il procuratore Sebastian Basso ha chiesto l’incriminazione di altri dieci sospettati iraniani e libanesi. La linea di Buenos Aires è ormai chiara: portare il caso verso un processo in absentia, sfruttando il nuovo quadro normativo approvato negli ultimi mesi. Inoltre, il capo dell’unità investigativa AMIA ha rilanciato la richiesta di arresto internazionale nei confronti di Ali Asghar Hejazi, alto funzionario iraniano che avrebbe avuto un ruolo nella struttura decisionale che portò all’attacco, partecipando al comitato interno del regime in cui sarebbero state raccolte le informazioni sull’obiettivo e definito il piano contro l’AMIA.

Sul piano politico, il nuovo impulso dato al caso si lega chiaramente alla presidenza di Javier Milei. Reuters aveva già osservato il 18 luglio 2024 che il presidente argentino aveva promesso di rilanciare la ricerca della verità e delle responsabilità penali sull’attentato, denunciando i lunghi anni di inerzia e opacità che hanno segnato la vicenda. In questo quadro rientra anche il rinnovato interesse per la morte del procuratore Alberto Nisman, trovato senza vita nel 2015 dopo aver accusato l’allora vertice politico argentino di aver coperto il ruolo iraniano.

Buenos Aires prova a trasformare un’accusa storica, rimasta per decenni senza sbocco, in una vera iniziativa giudiziaria e politica. La circostanza che uno dei nomi centrali del dossier, Ahmad Vahidi, sia ora alla guida dei Pasdaran conferisce alla vicenda un peso ulteriore.