di Anna Balestrieri
Durante le trasmissioni di BBC Breakfast, BBC World News e BBC Radio 4, i conduttori hanno utilizzato la stessa formula: “sei milioni di persone uccise dal regime nazista”. Nessun riferimento esplicito agli ebrei. Una frase neutra, apparentemente inclusiva, che però — nel contesto della Shoah — produce l’effetto opposto: cancella la vittima storica, dissolve la responsabilità, svuota il significato stesso della memoria.
Nel Giorno della Memoria 2026, la BBC — il servizio pubblico radiotelevisivo britannico — ha commemorato l’Olocausto senza nominare gli ebrei. Non una volta, ma in almeno tre programmi diversi, come documentato da un video circolato ampiamente sui social e ripreso da diversi media internazionali. Una ripetizione tale da rendere altamente improbabile l’ipotesi dell’errore umano.
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“Sei milioni di persone”
Durante le trasmissioni di BBC Breakfast, BBC World News e BBC Radio 4, i conduttori hanno utilizzato la stessa formula: “sei milioni di persone uccise dal regime nazista”. Nessun riferimento esplicito agli ebrei. Nessuna specificazione. Una frase neutra, apparentemente inclusiva, che però — nel contesto della Shoah — produce l’effetto opposto: cancella la vittima storica, dissolve la responsabilità, svuota il significato stesso della memoria.
Quando la neutralità diventa distorsione
Il problema non è semantico, ma storico e morale. L’Olocausto non è stato un generico massacro di civili durante la Seconda guerra mondiale. È stato il progetto sistematico di sterminio del popolo ebraico. Rimuovere questa specificità significa entrare in quella zona grigia che gli storici definiscono ormai apertamente Holocaust distortion: una forma di negazione soft, elegante, istituzionale.
Tre programmi, lo stesso copione
Secondo quanto emerso, i presentatori — Jon Kay, Martine Croxall e Matthew Amroliwala — avrebbero letto introduzioni pressoché identiche. La ripetizione dello stesso testo in contesti diversi suggerisce una scelta editoriale centrale, non un inciampo individuale. È questo il punto più inquietante della vicenda: non l’errore, ma la sua sistematicità.
Le reazioni: “una forma di negazionismo”
Le critiche non si sono fatte attendere. Lord Pickles, ex inviato speciale del governo britannico per le questioni post-Olocausto, ha parlato di “un esempio inequivocabile di distorsione dell’Olocausto”, definendolo “una forma di negazione”. Karen Pollock, direttrice dell’Holocaust Educational Trust, è stata ancora più netta: “Privare la Shoah della sua specificità ebraica è inaccettabile. Farlo proprio nel Giorno della Memoria è offensivo e doloroso.”
Le scuse della BBC: tardive e insufficienti
Solo dopo la valanga di polemiche l’emittente ha diffuso un comunicato di scuse, definendo l’omissione “hurtful, disrespectful and wrong”, dolorosa, irrispettosa e sbagliata.
Parole corrette, certo. Ma che suonano vuote di fronte a un dato evidente: non si è trattato di una frase infelice, bensì di una narrazione costruita e ripetuta dall’emittente britannica a partire dall’inizio del conflitto con Hamas, con la falsa accusa di bombardamento dell’ospedale Al Shifa a Gaza.
Non è stato un lapsus. Né una svista isolata
Nel clima culturale attuale, la parola “ebrei” sembra diventata scomoda. Nominarli viene percepito come “parziale”, “politico”, “divisivo”. Così, nel tentativo di apparire neutrali, alcuni media finiscono per riscrivere la storia. Ma non esiste memoria senza verità, e non esiste verità se si ha paura dei nomi.
Ricordare la Shoah senza gli ebrei non è universalismo: è rimozione. Non è empatia: è astrazione. Non è inclusione: è cancellazione. Quando la più importante emittente pubblica europea arriva a questo punto, la domanda non è più se sia stato un errore. La domanda è che tipo di memoria si vuole trasmettere alle generazioni future.
Le scuse sono arrivate. Ma il danno resta. Perché dimenticare gli ebrei proprio nel giorno dedicato alla loro distruzione non è solo una mancanza giornalistica. È un segnale culturale. E oggi, più che mai, i segnali contano.



