La politica antisraeliana e filoiraniana di Pedro Sánchez: un’analisi

Mondo

di Nathan Greppi
“La posizione di Sánchez è totalmente dettata dalla politica interna. Egli intende assorbire la base dell’estrema sinistra e capitalizzare sui messaggi contro la guerra per distogliere l’attenzione da altre questioni che stanno affliggendo la sua amministrazione”. Parola di Daniel Lacalle, docente presso la IE Business School di Madrid e consigliere del MEMRI (Middle East Media Research Institute) e opinionista su temi politici ed economici su diversi giornali e programmi televisivi spagnoli e internazionali.
(Fonte foto: giverno spahgnolo. Autore:  Carlos Spottorno de las Morenas)

Se fin dall’inizio della guerra scoppiata dopo il 7 ottobre 2023 il governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez ha dimostrato una forte ostilità nei confronti d’Israele, questa è diventata ancora più evidente negli ultimi tempi. Se già la Spagna appoggiava la causa intentata dal Sudafrica contro Israele all’Aja, successivamente ha anche richiamato l’ambasciatrice spagnola in Israele, Ana Maria Salomon Perez.

Nel frattempo, in Spagna sono aumentati gli episodi di ostilità nei confronti degli ebrei in quanto tali, come dimostra il caso delle turiste israeliane espulse da un museo di Madrid perché indossavano simboli ebraici. In alcuni casi, a soffiare sul fuoco dell’odio sono stati gli stessi esponenti del governo Sánchez, come quando il Ministro dei Trasporti spagnolo Oscar Puente ha attaccato in un tweet dei ragazzi ebrei francesi costretti a scendere dal loro volo all’aeroporto di Valencia.

Ultimo fatto di attualità che si aggiunge a quanto detto: l’Iran ha lanciato, domenica 22 marzo, un missile con sopra l’immagine del premier spagnolo Sanchez e un messaggio in farsi e inglese che dice “ringraziamo il primo ministro spagnolo per aver definito illegale questa guerra. Non è solo illegale, è anche disumana”.

Per capire qual è lo stato dei rapporti tra Madrid e Gerusalemme, abbiamo parlato con l’economista e commentatore politico spagnolo Daniel Lacalle: già candidato in parlamento nel 2019 con il Partito Popolare, è docente presso la IE Business School di Madrid e consigliere del MEMRI (Middle East Media Research Institute). Collabora come opinionista su temi politici ed economici con diversi giornali e programmi televisivi spagnoli e internazionali, e i suoi libri sono stati pubblicati in spagnolo, portoghese, inglese e cinese.

Daniel Lacalle

Sánchez ha ritirato in via permanente l’ambasciatrice spagnola da Israele. A cosa è dovuta questa sua decisione?

Il governo spagnolo sta usando i commenti di alcuni ministri israeliani come pretesto per accusare Israele di insultare la Spagna. Tuttavia, questa è una scusa infantile e ipocrita, poiché esponenti del governo spagnolo non solo hanno usato una retorica estremamente aggressiva nei confronti del governo israeliano, ma l’hanno fatto usando termini come “Stato genocida”, il che è un insulto non solo nei confronti del governo, ma di tutto il popolo israeliano e di Israele come Stato.

Sul fronte mediorientale, Sánchez è anche il leader europeo che ha adottato la posizione più dura contro l’intervento militare israelo-americano in Iran. Da cosa deriva questa sua posizione?

La posizione di Sánchez è totalmente dettata dalla politica interna. Egli intende assorbire la base dell’estrema sinistra e capitalizzare sui messaggi contro la guerra per distogliere l’attenzione da altre questioni che stanno affliggendo la sua amministrazione, tra cui gli scandali di corruzione, la malagestione dei servizi ferroviari e della rete elettrica. Per questo, non si è limitato a decidere di non farsi coinvolgere militarmente come altri paesi europei, ma ha assunto una posizione contro Israele e gli Stati Uniti e a favore dell’Iran.

Nel suo blog, lei ha scritto recentemente che le posizioni di Sánchez sull’Iran sono ipocrite e dettate anche da interessi economici.

Ciò che è ipocrita è l’apparenza di neutralità che cerca di trasmettere, perché in questo conflitto egli non è affatto neutrale. Lui si è sempre schierato con l’Iran in termini di accordi per aggirare le sanzioni americane, e ha anche siglato degli accordi significativi per vendere equipaggiamenti e tecnologie militari all’Iran. Ha mandato ingenti somme di denaro per i cosiddetti aiuti umanitari in aree controllate da gruppi terroristici legati all’Iran, come Hezbollah in Libano e Hamas a Gaza, e lo ha fatto sapendo benissimo che gli aiuti sarebbero stati usati da quei gruppi unicamente per i loro interessi.

Pertanto, lei ritiene che non stia dicendo la verità quando dichiara di non stare né con il regime iraniano né con l’intervento americano?

Quando vediamo lo stesso governo spagnolo che ritira l’ambasciatore da Israele non intraprendere alcuna azione contro l’Iran, nonostante quest’ultimo abbia attaccato tutti i paesi vicini e finanzi il terrorismo, tutto ciò dimostra che quest’aura di neutralità è in realtà un sostegno velato nei confronti del regime iraniano. Lui dice di non stare né con il regime iraniano né con quella che lui definisce una “guerra illegale”, e tuttavia non sta dimostrando in alcun modo di essere contro il regime. Se guardiamo alle relazioni diplomatiche, commerciali e finanziarie, sta dimostrando di stare con l’Iran, senza contare che riprende subito i messaggi e le informazioni che provengono dal regime senza verificare in alcun modo che siano vere.

Il missile inviato dall’Iran con foto di Sanchez e messaggio: “ringraziamo il primo ministro spagnolo per aver definito illegale questa guerra. Non è solo illegale, è anche disumana”.

Anni fa è emerso che Pablo Iglesias, ex-leader del partito di estrema sinistra Podemos, ha collaborato con Hispan TV, emittente statale iraniana in lingua spagnola. Quanto è radicata l’infiltrazione del regime iraniano nell’attuale governo spagnolo?

I legami tra il regime degli Ayatollah e l’estrema sinistra in Spagna risalgono a molti anni fa. Il partito comunista in Spagna ha organizzato molti eventi con figure devote al regime iraniano; il che ovviamente è assai ipocrita, perché l’estrema sinistra parla sempre di femminismo e diritti dei gay e poi difende un regime che giustizia le donne e le persone LGBT. Pertanto, il legame del governo Sánchez con il regime iraniano si lega in parte a Podemos, ma anche ad altri partiti estremisti come Izquierda Unida e Sumar, quest’ultimo con forti legami anche con Hamas e Hezbollah.

Nel partito di Sánchez, il PSOE, come stanno le cose da questo punto di vista?

Il Partito Socialista era fortemente legato anche al regime venezuelano, e i legami tra Venezuela, Cuba e Iran sono assai significativi. Pertanto, in Spagna godono di un forte sostegno da parte dell’attuale amministrazione.

Quanto è condivisa dall’opinione pubblica spagnola la retorica antisraeliana e antioccidentale del governo?

Il sostegno alla retorica antisraeliana e antioccidentale del governo è molto limitato. Non è maggioritario nemmeno all’interno dell’elettorato socialdemocratico che vota PSOE. Lo si è visto all’Eurovision Song Contest, quando il pubblico in Spagna ha votato in massa per la cantante israeliana, per opporsi al trattamento totalmente ingiusto di chi cercava di metterla al bando. Se vai anche nel più piccolo villaggio in Spagna, e chiedi alla gente di scegliere tra l’Iran, Israele o gli Stati Uniti, credo che quasi nessuno risponderebbe di sostenere l’Iran. Ritengo che la gente in Spagna abbia sofferto troppo a lungo a causa del terrorismo dell’ETA per credere alla propaganda prefabbricata secondo la quale l’Iran non è una minaccia.

In una precedente intervista che ci ha rilasciato nel luglio 2024, ha accusato l’attuale governo spagnolo di aver sdoganato l’antisemitismo nel paese. A quasi due anni di distanza, come si è evoluta la situazione?

Purtroppo, si è evoluta negativamente. Oggi, è estremamente inquietante vedere come la televisione statale e i media parlino degli ebrei da una prospettiva estremamente aggressiva. Abbiamo visto casi in cui attacchi antisemiti vengono minimizzati dai media, invece di vedere una tendenza che il governo sta incentivando, mettendo sullo stesso piano ebrei, Israele e sionismo senza distinguere tra un popolo, uno Stato e un’ideologia. Ma ci tengo a rimarcare che, anche se la tendenza è assai preoccupante, non permea la maggioranza degli spagnoli.

Le prossime elezioni in Spagna sono previste per il 2027. Se l’attuale governo venisse sconfitto, quale sarà l’effetto sui rapporti con Israele?

Se il partito di Sánchez dovesse perdere le elezioni e non riuscisse a formare un governo, quello successivo cambierà radicalmente le relazioni con Israele e abbandonerà qualunque sostegno nei confronti di regimi come quello iraniano.

E se invece venisse rieletto Sánchez?

Se dovesse restare al potere, sarebbe ancora più dipendente dai suoi alleati di estrema sinistra, e giocherebbe la carta dell’odio antisraeliano ancor più di quanto stia già facendo oggi.