di Nathan Greppi
“Gli Houthi non hanno mai considerato l’Iran come un’autorità di comando. Lo consideravano un partner ideologico e militare”, ha dichiarato Aviram Bellaishe del Jerusalem Jerusalem Center for Security and Foreign Affairs, a JNS. “Non esiste alcun rapporto di comando e controllo che li obblighi ad aprire un fronte quando Teheran viene attaccata. La loro decisione è frutto di una valutazione del tutto indipendente”.
Dall’inizio della recente guerra che vede Israele e gli Stati Uniti da una parte e l’Iran dall’altra, vi è un attore regionale che nonostante i suoi legami con il regime di Teheran finora si è dimostrato restio nell’intervenire in maniera evidente: gli Houthi, il movimento terroristico sciita che dallo Yemen ha sparato numerosi missili contro Israele a partire dal 7 ottobre 2023.
Le motivazioni degli Houthi
Tra chi ha provato a dare una spiegazione alle ragioni per cui i proxy yemeniti dell’Iran sembrano esitare nel partecipare alla guerra, al contrario degli Hezbollah in Libano, vi è l’opinionista ed esperto di sicurezza e relazioni internazionali Shimon Sherman, che sul sito dell’agenzia di stampa JNS ha scritto: “Negli ultimi anni, gli Houthi si sono affermati come una forza dirompente a livello globale, lanciando una campagna prolungata contro il traffico marittimo commerciale nel Mar Rosso e sparando missili balistici contro il territorio israeliano. Tuttavia, poiché il loro principale partner militare e ideologico, Teheran, si trova ad affrontare minacce esistenziali dirette, il gruppo si è astenuto dall’aprire un importante fronte di rappresaglia”.
“Sebbene il leader supremo degli Houthi, Abdel-Malik al-Houthi, abbia mantenuto un atteggiamento di prontezza, avvertendo pubblicamente gli avversari che le sue forze hanno ‘il dito sul grilletto’, questa retorica è rimasta in gran parte confinata a discorsi televisivi e manifestazioni orchestrate a Sana’a, senza tradursi in azioni militari”, ha affermato Sherman. “Sottolineando questo approccio, il funzionario Houthi di alto rango Mohammad Ali al-Houthi ha recentemente dichiarato: ‘Facciamo appello ai popoli arabi e islamici alla solidarietà morale, umanitaria e islamica con l’Iran’, privilegiando la mobilitazione politica rispetto all’intervento militare”.
Una relazione complicata
Tra le ragioni per cui gli Houthi non sembrano volersi esporre sull’Iran, vi sarebbe il complicato rapporto tra Sana’a e Teheran. Aviram Bellaishe, vicepresidente del Jerusalem Center for Security and Foreign Affairs, sostiene che per comprendere la questione occorre abbandonare l’assunto secondo il quale gli Houthi sarebbero solo una pedina del regime iraniano: “Gli Houthi non hanno mai considerato l’Iran come un’autorità di comando. Lo consideravano un partner ideologico e militare”, ha dichiarato Bellaishe a JNS. “Non esiste alcun rapporto di comando e controllo che li obblighi ad aprire un fronte quando Teheran viene attaccata. La loro decisione è frutto di una valutazione del tutto indipendente”.
Indebolimento militare
Secondo Sherman, la riluttanza degli Houthi ad entrare in guerra al fianco dell’Iran è dettata anche dall’indebolimento della loro forza militare: “Di recente, gli Houthi hanno subito un profondo logoramento delle loro capacità operative. Nel corso del 2025, Israele e gli Stati Uniti hanno lanciato una serie di attacchi contro obiettivi militari Houthi, culminati nei raid aerei israeliani del 28 agosto a Sana’a, che hanno inferto un colpo devastante alla leadership del gruppo, uccidendo almeno 13 alti funzionari, tra cui il Primo Ministro nominato dagli Houthi, Ahmed al-Rahawi, e il capo di stato maggiore Muhammad al-Ghamari”.
Ha aggiunto che il movimento “deve inoltre affrontare gravi limitazioni tecniche. Sebbene gli Houthi abbiano creato una base militare-industriale nazionale in grado di produrre localmente cellule di droni di base e missili balistici a corto raggio, restano ben lontani dalla completa indipendenza. Il gruppo dipende fondamentalmente da Teheran per i missili balistici a medio raggio avanzati e per componenti fondamentali, come i kit di guida elettro-ottica e i propellenti a combustibile solido specializzati”.
Una posizione strategica
Nonostante tutti questi fattori, gli Houthi rimangono una problema considerevole per gli altri paesi della regione. Sherman sostiene che “mantenendo una minaccia latente lungo il Mar Rosso, il gruppo tiene di fatto in ostaggio gli Stati confinanti del Golfo e scoraggia la partecipazione regionale alla più ampia guerra contro l’Iran. […] Con lo Stretto di Hormuz di fatto chiuso alla navigazione internazionale a causa del conflitto in corso, i mercati energetici globali si affidano in larga misura alle rotte di transito terrestri. L’Arabia Saudita sta deviando enormi quantità di petrolio greggio attraverso il suo oleodotto est-ovest, lungo 1200 chilometri, verso il porto di Yanbu sul Mar Rosso. […] Gli Houthi esercitano un’influenza immensa su questa arteria economica vitale”.
Pertanto, anche senza un intervento armato diretto nel conflitto con l’Iran, gli Houthi rimangono comunque una pedina importante nello scacchiere regionale.



