di Nina Deutsch
Settimane di proteste, migliaia di vittime e un giovane arrestato diventato simbolo della resistenza: Erfan Soltani. Il suo nome ha fatto il giro del web, tra appelli disperati e tentativi di salvargli la vita, mentre in Iran il bilancio dei morti resta avvolto nell’incertezza.
Il bilancio delle vittime: numeri incerti, una tragedia crescente
A circa diciotto giorni dall’inizio delle proteste, scoppiate a fine dicembre, il bilancio delle vittime in Iran resta uno dei nodi più drammatici e controversi. Le cifre disponibili variano in modo significativo a seconda delle fonti, riflettendo la difficoltà di raccogliere dati attendibili in un Paese segnato da blackout informativi, arresti di giornalisti e forti restrizioni all’accesso alle informazioni.
Secondo alcune stime diffuse da reti attiviste e rilanciate da media internazionali, il numero dei morti potrebbe superare le 12.000 persone. Si tratta della cifra più alta circolata finora, che include segnalazioni non ancora tutte verificabili in modo indipendente e che viene considerata da molti osservatori come indicativa della portata potenzialmente enorme della repressione, ma non confermata ufficialmente.
Una stima più prudente, ma comunque molto elevata, parla di oltre 3.400 vittime, includendo manifestanti, civili colpiti durante le operazioni di sicurezza e, in alcuni casi, membri delle forze dell’ordine. Questo dato emerge da elaborazioni di organizzazioni per i diritti umani basate su segnalazioni dirette, fonti locali e verifiche incrociate, pur ammettendo margini di incertezza.
Altri gruppi di monitoraggio, come reti di attivisti che operano fuori dall’Iran, indicano un numero compreso tra 2.500 e 2.600 morti, cifra che tiene conto solo dei casi raccolti e documentati attraverso testimonianze, video e dati ospedalieri, in un contesto in cui molte informazioni non riescono a uscire dal Paese.
La stima più cauta arriva infine da organizzazioni internazionali come Iran Human Rights, che parlano di almeno 648 vittime verificate, includendo esclusivamente i casi confermati da più fonti indipendenti. Gli stessi osservatori sottolineano però che questo numero è quasi certamente sottostimato e destinato a crescere man mano che emergono nuove prove.
La forbice tra le diverse cifre racconta non solo l’incertezza statistica, ma anche la gravità di una repressione che si consuma in gran parte lontano dagli occhi del mondo. Un quadro ancora in evoluzione, che rende difficile stabilire un bilancio definitivo, ma che restituisce con chiarezza la dimensione umana della crisi in corso.
Pena di morte e il caso Soltani
Ieri sul web circolavano appelli disperati per salvargli la vita. Come quello di una ragazza che, in un video diventato virale su Instagram, invocava l’aiuto di tutti i media internazionali per impedire l’esecuzione imminente di un giovane manifestante iraniano. Un appello accorato, disperato ma lucido: un ultimo gesto, un tentativo estremo perché la vita di quel ragazzo non fosse travolta dalla giustizialista del regime.
«Potete aiutare a salvare la vita di un giovane manifestante», diceva con voce ferma, spiegando che Erfan Soltani, 26 anni, arrestato durante le proteste a Karaj, era stato indicato come “leader” delle manifestazioni e condannato a morte. Secondo il suo racconto, l’esecuzione sarebbe dovuta avvenire a breve, per impiccagione pubblica. Da qui l’invito pressante a “renderlo famoso”, a ripetere il suo nome ovunque, a taggarlo nei commenti dei grandi media internazionali, perché – spiegava – «il regime agisce nell’oscurità, ma quando i riflettori della comunità internazionale si accendono, esita». Un appello che si chiudeva con una richiesta semplice e potentissima: «Dite il suo nome. Erfan Soltani».
E chissà se questo appello abbia avuto successo. Per ora, però, ci sono comunicazioni ufficiali di fonti giudiziarie iraniane e media internazionali secondo cui Erfan Soltani non è stato condannato a morte. Le autorità hanno chiarito che è accusato di reati come “collusione contro la sicurezza interna” e “propaganda contro il sistema”, reati che non prevedono la pena capitale sotto la legge iraniana.
Secondo la magistratura iraniana, Soltani è detenuto nella prigione centrale di Karaj e se le accuse dovessero essere confermate e un tribunale emettesse una sentenza, la pena prevista sarebbe la reclusione, non la morte. Conclusione: la situazione resta complessa e fonte di informazioni contrastanti, con contesti più ampi di proteste e repressione.
Chi è Erfan Soltani
Erfan Soltani ha 26 anni ed è uno dei tanti volti giovani emersi dalle proteste che hanno attraversato l’Iran nelle ultime settimane. Secondo le indiscrezioni circolate nei giorni successivi al suo arresto, il ragazzo si troverebbe detenuto nel carcere di Qazl-Hisar, a Karaj, a nord-ovest di Teheran, una struttura già nota per ospitare prigionieri politici e condannati in procedimenti controversi.
Attivisti per i diritti umani e osservatori indipendenti hanno denunciato un iter giudiziario segnato da gravi irregolarità. Il caso di Soltani, sostengono, si sarebbe svolto senza il rispetto dei requisiti minimi di equità e giusto processo, con la negazione dell’accesso a un avvocato di fiducia e la compressione di diritti fondamentali fin dalle prime fasi della detenzione.
In questo clima di allarme, nei giorni scorsi erano arrivate anche prese di posizione ufficiali da parte degli Stati Uniti. «Erfan è il primo manifestante a essere condannato a morte, ma non sarà l’ultimo: l’ondata di esecuzioni contro i manifestanti è ufficialmente iniziata», aveva dichiarato il Dipartimento di Stato americano in un messaggio pubblicato sul proprio profilo X, aggiungendo che «il mondo non deve rimanere in silenzio di fronte alle azioni malvagie del regime della Repubblica Islamica». Parole che riflettono il livello di tensione e preoccupazione internazionale che, in quei giorni, circondava la sorte del giovane manifestante e, più in generale, la risposta delle autorità iraniane alle proteste popolari.
Fonti ufficiali sulla vicenda Soltani
Iran – La magistratura: Erfan Soltani non è stato condannato a morte
https://www.nessunotocchicaino.it/notizia/iran-la-magistratura-afferma-che-erfan-soltani-non-%C3%A8-stato-condannato-a-morte-60487781
Iran judiciary says detained protester Erfan Soltani not sentenced to death – Iran International
https://www.iranintl.com/en/202601151859
Iran’s judiciary denies reports about sentencing protester to death – Anadolu Agency
https://www.aa.com.tr/en/middle-east/iran-s-judiciary-denies-reports-about-sentencing-protester-to-death/3800046
Proteste in Iran: bilancio e aggiornamenti – Sky TG24
https://tg24.sky.it/mondo/2026/01/15/iran-proteste-diretta
Iran — Caso Soltani e smentita della condanna a morte – Sky TG24
https://tg24.sky.it/mondo/2026/01/14/iran-erfan-soltani-condanna-morte
Fonti sul bilancio delle vittime
Iran, proteste e aumento del bilancio delle vittime: massacri in tutto il Paese – Euronews
https://it.euronews.com/2026/01/14/iran-aumenta-il-bilancio-delle-vittime-massacri-in-tutto-il-paese-ma-teheran-accusa-i-terr
Proteste in Iran: almeno 3.428 morti secondo l’ong Iran Human Rights – Euronews
https://it.euronews.com/2026/01/14/proteste-in-iran-almeno-3428-morti-secondo-ihr
Iran protest toll jumps to 2,571 — The Business Standard (dati HRANA)
https://www.tbsnews.net/worldbiz/middle-east/iran-protest-death-toll-jumps-2571-1333761
Over 2,500 dead as Iran protests continue: Report — AA News
https://www.aa.com.tr/en/middle-east/over-2-500-dead-as-iran-protests-continue-report/3798761
Iran Human Rights: almeno 648 morti verificate – IranHR.net
https://iranhr.net/en/articles/8527/
Iran Human Rights — oltre 3.400 morti stimati – IranHR.net
https://iranhr.net/en/print/5/8529/



