di Anna Balestrieri
Secondo l’esecutivo, l’indennità avrebbe l’obiettivo di “preservare il potere d’acquisto delle famiglie, controllare l’inflazione e garantire la sicurezza alimentare”. Il contributo, ha precisato la portavoce, sarà erogato per un periodo di quattro mesi. Ma il ministero degli esteri israeliano denuncia lo stipendio dei membri dell’organizzazione terroristica.
La crisi economica e il sussidio governativo
Secondo fonti locali e organizzazioni per i diritti umani, almeno 20 persone avrebbero perso la vita dall’inizio delle manifestazioni, scatenate dal peggioramento delle condizioni economiche e dall’aumento dei prezzi. Le proteste si sono estese a gran parte del Paese, coinvolgendo categorie diverse, tra cui commercianti, operatori finanziari e studenti universitari.
L’annuncio del sussidio è stato dato lunedì in televisione da Fatameh Mohajerani, portavoce del governo iraniano. Secondo l’esecutivo, l’indennità avrebbe l’obiettivo di “preservare il potere d’acquisto delle famiglie, controllare l’inflazione e garantire la sicurezza alimentare”. Il contributo, ha precisato la portavoce, sarà erogato per un periodo di quattro mesi.
Il sussidio non sarà distribuito in contanti, ma accreditato direttamente sui conti dei cittadini sotto forma di credito. Una modalità che, nelle intenzioni delle autorità, dovrebbe consentire un maggiore controllo sull’utilizzo dei fondi e sulla loro distribuzione.
L’annuncio si inserisce in un contesto economico particolarmente critico. L’inflazione in Iran ha raggiunto il 42%, mentre la valuta nazionale, il rial, ha toccato un nuovo minimo storico, arrivando a circa 1,4 milioni di rial per dollaro. Il rapido deterioramento del potere d’acquisto ha contribuito ad alimentare il malcontento popolare.
In un messaggio pubblicato su X da un account ufficiale in lingua persiana, però, il ministero degli Esteri israeliano ha criticato le misure economiche annunciate da Teheran, sostenendo che al sussidio mensile di circa 7 dollari destinato ai cittadini iraniani farebbero da contraltare trasferimenti ben più consistenti a favore di Hezbollah, indicati nella comunicazione israeliana come stipendi fino a 1.800 dollari mensili.
La crescente pressione sociale
Le manifestazioni, iniziate a fine dicembre 2025, si sono diffuse in 22 delle 31 province iraniane, causando interruzioni delle attività commerciali e della vita pubblica. In alcune città, secondo osservatori indipendenti, una parte dei manifestanti avrebbe iniziato a formulare richieste politiche più ampie, arrivando a invocare maggiori libertà e un cambiamento di sistema.
In questo quadro, l’introduzione del sussidio viene interpretata da analisti e commentatori come un tentativo del governo di contenere la pressione sociale, senza tuttavia affrontare in modo strutturale le cause profonde della crisi economica che attraversa il Paese.



