Il Parlamento del Texas

In Texas la legge contro i boicottatori di Israele diventa più morbida. Cresce il dibattito negli Usa

Mondo

di Ilaria Ester Ramazzotti
Negli Stati Uniti, in venticinque degli Stati membri, negli ultimi anni sono entrate in vigore delle leggi che vietano alle aziende di fare affari con i sostenitori del movimento BDS. Vengono così punite le imprese che scelgono di boicottare lo Stato ebraico.

Queste leggi hanno suscitato critiche e alcune azioni legale, in particolare da chi ritiene che violino il primo emendamento della Costituzione americana e che colpiscano soprattutto le piccole imprese e i singoli che lavorano in proprio. Nel 2018, il Kansas ha modificato la legge in questione affinché non si applichi più agli individui o ai piccoli proprietari. I legislatori del Texas stanno a loro volta modificando la legge: alcuni emendamenti sono stati discussi questo mese alla Camera texana, in attesa di passare al Senato. Gli emendamenti esenterebbero dalla legge gli individui e le imprese con un fatturato inferiore ai 100 mila dollari o che impieghino meno di dieci dipendenti a tempo pieno.

Il tema del boicottaggio di Israele è dibattuto anche nelle università statunitensi. Alla sede di Santa Barbara dell’Università della California, una risoluzione “per disinvestire dalle imprese che traggono profitto dalle violazioni dei diritti umani in Israele/Palestina” è stata messa ai voti lo scorso 11 aprile, per la sesta volta in sette anni, senza venire approvata. Ne ha parlato anche il Jerusalem Post.

Secondo il giornale degli studenti Daily Nexus, la stessa Università della California avrebbe investito dei soldi in una delle aziende citate nella risoluzione.

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