Il presidente della Repubblica Austriaca Heinz Fischer

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ha consegnato a Simon Wiesenthal (nella foto) un importante riconoscimento per la sua infaticabile opera di lotta contro i nazisti. Wiesenthal, che compirà quest’anno 97 anni, è diventato l’uomo simbolo che ha braccato per tutto il mondo e per tutta la sua vita i protagonisti della follia nazista.
Nato nel 1908 a Buczacz allora Polonia (oggi è territorio ucraino), Wiesenthal si laureò in architettura, professione che esercitò fino all’invasione nazista della Polonia. Nel settembre 1939 il Paese fu diviso tra Hitler-Stalin e Wiesenthal si trovò a Leopoli, in zona d’influenza sovietica. Con l’operazione Barbarossa del 1941, poi, e l’invasione delle truppe naziste in territorio sovietico, Wiesenthal fu internato in campo di concentramento (ma ne conobbe ben 13), fino a che riuscì a fuggire e a vivere in clandestinità. Ma la sua libertà durò poco: fu rintracciato, torturato e nuovamente internato nel campo di sterminio di Mathausen. Da qui fu liberato il 5 maggio 1945 con l’arrivo delle truppe alleate.
Tornato alla vita civile, iniziò a collaborare nell’immediato dopoguerra con l’OSS per l’acquisizione di documenti utili per il processo di Norimberga. Alla sua conclusione, conscio che molti nazisti erano ancora a piede libero, fondò a Linz, in Austria, il Centro di Documentazione Ebraica con lo scopo di proseguire il lavoro di ricerca di criminali nazisti. Iniziò così un enorme e meticoloso lavoro di ricerca, esaminando quell’enorme massa di documenti della burocrazia del terzo Reich, che si erano salvati dalla distruzione bellica. Nel 1947, in seguito all’avvento della guerra fredda, la sua attività di ricerca si fece sempre più difficile, molti collaboratori lo abbandonarono e così nel 1954 Wiesenthal chiuse l’ufficio di Linz. Spedì però tutta la documentazione fino ad allora raccolta in Israele, all’archivio dello Yad Vashem. Trattenne però un unico falcone, quello che riguardava Adolf Heichmann lo stratega della “soluzione finale”. E ne iniziò la caccia e, dopo un lavoro meticoloso, lo scoprì nel 1959 in Argentina, sotto falso nome (Ricardo Kleber), impiegato in una fabbrica d’auto. Inviò la documentazione allo Stato di Israele e pianificò la cattura di Heichmann (avvenne l’11 maggio 1960) e la conseguente consegna a Israele. Due giorni dopo il presidente Ben Gurion annunciò alla Knesset la cattura del criminale e il processo a suo carico. Anche grazie alla documentazione fornita da Wiesenthal, il 31 maggio 1961 Heichmann fu condannato a morte per impiccagione.
Dopo questa operazione, Wiesenthal riprese il suo lavoro, aprendo un nuovo Centro di Documentazione e ricerca a Vienna. In quel periodo iniziò una seconda importante indagine, legata alla deportazione di Anna Frank e della sua famiglia. Ancora una volta nel 1963 riuscì a individuare in un membro della polizia austriaca, Silberbauer (che poi confesserà), il responsabile diretto dell’arresto.
Simon Wiesenthal nei suoi 60 anni di ricerca ha fatto rintracciare, arrestare, condannare 1100 criminali di guerra nazisti. Gli è rimasto negli anni un unico cruccio, quello di non essere riuscito a trovare il “dottor morte”, Mengele (resti del suo cadavere presunto furono ritrovati in Brasile). Wiesenthal, di cui esiste una ricca pubblicistica, è oggi un mito, un grande vecchio che ha dedicato tutta la sua vita a combattere gli artefici del male assoluto.