di Pietro Baragiola
Israele avrebbe hackerato la vasta rete di telecamere del traffico di Teheran per monitorare gli spostamenti delle guardie del corpo di Khamenei e di altri funzionari iraniani, preparando così il terreno per l’attacco. L’intelligence israeliana avrebbe ottenuto accesso alla rete anni fa, individuando in particolare una telecamera posizionata in modo strategico: il suo obiettivo inquadrava l’area in cui i membri della sicurezza personale di Khamenei erano soliti parcheggiare le proprie auto.
Una complessa operazione di intelligence fatta di hackeraggi, algoritmi e intercettazioni: è questo che ha portato all’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei, la mattina di sabato 28 febbraio in un raid che ha aperto ufficialmente il conflitto diretto tra Israele, Stati Uniti e Iran.
Secondo le fonti ufficiali del Financial Times e del New York Times, prima di mettere in atto l’operazione Israele avrebbe osservato Teheran per diversi anni attraverso le stesse telecamere utilizzate dal regime per controllare dissidenti e oppositori.
“È stato un lavoro silenzioso, tecnologico e capillare, capace di trasformare la sorveglianza urbana in un’arma strategica” afferma il rapporto pubblicato sul Financial Times. “Ma l’hackeraggio è solo una delle mosse che abbiamo attuato.”
L’hackeraggio delle telecamere
Come scritto nel rapporto, Israele avrebbe hackerato la vasta rete di telecamere del traffico di Teheran per monitorare gli spostamenti delle guardie del corpo di Khamenei e di altri funzionari iraniani, preparando così il terreno per l’attacco.
Le telecamere cittadine sarebbero state “cooptate” dal Mossad e l’intelligence israeliana avrebbe ottenuto accesso alla rete anni fa, individuando in particolare una telecamera posizionata in modo strategico: il suo obiettivo inquadrava l’area in cui i membri della sicurezza personale di Khamenei erano soliti parcheggiare le proprie auto.
Attraverso questo occhio elettronico, Israele ha potuto costruire dossier dettagliati sulle guardie: indirizzi di casa, turni di lavoro, incarichi di protezione. Una mappatura meticolosa, culminata il giorno dell’attacco con l’interruzione delle comunicazioni cellulari in Pasteur Street, nel cuore della capitale iraniana, dove Khamenei è stato colpito. In quel momento chiunque avesse tentato di contattare le guardie per lanciare un allarme si sarebbe trovato davanti a linee mute o occupate.
“Conoscevamo Teheran come conosciamo Gerusalemme” ha dichiarato un funzionario dell’intelligence israeliana nella sua intervista rilasciata al Financial Times. “E quando conosci un luogo come la strada in cui sei cresciuto, noti anche il più piccolo dettaglio fuori posto.”
Le intercettazioni dell’Unità 8200

Dietro l’operazione non c’è stata solo la tradizionale attività di spionaggio umano ma un massiccio impiego di strumenti di intelligenza artificiale e algoritmi sviluppati da Israele.
Il grosso del lavoro di analisi è stato condotto dall’Unità 8200 dell’IDF, specializzata in cyber intelligence e intercettazioni, che si è occupata dell’operazione di data mining che, a sua volta, ha consentito di localizzare con precisione i movimenti di Khamenei.
“La tempistica è stata determinata da uno straordinario colpo di intelligence” ha scritto il New York Times, affermando che è stata la CIA ad apprendere che il leader iraniano si sarebbe trovato sabato mattina nel proprio compound insieme ad alti dirigenti civili e militari.
Gli Stati Uniti e Israele avevano inizialmente pianificato l’avvio della guerra contro l’Iran nella notte tra venerdì e sabato, sfruttando l’oscurità per colpire la capitale, ma questa informazione ha cambiato i piani all’ultimo momento. Una volta condivisa la notizia con Israele, i leader dei due Paesi hanno infatti optato per un audace attacco in pieno giorno.
Khamenei, alla guida della Repubblica Islamica dal 1989, è stato ucciso nelle prime ore di sabato in un raid aereo e, secondo quanto riportato dal New York Times, il presidente americano Donald Trump ha dato l’ordine ufficiale mentre era in volo verso Corpus Christi, dove avrebbe dovuto tenere un discorso sull’energia.
Nelle ultime ore Teheran ha annunciato che convocherà l’Assemblea degli Esperti per nominare un successore di Khamenei, ma intanto l’operazione che ha portato alla morte del dittatore segna un salto di qualità nella guerra dell’intelligence: non solo missili e droni, ma telecamere urbane, algoritmi e linee telefoniche silenziate. Un conflitto combattuto anche nei circuiti elettronici di una città che, a quanto pare, era stata studiata nei minimi dettagli prima di essere colpita.



