Foto in alto: Ran Gvili (Fonte Instagram: Bring Them Home Now)
di Anna Balestrieri
Il passaggio più delicato della seconda fase è la smilitarizzazione di Hamas e delle altre organizzazioni armate. In seguito alla tregua è aumentato sensibilmente il flusso di aiuti umanitari diretti alla popolazione civile. Resta centrale per Israele il recupero del corpo dell’ultimo ostaggio israeliano non ancora restituito, il sergente Ran Gvili.
Washington guarda con fiducia all’avvio della seconda fase del piano di pace per Gaza promosso dal presidente Donald Trump, nonostante le difficoltà legate al disarmo di Hamas e alla fragile situazione sul terreno. L’annuncio è arrivato dopo un briefing riservato, di alti funzionari statunitensi, tenutosi poche ore dopo la dichiarazione formale del passaggio dalla tregua a una fase di governance transitoria e di ricostruzione.
Un vuoto di potere che apre una nuova fase
Secondo i funzionari americani, per la prima volta da molto tempo Gaza non è governata né da Hamas né dall’Autorità Palestinese, una condizione ritenuta potenzialmente favorevole all’avvio di un nuovo assetto politico. In questo quadro si colloca l’iniziativa egiziana di istituire un Comitato palestinese tecnocratico di transizione, incaricato della gestione amministrativa quotidiana della Striscia.
Il comitato, composto da figure non partitiche, rappresenta uno degli strumenti centrali della seconda fase del piano statunitense, subentrata alla fase uno avviata con il cessate il fuoco del 9 ottobre.
I risultati della tregua: ostaggi, ritiro e aiuti
Dall’entrata in vigore della tregua, le operazioni militari israeliane si sono in larga parte fermate, con il ritiro dell’IDF su una nuova linea di demarcazione. Tutti gli ostaggi israeliani vivi sono stati rilasciati, insieme alla quasi totalità dei corpi di quelli uccisi, mentre è aumentato sensibilmente il flusso di aiuti umanitari diretti alla popolazione civile.
Secondo i dati forniti da Washington, oltre 53 mila camion di aiuti sono entrati nella Striscia, contribuendo ad attenuare una crisi umanitaria aggravata dalle condizioni invernali.
Il nodo del disarmo di Hamas
Il passaggio più delicato della seconda fase resta la smilitarizzazione di Hamas e delle altre organizzazioni armate. Nonostante lo scetticismo espresso in particolare da Israele, i funzionari statunitensi sostengono che, attraverso mediatori regionali, Hamas avrebbe “indicato una possibile disponibilità” a rinunciare progressivamente alle armi pesanti, come razzi e lanciamissili.
Il processo, secondo Washington, sarebbe graduale e accompagnato da meccanismi di amnistia e da programmi di riacquisto delle armi leggere, pur senza che vi sia ancora un accordo definitivo sui dettagli.
Il Board of Peace e l’architettura internazionale
Parallelamente, gli Stati Uniti stanno completando la costruzione dell’architettura politica internazionale prevista dal piano. Il Board of Peace, presieduto da Trump, avrà un ruolo di supervisione strategica e di legittimazione internazionale del processo, oltre a fungere da piattaforma per la raccolta dei fondi necessari alla ricostruzione.
Un Comitato esecutivo più ristretto, guidato dall’ex inviato Onu Nickolay Mladenov e con la partecipazione di figure internazionali di primo piano, seguirà invece da vicino il lavoro del governo tecnocratico palestinese.
Sicurezza e forza di stabilizzazione
Sul piano della sicurezza, il piano prevede la creazione di una Forza internazionale di stabilizzazione, con un mandato limitato e focalizzato sul supporto alle forze di polizia palestinesi e sulla protezione degli aiuti umanitari. Washington ha ridimensionato le ambizioni iniziali, puntando su un ruolo meno operativo e più di supporto.
I dettagli sulla composizione della forza e sui Paesi partecipanti dovrebbero essere resi noti nelle prossime settimane.
Il caso Ran Gvili e l’avanzamento della fase due
Resta centrale per Israele il recupero del corpo dell’ultimo ostaggio israeliano non ancora restituito, il sergente Ran Gvili. Gli Stati Uniti hanno assicurato che le ricerche proseguiranno attraverso canali dedicati, ma hanno chiarito che l’avanzamento della seconda fase del piano non verrà sospeso, poiché le parti hanno accettato di continuare a operare in parallelo.
Verso Davos, tra diplomazia e ricostruzione
Il primo incontro ufficiale del Board of Peace è previsto a margine del World Economic Forum di Davos, dove potrebbero essere annunciate nuove adesioni internazionali e ulteriori passi sul fronte della ricostruzione.
Secondo l’amministrazione statunitense, l’avvio di una governance tecnocratica palestinese sostenuta dalla comunità internazionale rappresenta il tentativo più strutturato degli ultimi anni di creare un’alternativa stabile a Hamas e di avviare una fase di normalizzazione e sviluppo per Gaza.



