Germania e antisemitismo: l’impatto della propaganda nazista sui giovani dura ancora oggi

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di Roberto Zadik

hitlerjugendLa Germania e l’antisemitismo: la questione è complessa e in questi anni si susseguono approfondimenti e ricerche per capire quale sia la reale situazione a 70 anni dalla fine della Shoah.

Secondo uno studio recente, durante i cupi anni del nazismo, la propaganda antisemita del regime hitleriano lasciò segni profondi nella mente dei giovani studenti dell’epoca. Il sito Ynet riporta un’interessante indagine secondo la quale pregiudizi anti-ebraici di quel tempo siano rimasti impressi nell’animo di molte persone che frequentarono le scuole al tempo di Hitler e anche in diverse persone nate dopo quel periodo. Un gruppo di ricercatori svizzeri e americani ha, infatti, condotto una ricerca nel 1996 e nel 2006 chiedendo a un ampio raggio di intervistati cosa ne pensassero degli ebrei. Per l’occasione sono state interpellate circa 5mila e 300 persone provenienti da 264 città e paesini tedeschi, e questi sondaggi hanno permesso agli studiosi di analizzare le differenze nelle risposte fornite dagli intervistati, suddivisi per età, sesso e luogo.

I messaggi più violentemente antisemiti sono stati espressi dalle persone nate negli anni ’30 che hanno conservato opinioni antiebraiche anche molti anni dopo la fine del nazismo. A questo proposito, uno degli autori di questa indagine, il professor Hans Joachim Voth dell’Università di Zurigo  ha sottolineato che “purtroppo non solo la propaganda scolastica nazista ha funzionato ma se le persone sottostanno a un regime autoritario durante i loro anni formativi, questo influirà pesantemente sulle loro menti. Il dato più sconvolgente è che l’antisemitismo è rimasto anche molti anni dopo”.

Comunque il campione di intervistati che veniva “bombardato” dalla propaganda nazista non si è mostrato unitario al suo interno, ma ha presentato marcate differenze. Questo dipende dal livello di antisemitismo che c’era nelle scuole e nelle varie aree della Germania prima dell’avvento del nazismo. Per questo motivo, i ricercatori hanno confrontato il loro studio con i dati di una precedente ricerca che risaliva alla fine dell’Ottocento, intorno al 1890. Nel confronto è emerso che nei territori in cui i partiti antisemiti erano più forti anche a quell’epoca furono quelli che più prontamente aderirono alla propaganda nazista negli anni ’30.

Lo studio è stato definito “assolutamente plausibile” da Benjamin Ortemeyer, direttore del Centro di Ricerca sull’educazione nazista all’Università “Goethe” di Francoforte. “Il significato di questo tipo di propaganda non è mai stato approfondito” ha proseguito Ortmeyer che non è stato coinvolto nella ricerca. “Invece essa ha un’importanza decisiva. In confronto ai brutali massacri di massa compiuti dai nazisti, quest’area di reati che comprende il lavaggio del cervello operato dal regime è stata tremendamente ignorata”.  Una delle ragioni di questo silenzio, ha specificato Ortemeyer, “è stata la difficoltà che hanno le vecchie generazioni di tedeschi nel raccontare le loro esperienze durante il periodo nazista. Mentre i sopravvissuti ebrei alla Shoah testimoniano con sofferente lucidità quello che hanno sofferto da parte dei loro compagni di scuola, i tedeschi non ebrei descrivono il loro periodo scolastico, come pacifico e divertente”. Nel suo intervento, Ortmeyer ha insistito sul fatto che “gli educatori nazisti estesero la propaganda a ogni materia scolastica, perfino alle attività extra curricolari, suggerendo di inserire in un registro, i nomi degli studenti ebrei che si convertirono al cristianesimo. Questi elenchi vennero, poi, utilizzati per redigere le liste dei deportati ebrei da mandare nei campi di concentramento, rendendo gli studenti complici inconsapevoli della Shoah.

Fra di loro c’erano comunque anche delle eccezioni e gruppi giovanili come “la Rosa bianca” a Monaco e “I pirati Edelweiss” a Cologna, che si opposero coraggiosamente alla dilagante propaganda nazista. “Questi sono importanti esempi per i nostri giovani di oggi” ha detto Ortmeyer. Altri dati interessanti sono emersi in questo studio. Ad esempio che i tedeschi nati negli anni ’20 nutrirono opinione solo un po’ più antisemita di quelli nati negli anni ’40, peccato che il primo gruppo di persone frequentò le scuole durante il nazismo mentre il secondo no. Gli autori della ricerca suggeriscono comunque che i più entusiasti sostenitori del nazismo non sopravvissero al nazismo, morendo in quelli anni. “Non possiamo dimostrarlo” ha detto il professor Voth, ” ma tanti di questi si iscrissero nei corpi delle Waffen SS e molti di loro morirono”.

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