di Davide Cucciati
Hamas accetterebbe di disarmare e di consegnare le mappe dettagliate dell’infrastruttura sotterranea, ottenendo in cambio “legittimazione internazionale” come forza politica. La stessa fonte sostiene che l’intesa includerebbe anche la possibilità, per componenti della leadership politica e militare che lo desiderino, di lasciare Gaza, con un impegno americano perché Israele non li colpisca in futuro. Mentre si parla di integrazione di alcuni ex funzionari nella nuova amministrazione.
Secondo un report rilanciato il 22 gennaio 2026 da YnetNews, tra Hamas e l’amministrazione statunitense sarebbero maturate “intese” che prevedono un passaggio cruciale: la consegna delle armi e la fornitura di mappe della rete di tunnel di Gaza in cambio di una legittimazione politica del movimento come soggetto ammesso nel futuro assetto della Striscia.
Hamas accetterebbe di disarmare e di consegnare le mappe dettagliate dell’infrastruttura sotterranea, ottenendo in cambio “legittimazione internazionale” come forza politica. La stessa fonte sostiene che l’intesa includerebbe anche la possibilità, per componenti della leadership politica e militare che lo desiderino, di lasciare Gaza, con un impegno americano perché Israele non li colpisca in futuro.
Un ulteriore elemento, politicamente sensibile, riguarda l’eventuale integrazione di alcuni ex funzionari di sicurezza e amministrativi di Hamas, in particolare agenti di polizia e figure civili che in passato hanno gestito la quotidianità della Striscia, dentro una nuova amministrazione per Gaza, a condizione di un vaglio di sicurezza congiunto israeliano e statunitense.
Le reazioni
Washington avrebbe edotto i mediatori relativamente alle riserve di Israele su parti dell’impianto. La stessa fonte aggiunge che l’Autorità Palestinese non avrebbe obiezioni di principio. Al momento non risultano commenti ufficiali di Israele, Stati Uniti o Hamas sul contenuto del report.
La posta in gioco per Israele e per il dopo guerra
Se l’ipotesi di un Hamas quale “partito disarmato” entrasse davvero in un negoziato formale, Israele accetterebbe un compromesso che chiude la fase militare e che lascia un residuo di legittimità politica a chi ha guidato l’attacco del 7 ottobre rendendo sempre più fondate le previsioni avanzate da Fadwa Barghouti (moglie di Marwan Barghouti) che, poche settimane dopo il pogrom del Nova Festival, disse “Hamas non è solo un movimento politico e militare: è un’idea. Di azione. Perché la Storia dei movimenti di liberazione insegna che senza lotta armata, i negoziati non arrivano da nessuna parte”.



