Copenaghen: attacco armato in un bar e spari alla Sinagoga. 2 morti e 5 feriti

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di Ilaria Myr

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Il sospetto responsabile dei due attacchi a Copenhagen, rimasto ucciso negli scontri con la polizia

Terrore a Copenaghen, la capitale della Danimarca, teatro prima di un attacco armato in caffè-centro culturale dove era in corso un dibattito sulla libertà di espressione, e poi, nella notte, di un attacco alla sinagoga. Il bilancio è di 2 morti e 5 feriti.

L’attacco al caffè Krudttoenden
Nel pomeriggio è avvenuto qualche ora dopo l’attacco armato al bar/centro culturale Krudttoenden, dove era in corso un dibattito sulla blasfemia e la libertà di parola («Arte, blasfemia e libertà d’espressione») in ricordo della strage al giornale satirico Charlie Hebdo di inizio gennaio, e che vedeva tra gli inviati l’artista svedese Lars Vilks, il quale vive da anni sotto scorta per le minacce di estremisti islamici in seguito alla pubblicazione di alcune sue vignette satiriche su Maometto. Un uomo è entrato nel locale e ha sparato all’impazzata causando una vittima civile e tre feriti tra le forze dell’ordine.

Lo stesso Vilks si era detto convinto di essere l’obiettivo dell’attacco. «Quale altro motivo poteva avere?», ha dichiarato facendo riferimento al gesto dell’attentatore secondo lui «ispirato» dalla strage di Parigi. Nel bar era presente anche l’ambasciatore di Francia, François Zimeray, intervenuto per portare il saluto del suo Paese, teatro degli attentati di gennaio.

L’attentato alla sinagoga
Poche ore dopo, verso mezzanotte, l’attacco alla Sinagoga della capitale, in cui rimane ucciso un uomo, e feriti due poliziotti. L’uomo si chiamava Dan Uzan e aveva 38 anni, era un membro della comunità che prestava il servizio di sicurezza davanti alla Sinagoga, dove erano in corso dei festeggiamenti per un Bat Mizvà, ed avrebbe bloccato l’attentatore. “Non oso pensare cosa sarebbe accaduto se l’attentatore fosse entrato nella sinagoga”, ha dichiarato il presidente della Comunità locale Dan Rosenberg Asmussen a un’emittente televisiva locale.

Lo stesso Corriere.it dedica un articolo a Uzan, che avrebbe messo in salvo le 80 persone che si trovavano nella sinagoga a festeggiare.

La sinagoga di Copenaghen teatro dell'attacco di sabato notte

La sinagoga di Copenaghen teatro dell’attacco di sabato notte

La polizia uccide il killer
Dopo una caccia all’uomo durata tutta la notte e che ha bloccato la città, la polizia ha confermato domenica mattina di avere individuato il colpevole, che negli scontri è rimasto ucciso. A quanto pare, l’uomo avrebbe agito da solo.

Difficile non vedere le somiglianze con gli attentati di Parigi di gennaio: prima l’assalto alla redazione di Charlie Hebdo, dove morirono 12 persone, e poi l’attacco all’Hyper Cacher, dove rimasero uccisi quattro clienti ebrei. Il bersaglio ebraico non manca mai. Ed è la stessa polizia danese a dichiarare esplicitamente che l’attentatore si sarebbe ispirato ai fatti di Parigi.

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Abdel hamid el-Hussein, l’attentatore di Copenaghen

L’attentatore
Intanto emergono dettagli sull’identità dell’attentatore. Si tratterebbe di Omar Abdel Hamid el-Hussein, 22 anni, era nato e cresciuto in Danimarca. Ventidue anni, era stato scarcerato da appena due settimane dopo aver scontato una condanna per aver accoltellato un passeggero su un treno, nel novembre 2013, hanno riferito i media danesi. Cresciuto nel Paese scandinavo, anche se il nome indica origini arabe, era già noto alle forze dell’ordine danesi per violenze, partecipazione a gang criminali e possesso di armi.

Le reazioni
«L’Europa è unita alla Danimarca nel sostegno della libertà di parola e di espressione. L’Europa non sarà intimidita». Così la Commissione europea e l’Alto rappresentante, Federica Mogherini, in una nota hanno condannato l’attacco, esprimendo vicinanza alle vittime e alle loro famiglie. Il presidente francese, François Hollande, ha detto di essere stato informato dell’attacco di Copenaghen e ha confermato in un comunicato che l’ambasciatore Zimeray non è stato colpito. Lo stesso Zimeray in un tweet aveva rassicurato sulle sue condizioni: «Sono vivo, in camera». Hollande ha espresso solidarietà al primo ministro danese Thorning-Schmidt. «Facciamo nostri il dolore e la forza della Danimarca di fronte alla minaccia della violenza e dell’odio», ha aggiunto il premier italiano, Matteo Renzi.

Esplora il significato del termine: La premier danese Helle Thorning-Schmidt depone fiori davanti alla sinagoga di Copenaghen La premier danese Helle Thorning-Schmidt depone fiori davanti alla sinagoga di Copenaghen (foto: Afp)

La premier danese Helle Thorning-Schmidt depone fiori davanti alla sinagoga di Copenaghen (foto: Afp)

E Beniamin Netanyahu ha rinnovato l’appello agli ebrei d’Europa a immigrare in Israele. «Gli ebrei sono uccisi sul suolo europeo solo perché sono ebrei», ha detto il premier ai ministri, nel corso del consueto appuntamento settimanale del governo. «Questa ondata di attentati continuerà. Io dico agli ebrei dell’Europa: Israele è la vostra casa». Il premier ha ricordato che Israele si prepara a un massiccio afflusso di immigrati dall’Europa.

Le dichiarazioni del premier israeliano non sono però piaciute al rabbino capo danese, Rav Yair Melchior, che si è detto irritato. “I danesi ebrei emigrano in Israele perchjé amano Israele, per sionismo. Ma non per terrorismo – ha dichiarato -. Se il modo per getsire il terrorismo è di scappare altrove, allora dovremmo correre tutti su un’isola deserta”.

Gli ebrei in Danimarca
Fra gli ebrei danesi cresce ora la paura. Come ha dichiarato Rabbi Yitzchok Loewenthal del Movimento Chabad nella capitale danese, “gli ebrei ora hanno paura di lasciare le proprie case”.

Come avevamo raccontato in un Bollettino precedente, quella danese è una piccola Comunità ebraica, che conta circa 7000 persone, bene integrata, che solo negli ultimi anni ha subito degli attacchi antisemiti.

Intanto, come riportano i media israeliani, sono attesi nella capitale danese i volontari di ZAKA, l’organizzazione israeliana di salvataggio conosciuta per agire tempestivamente nei luoghi di attacchi terroristici e tragedie. I due rappresentanti dell’organizzazione lavoreranno in collaborazione con le forze locali e assicureranno il funerale ebraico alla vittima della sinagoga.

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