di Pietro Baragiola
I governi dei Paesi occidentali hanno infatti iniziato a riconoscere l’antisemitismo in ambito sanitario come un problema strutturale e non più episodico. Questi casi di discriminazione colpiscono non solo gli adulti ma pazienti di tutte le età, come dimostra il caso di una paziente di 9 anni in Belgio.
Il 15 gennaio l’ospedale José de San Martin di La Plata, nella provincia di Buenos Aires, ha annunciato la sospensione di un medico argentino per aver pubblicato sui propri profili social messaggi antisemiti contenenti espliciti inviti alla violenza.
L’episodio ha riacceso i riflettori su un fenomeno che negli ultimi mesi appare in continua crescita: l’antisemitismo all’interno dei sistemi sanitari occidentali e il pericolo che esso può costituire per i pazienti ebrei.
La sospensione a Buenos Aires
Protagonista della vicenda è il dottor Miqueas Martínez Secchi, medico specializzando in terapia intensiva, che – in una serie di post pubblicati su X – ha inveito contro i suoi pazienti ebrei affermando che “invece della circoncisione, bisognerebbe tagliare loro la carotide e l’arteria principale da parte a parte”.
Il post è stato reso noto dal giornalista e commentatore Dani Lerer che ne ha condiviso diversi screenshot su X prima che il dottor Secchi cancellasse il proprio account. Queste immagini sono state poi rapidamente condivise da altri utenti e finite al centro del dibattito pubblico.
La reazione delle istituzioni non si è fatta di certo attendere: il Ministro della Salute di Buenos Aires, Nicolás Kreplak, ha definito incompatibile con la professione medica “qualsiasi messaggio aggressivo o che dimostri mancanza di rispetto nei confronti della vita umana”. In una nota ufficiale, Kreplak ha annunciato la sospensione immediata del medico e l’avvio di un’indagine amministrativa e giudiziaria, affidata ad una commissione etica, tecnica e professionale che dovrà giudicare se Secchi potrà o meno proseguire il suo percorso formativo.
El @miqveas_ que llama a cortar la yugular de los judíos, y que borró su cuenta, es residente de terapia intensiva del Hospital General José de San Martín de La Plata.
Imagino que ya mismo tomarán cartas en el asunto las autoridades, pero que las redes hagan lo suyo. pic.twitter.com/luCjZbedar
— Dani Lerer (@danilerer) January 12, 2026
L’antisemitismo nel sistema sanitario
Oltre all’Argentina, negli ultimi anni sono stati diversi i Paesi che hanno mostrato un aumento dei casi di discriminazione e odio antisemita all’interno delle proprie strutture sanitarie. Luoghi che, per definizione, dovrebbero essere neutrali e sicuri.
Nei Paesi Bassi una giornalista ebrea ha raccontato di essersi vista negare cure mediche da un’infermiera con indosso una spilla filo-palestinese. Nelle stesse settimane la polizia olandese ha aperto un’indagine su un’altra operatrice sanitaria accusata di aver dichiarato che avrebbe somministrato iniezioni letali ai pazienti israeliani.
Questi casi di discriminazione colpiscono non solo gli adulti, ma pazienti di tutte le età come dimostrano le notizie provenienti dal Belgio, dove un medico è finito sotto accusa per aver indicato “ebraica/israeliana” come una delle patologie presenti nel referto medico di una sua paziente di nove anni.
In Italia non sono mancati i casi controversi: due operatori sanitari sono stati filmati mentre gettavano via farmaci prodotti da un’azienda israeliana, in segno di protesta contro il conflitto a Gaza.
Persino dall’altra parte del mondo, in Australia, due infermieri hanno perso la licenza e rischiano denunce penali per essersi rifiutati di curare i loro pazienti israeliani ed essersi vantati pubblicamente di averne ucciso alcuni.
“Non so quanto mi sentirei tranquilla a partorire in un luogo dove c’è chi è fiero di uccidere pazienti israeliani” ha affermato su X una donna israeliana residente in Australia.
Australian nurses let the mask slip on webcam, saying they deliberately kill Israeli patients who come into hospital
The health chief in New South Wales has since fired them.
How many more of these deranged people are working in hospitals worldwide?
— Ben Leo (@benleo444) February 12, 2025
In questo quadro preoccupante, non mancano tuttavia segnali di reazione da parte delle istituzioni mondiali. I governi dei Paesi occidentali hanno infatti iniziato a riconoscere l’antisemitismo in ambito sanitario come un problema strutturale e non più episodico.
Nel Regno Unito, ad esempio, il Primo Ministro Keir Starmer ha annunciato nuove linee guida e programmi di formazione obbligatoria contro l’odio e la discriminazione nel Servizio Sanitario Nazionale, rafforzando le procedure disciplinari e i codici etici del personale medico. “Ci sono troppi esempi chiari che non vengono affrontati in modo adeguato” ha affermato Starmer, citando l’arresto della dottoressa Rahmeh Aladwan, sospesa per una serie di post in cui celebrava il terrorismo di Hamas.
La sospensione a Buenos Aires del medico argentino e l’apertura di questa indagine formale vanno proprio nella stessa direzione: riaffermare che la tutela della vita, il rispetto della dignità umana e l’imparzialità delle cure restano principi non negoziabili. Un messaggio che dovrebbe essere rispettato specialmente nei luoghi chiamati a curare e proteggere.



