Tanto rumore per nulla: i farmaci israeliani restano sugli scaffali di Monza

Italia

di Nina Deutsch
Il Consiglio di amministrazione, riunito il 12 febbraio, ha deliberato all’unanimità il mantenimento dell’attuale servizio di dispensazione. Tradotto: continueranno a essere disponibili tutti i farmaci presenti nel prontuario farmaceutico nazionale, generici compresi, indipendentemente dal Paese di produzione.

Dopo settimane di polemiche politiche e social, FarmaCom chiude il caso: nessuna esclusione dai banconi delle farmacie comunali, nel rispetto di scienza, coscienza e trasparenza. Decisiva la posizione dei farmacisti: «Prima di tutto i diritti dei pazienti».

Ci sono momenti in cui il dibattito pubblico riesce, finalmente, a rimettere le cose nel giusto ordine. Quando la deontologia professionale e il buon senso prevalgono sulle bandiere ideologiche, il risultato è semplice, lineare e rispettoso dell’intera collettività.

È quello che accade a Monza, dove dopo settimane di polemiche e prese di posizione politiche, a parlare sono stati i fatti – e soprattutto la responsabilità di chi ogni giorno opera nel servizio sanitario. Così, alla fine, il caso si sgonfia sul più prevedibile dei finali: nelle farmacie comunali di Monza non cambierà nulla. L’annunciato boicottaggio dei farmaci israeliani resta lettera morta. Al banco delle farmacie, come prima.

Come riferisce MonzaToday, la mozione approvata dal consiglio comunale nelle scorse settimane – che impegnava sindaco e giunta a invitare FarmaCom, la società partecipata del Comune di Monza, a non acquistare medicinali prodotti da aziende israeliane – non avrà effetti concreti. L’azienda che gestisce le 11 farmacie comunali ha infatti deciso di andare avanti senza deviazioni di rotta.

Una mozione che ha fatto rumore

Il testo, presentato dalla lista civica di maggioranza LabMonza, era passato con i voti della maggioranza e alcune astensioni, tra cui quella del sindaco Paolo Pilotto. L’obiettivo dichiarato era quello di orientare gli approvvigionamenti verso case farmaceutiche «non coinvolte» nel conflitto in corso a Gaza. Una scelta che, però, aveva immediatamente acceso il dibattito pubblico e sollevato critiche, soprattutto sui social.

La risposta di FarmaCom

A spegnere definitivamente la miccia ci ha pensato FarmaCom con una nota ufficiale diffusa sabato 14 febbraio. Il Consiglio di amministrazione, riunito il 12 febbraio, ha deliberato all’unanimità il mantenimento dell’attuale servizio di dispensazione. Tradotto: continueranno a essere disponibili tutti i farmaci presenti nel prontuario farmaceutico nazionale, generici compresi, indipendentemente dal Paese di produzione. «Il Cda di Farma.Co.M. Spa ha deliberato il mantenimento del servizio senza soluzione di continuità rispetto al passato, a prescindere dal Paese di provenienza dei farmaci», si legge nel documento. Una decisione che chiude, di fatto, la porta a qualsiasi ipotesi di boicottaggio.

La posizione dei farmacisti

Determinante, nella scelta dell’azienda, è stata la presa di posizione dei farmacisti dipendenti delle farmacie comunali. In una lettera condivisa anche dal Cda, hanno richiamato i propri doveri professionali e deontologici. «Una scelta come quella prospettata dalla mozione contrasterebbe con i doveri dei farmacisti quali professionisti del Servizio sanitario nazionale», viene spiegato, richiamando l’articolo 32 della Costituzione e la tutela prioritaria del diritto alla salute.

Il principio è chiaro: garantire prima di tutto i diritti dei pazienti, senza condizionamenti di natura politica o geopolitica, rispettando le scelte terapeutiche di ciascun cittadino.

Cosa cambia per i cittadini? Nulla

Per chi entra in farmacia, la risposta è semplice: non cambia nulla. Le farmacie comunali continueranno ad approvvigionarsi come hanno sempre fatto e i clienti manterranno piena libertà di scelta. I farmacisti continueranno a proporre, quando possibile, il farmaco equivalente più adatto, «rispettando le scelte dei pazienti e le loro abitudini terapeutiche», senza favorire o penalizzare alcun prodotto.

Anche sul fronte della trasparenza, FarmaCom ribadisce che non verrà introdotto alcun criterio discriminatorio tra farmaci equivalenti. La disponibilità di un’ampia gamma di medicinali resterà invariata, così come la libertà di approvvigionamento. Dopo il clamore, resta la sostanza: la politica discute, le farmacie continuano a curare. E, almeno per ora, il caso si chiude così.