La svastica gigante comparsa in un campo nell'astigiano

Svastica sulle colline dell’Astigiano: le scuole e associazioni locali si oppongono. “Si sono offese le persone”

Italia

di Redazione
Il 2 giugno era scomparsa una svastica gigante nell’erba della collina di San Damiano, nell’Astigiano: un’azione di un viticoltore della zona, che aveva spiegato il gesto come “uno scherzo”.

Molto critico e indignato il Polo Cittattiva Astigiano Albese, che ha divulgato una lettera sottoscritta da istituti scolastici e associazioni del territorio e intitolata “Preferiamo pensare, ricordare e parlare di tutti coloro che, in prima persona, hanno subito gli effetti di quel simbolo che ha vergato la collina”.

Qui il testo:

Venerdì 31 maggio 2019, tarda serata. Sarà il solito messaggio che augura la buonanotte. Un’ immagine appare all’improvviso. Un fotomontaggio? Impossibile che sia stata scattata da qualcuno, non è reale. Una collina così non può esistere da queste parti. Invece no, è tutto vero: il testo che segue è molto esplicito e dimostra chiaramente che quella è proprio una foto, il luogo potrebbe essere uno qualsiasi di quelli che ci circondano. Un attimo di silenzio: forse è troppo tardi e i pochi neuroni rimasti a fine giornata non funzionano a dovere. Meglio chiedere a qualcuno che quei luoghi conosce meglio ma è troppo tardi e la risposta non arriva. E poi chissà, magari il giorno dopo ci si accorgerà che si è visto e letto male perché, ormai, bisogna metterseli davvero quei multifocali che si consigliano agli altri. Invece, la mattina dopo, la foto e il testo sono ancora al loro posto insieme alle domande di tutti gli altri che si sperava dicessero che è tutto finto. Purtroppo, non è così: un podere è diventato una triste lavagna dove campeggia una svastica. Grazie alle forze dell’ordine, nelle prime ore di sabato 1 giugno, il campo ritorna ad essere un campo: il segno che devastava le nostre ridenti colline, è stato cancellato. Tutto ritorna come prima.

Ma siamo davvero sicuri che sia così? Noi no.

Le indagini spettano alle forze dell’ordine, valutare le conseguenze giudiziarie ai giudici e non ad altri.

Qualcosa, però, deve essere successo se si è arrivati a tutto ciò senza che nessuno se ne accorgesse.

“Goliardata, scherzo, opera di un pazzo, atto di protesta, colline sfregiate, ci sono cose più importanti a cui pensare…” sono queste le parole attribuite a questa vicenda.

Le parole sono importanti non si possono usare una al posto dell’altra perché sono lo strumento cheabbiamo per rappresentare i nostri pensieri. Come ha detto Emanuela a 6 anni: “Pensare è scrivere con la mente”.

Pensare, ricordare, parlare… Per questo, come Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’Albese – I.C. di San Damiano d’Asti, Museo Arti e Mestieri di un Tempo di Cisterna d’Asti, Israt, Associazione Culturale per la Memoria della Resistenza “Franco Casetta”, Carovana italiana per i diritti dei migranti, per la dignità e la giustizia, Unione Inquilini di Cuneo, Circolo Arci Rosa Luxemburg di Cuneo, preferiamo pensare, ricordare e parlare di tutti coloro che, in prima persona, hanno subito gli effetti di quel simbolo che ha vergato la collina.

Sono Andra e Tatiana Bucci, Enrica Jona, Primo Levi, Liliana Segre… Sergio De Simone, Donato e Guido e Massimo Foa, Elena Recalcati, Anna Frank… Però ci sono anche: Angelo Anticoli, Franca Anticoli, Rosella Anticoli, Ennio Astrologo, Anna Bondi, Benedetto Bondi, Elena Bondi, Fiorella Bondi, Giuseppe Bondi, Umberto Bondi, Alberto Calò, Angelo Calò, Armanda Calò, David Calò, Lello Calò, Nella Calò… sono solo pochissimi nomi dei bimbi del Ghetto di Roma portati via nella tragica alba del 16 ottobre 1943: è la prima razzia che si compie sul suolo italiano. Sono più di 200, di circa 230 è stato possibile ricostruire la storia in modo definitivo solo pochissimi anni fa. Di certo, nessuno di loro è mai più ritornato: eliminati il giorno stesso del loro arrivo ad Auschwitz il 23 ottobre 1943.

Il più piccolo è rimasto senza nome, era il figlio di Marcella Perugia, nato il 17 ottobre 1943. Avranno sofferto la fame, la sete… avranno avuto tanta paura, avranno provato immenso dolore a vedersi separati dalle proprie mamme. Le stesse cose che avremmo provato anche noi perché gli occhi che ci guardano dalle foto, l’unica cosa che di loro rimane, potrebbero essere i nostri anche quelli di coloro che, alla conoscenza, preferiscono l’indifferenza.

“Un dolore insopportabile, un peso per i pochissimi che sono tornati, una responsabilità per la collettività, per chi è rimasto in silenzio, non ha capito o ha scelto di voltare lo sguardo. Oltre duecento bambini spariti in pochi giorni, cancellati dalla faccia della terra” scrive lo storico Umberto Gentiloni.

Eppure, in questi giorni, nessuno li ha citati, nessuno li ha ricordati.

Chiediamolo a loro se quel segno è un atto di goliardia, uno scherzo, una bravata…

Un altro simbolo verga una collina vicina: è il cuore che un viticoltore cisternese ha realizzato alcuni mesi fa.

 

Ciascuno può vedere in esso qualcosa che lo riguarda: quel cuore è lì per ciascuno di noi. La stessa cosa, però, dovrebbe accadere con ciò che è stato inciso, con tempo e cura, sull’altra collina perché

tutti lo vedessero altrettanto bene. Ieri, oggi e anche domani sarebbe giusto fermarsi a riflettere perché, anche se ci spaventa, quel segno interroga ciascuno di noi. La collina è tornata come prima, la natura farà il suo corso.

Sono gli uomini a dare il senso alle cose.

Proprio per questo, a sentirsi sfregiato dovrebbe essere il nostro senso di umanità, di civiltà, di empatia… il nostro onore.

Non si sono offesi i luoghi ma le persone, quelle che c’erano allora e che hanno subito ma anche tutte le altre che, come noi, non hanno conosciuto in prima persona quell’orrore.

Ecco, noi questo sentimento di profonda offesa lo proviamo davvero e come ha scritto Stefano Marin nell’immagine che ha realizzato, diciamo ad alta voce: “Io non ci sto…!!!”.

Non bastano le commemorazioni, i 27 gennaio e i 25 aprile “per non dimenticare” … è necessario confrontarsi con la parte più oscura che alberga in ciascuno di noi e che solo la cultura può trasformare in altro. Ma, per far questo, occorrono tempo, fatica, riflessione, volontà di non archiviare come scomodo tutto quello che non ci fa piacere.

Tatiana Bucci nel novembre 2017 ha incontrato più di 500 persone, tra ragazzi e adulti, in alcuni incontri organizzati dal Polo Cittattiva con il Castello di Cisterna, l’Israt e l’Aimc di Asti (documentazione al link http://www.scuolealmuseo.it/blogdidattica/?tag=tatiana-bucci). Tatiana e la sorella Andra sono le più giovani italiane sopravvissute della Baracca dei Gemelli di Mengele ad Auschwitz. Il cuginetto Sergio, invece, venne torturato e ucciso. Informata di quanto accaduto, ha così commentato: ”Resto allibita, in che mondo viviamo! Purtroppo il passato non ci ha insegnato niente. La maggior parte delle persone non sa cos’è una guerra perché non l’ha vissuta! E i nostri politici? Con i tempi che corrono è diventato ancora più importante il nostro “lavoro” di sopravvissuti. Lo considero ormai un dovere. Le ore di storia, poi, non dovrebbero essere abolite ma, semmai, raddoppiate per far capire che, senza coscienza del passato, che futuro possiamo avere?”.

E, allora, troviamo una collina abbastanza grande per ricordare tutti quei nomi, scriviamoli nelle nostre menti e nei nostri cuori ma, soprattutto, assumiamoci ciascuno le nostre responsabilità di donne e uomini che hanno la fortuna di vivere in mondo libero grazie alle sofferenze e al coraggio di molti che ci hanno preceduto.

Pensare, ricordare, parlare…

(CHIUNQUE VOLESSE ANCORA SOTTOSCRIVERE QUESTO DOCUMENTO PUO’ FARLO COMPILANDO AL MODULO A QUESTO LINK, OPPURE CONTATTANDO I RESPONSABILI DEL POLO CITTATTIVA PER L’ASTIGIANO E L’ALBESE AI SEGUENTI RECAPITI: polocittattiva.astigianoalbese@gmail.comINDICANDO NELL’OGGETTO DELLA EMAIL “IO NON CI STO…!!!)

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