Una scritta antisemita a Pomezia

Osservatorio antisemitismo 2019: nell’era del cospirativismo, crescono gli episodi di odio contro gli ebrei

Italia

di Ilaria Ester Ramazzotti
Sono 251 gli episodi di antisemitismo registrati nel 2019 in Italia dall’Osservatorio antisemitismo della Fondazione CDEC, un numero nettamente superiore ai 197 del 2018. Ne parla la Relazione annuale sull’antisemitismo in Italia 2019 dell’Osservatorio, pubblicata lo scorso 2 marzo.

“Va fatta una premessa – ci spiega Stefano Gatti, redattore della Relazione insieme a Micol Guetta e alla responsabile dell’Osservatorio Betti Guetta -. Come struttura siamo adesso più visibili, riceviamo più segnalazioni e anche per questo motivo c’è un maggior numero di episodi antisemiti rilevati nel 2019. Ma questo genere di episodi è in effettivo aumento, perché non riguarda solo l’Italia, ma anche altri Paesi. È un fenomeno globale, anche se i casi vengono registrati in modo diverso. Non c’è un sistema univoco. Noi per esempio facciamo principalmente riferimento all’istituto israeliano Kantor Center, con cui collaboriamo”.

C’è di più. Dai post razzisti pubblicati sui social network, agli atti di diffamazione, agli insulti verbali o scritti sui muri, fino a due aggressioni di tipo fisico, i dati raccolti rimangono sottostimati rispetto alla realtà perché riflettono solo le denunce esplicite e non i casi che restano ignoti o sottovalutati.

In sintesi, questi sono i numeri degli episodi di antisemitismo rilevati e classificati per tipologia dall’Osservatorio.

Vediamone meglio alcuni aspetti e specificazioni. “La crescita di episodi di antisemitismo e l’aumento di attacchi e offese nel web sono collegate a vicende che riguardano direttamente o indirettamente gli ebrei o Israele – si legge nella Relazione -. La seconda metà del 2019 si è caratterizzata per due fenomeni significativi che hanno riguardato i temi dell’antisemitismo e della Memoria della Shoah: una crescita dei fenomeni di intolleranza e di negazionismo, che ha portato il governo a istituire la figura del Coordinatore per la lotta all’antisemitismo, e poi il dibattito politico attorno alla figura della senatrice Liliana Segre”.

Aprendo la prospettiva sul contesto internazionale, il rapporto sottolinea che “il conflitto arabo-israeliano contribuisce ad alimentare malevolenza. La rappresentazione demonizzante di Israele come Stato ‘razzista e di apartheid’ crea antipatia e ostilità verso gli ebrei percepiti come popolo arrogante che ‘si comporta come i nazisti’. Nella retorica filo-palestinese riemergono temi, miti e simboli dell’antigiudaismo: deicidio, accusa del sangue, esclusivismo e odio verso il genere umano. La propaganda antisionista viene ibridata con miti antigiudaici”. A una certa lettura di temi di attualità, quindi, si fondono modelli antisemiti di origine antica e vecchi pregiudizi legati alla religione.

“La caratteristica, il frame dell’antisemitismo del 2019 è il cospirativismo – evidenzia Stefano Gatti -, la credenza che tutto ciò che ci viene detto sia falso, che tutto quello che accade non sia vero, e su cui poi poggiano vari miti dell’antisemitismo, rimodernati e rimodulati su fatti contingenti: abbiamo così per esempio il piano Kalergi, l’invasione in corso, il virus diffuso dall’ebreo avvelenatore, mito che ha radici medievali. Succede che i temi più cupi e tetri dell’antisemitismo vengano riproposti in chiave contemporanea”.

Nella presentazione del lavoro svolto, la relazione dell’Osservatorio non manca di contestualizzare i dati raccolti specificando alcuni aspetti che caratterizzano la società di oggi. La relazione del Censis 2019 parla di “una collettività che ha smarrito il senso dell’investimento sul futuro”. “È sempre in periodi di disordine sociale, politico ed economico che riemerge l’antisemitismo, segnale del malessere di una società, del degrado di forme di convivenza civile e democratica, riflesso di sottocultura e movimenti intolleranti”. In questo contesto sociale “ricompaiono vecchi stereotipi come il mito del potere finanziario degli ebrei o i fantasmi di un complotto mondiale. Poiché il clima sociale e politico rende plausibili certi atteggiamenti, l’ebreo diventa l’elemento sul quale si proiettano le pulsioni contro lo straniero, contro l’immigrato, contro il clandestino. Non importa se gli ebrei di cui siparla siano cittadini italiani, la malevolenza si riaccende sul piano identitario e culturale”.

“Nel contesto di crisi sociale ed economica, la ricerca del capro espiatorio ‘è molto utile’ – prosegue Gatti -. Il cospirativismo dà allora una spiegazione semplice e facile a un fenomeno molto complesso come la crisi. Se qualcuno dice che ci ingannano, che dietro c’è una cospirazione ordita dall’Unione Europea o dalla famiglia Rothschild oppure da George Soros, si dà una spiegazione facile che oggi non è più accettata solo da un ‘sotto-proletario’, ma anche da un senatore come Lannutti. La cosa è trasversale. Ciò che colpisce è proprio che queste argomentazioni non sono più solo di sub-culture, settori marginali o estremisti, ma di raggio più ampio, politici, opinionisti. C’è stato un senatore cinquestellato che per esempio ha usato in un suo intervento i Protocolli dei savi di Sion. C’è stato anche il caso dello chef Rubio. Da strumento della destra radicale o del cattolicesimo tradizionalista, oggi è un fenomeno molto più diffuso, anche perché la spinta al cospirativismo è stata data dalle piattaforme social su internet. C’è poi il linguaggio aggressivo e volgare che è a 360 gradi, è generalizzato. E l’antisemitismo si inserisce in questa aggressività, cosicché ci si permette di dire cose che prima non si dicevano, nei confronti degli ebrei o di altre minoranze”.

“Il web 2.0 ha legittimato una cultura dove razzismo, intolleranza e antisemitismo sono divenuti socialmente accettabili, specie tra i giovani – si specifica nella Relazione -. I post sul web caratterizzati dall’uso di linguaggio antisemita sono decine di migliaia, e i discorsi antisemiti preponderanti sono in ordine di rilevanza collocabili in quattro dimensioni ideologiche: neonazismo/neofascismo, cospirativismo, antisionismo, banalizzazione e irrisione della Shoah”. Anche i 314 siti web con contenuti antisemiti rilevati dall’Osservatorio si possono incasellare in quattro aree, anche se spesso mostrano contenuti trasversali: destra radicale, cospirativismo, antisemitismo e negazionismo.

L’hate speech, puntualizza il rapporto, “è un problema dilagante. Per contrastarlo è stato istituito nel 2010 l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori della Polizia di Stato (OSCAD) che collabora con l’UCEI e l’Osservatorio antisemitismo dedicando grande attenzione all’attività di antisemitismo dedicando grande attenzione all’attività di monitoraggio con l’obiettivo di attivare interventi mirati sul territorio. A partire dal 2014, OSCAD elabora il contributo del dipartimento della Polizia sui crimini d’odio per il Rapporto annuale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa”.

 

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