di Nathan Greppi
recentemente è uscita l’edizione aggiornata di un manuale destinato alle scuole superiori realizzato da Caracciolo e Adriano Roccucci, Oltre gli eventi. Processi storici e scenari geopolitici. Dalla Prima guerra mondiale a oggi, pubblicato dalla Mondadori. Non pochi i paragrafi in cui Israele viene additato come colpevole del fallimento del processo di pace e in cui le reposnabilità dopo il 7 ottobre sono silenziate.
Non si fermano gli episodi di disinformazione antisraeliana veicolati nei libri di testo destinati alle scuole. Dopo il caso del manuale co-curato dallo storico Alessandro Barbero per Zanichelli, si è verificato un nuovo episodio, stavolta riguardante il direttore della rivista Limes Lucio Caracciolo.
Come riporta il sito HaKol del quotidiano Il Riformista, recentemente è uscita l’edizione aggiornata di un manuale destinato alle scuole superiori realizzato da Caracciolo e Adriano Roccucci, Oltre gli eventi. Processi storici e scenari geopolitici. Dalla Prima guerra mondiale a oggi, pubblicato dalla Mondadori. A pag. 778-779, vi è un capitolo intitolato L’evoluzione della questione israelo-palestinese.
Riscrittura della storia
Nella parte dedicata agli anni ’90, si fa passare l’idea secondo cui sarebbe colpa degli israeliani se il processo di pace di Oslo è fallito. Inoltre, si parla della Seconda Intifada senza spiegare come è scoppiata, mentre il partito Fatah viene definito “il partito politico di stampo progressista fondato da Arafat e poi guidato da Abu Mazen”. Silenzio sul fatto che è stato proprio Arafat a far scoppiare l’Intifada, così come sul fatto che nel 2000 ha respinto la proposta di pace di Bill Clinton e dell’allora Primo Ministro israeliano Ehud Barak.
Il libro prosegue dicendo che dopo la Seconda Intifada, Israele ha costruito il “muro di separazione, ufficialmente per motivi di sicurezza”, ma in realtà “in modo da includere numerosi insediamenti ebraici e consolidare dunque l’occupazione del territorio formalmente assegnato ai palestinesi”. Pochi o nessun accenno agli attentati terroristici sventati grazie al muro di separazione, e che nei primi anni 2000 colpivano quotidianamente i civili israeliani.
Anche quando si parla del ritiro unilaterale da Gaza voluto nel 2005 dall’allora premier israeliano Ariel Sharon, si accusa Israele di aver imposto un “rigido blocco” alla Striscia, arrivando persino a prestare il fianco a tesi farneticanti: “Tra le restrizioni vi fu persino la stesura di piani per calcolare il numero minimo di calorie necessarie a garantire alla popolazione una sussistenza”.
Parlando a proposito delle operazioni militari israeliani lanciate nel 2008, 2014 e 2021 in risposta ai missili sparati da Hamas, si insinua che fossero al solo scopo di provocare “migliaia di vittime palestinesi e pesanti distruzioni”. E il fatto che anche Israele viene “colpito dai razzi lanciati da Hamas” viene detto solo verso la fine, arrivando ad invertire i rapporti di causa-effetto.
Il 7 ottobre
Arrivando al 7 ottobre 2023, nel manuale si legge che Hamas ha lanciato un attacco “senza precedenti”. Israele reagisce “subito” con una “massiccia” campagna militare. E in seguito, porta a una “escalation drammatica”, che colpisce “interi quartieri, campi profughi e persino ospedali, università e scuole”. Nessun accenno al fatto che Hamas si è più volte rifiutato di liberare gli ostaggi o di deporre le armi, così come al fatto che il movimento terroristico usi strutture civili per scopi militari.
Pur non accusando esplicitamente Israele di genocidio, il volume parla della denuncia presso la Corte Internazionale di Giustizia: “A gennaio 2024 la Corte ha ordinato misure urgenti per proteggere i civili palestinesi, riconoscendo la gravità della crisi, pur senza ancora pronunciarsi sulla colpa definitiva”. Si parla anche del presunto “regime di apartheid” di Israele, ignorando il fatto che gli arabi con la cittadinanza israeliana hanno sempre avuto il diritto di voto e di essere eletti a cariche pubbliche, cose che i sudafricani neri non potevano fare ai tempi dell’apartheid.



