di R. I.
In occasione del Giorno della Memoria, il Teatro Ghione di Roma ha ospitato Music in Times of Tragedy, un concerto-racconto che ha restituito voce ai compositori ebrei deportati durante la Shoah attraverso l’esecuzione delle loro opere. L’evento, ideato e condotto al pianoforte da Amit Weiner, ha visto esibirsi sul palco Marco Valabrega al violino, Alessandro Melcangi al clarinetto e Adriano Ancarani al violoncello. L’iniziativa è stata organizzata dalla Fondazione Museo della Shoah, dall’Ambasciata di Israele in Italia, dall’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania e dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI), con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Music in Times of Tragedy è un progetto internazionale nato nel 2012 da un’idea di Amit Weiner, in collaborazione con lo Yad Vashem – Museo dell’Olocausto e l’Accademia di Musica e Danza di Gerusalemme, che unisce concerto, narrazione storica e testimonianza emotiva per onorare la memoria dei compositori ebrei assassinati durante l’Olocausto. Attraverso brani composti e interpretati all’interno dei ghetti ebraici e nei campi di concentramento nazisti, il programma racconta la straordinaria determinazione di artisti che, nonostante l’orrore, continuarono a creare musica come atto di resistenza spirituale e umana.
Durante la serata al Teatro Ghione sono state eseguite opere di Mordechai Gebirtig (Our Town is Burning, Hey Tzigelech, Years of Childhood), Erwin Schulhoff (Sonata for Cello and Piano, Second Movement), Aldo Finzi (Pavane for Violin and Piano), Gideon Klein (Lullaby), Ilse Weber (Lullaby) e Hans Krása (la canzone di apertura dell’opera Brundibar), accompagnate dalla lettura di una poesia tratta da Se questo è un uomo di Primo Levi, in un percorso che ha intrecciato musica e parola per restituire dignità artistica a voci ingiustamente spezzate.
Amit Weiner è un compositore e pianista israeliano di fama internazionale, insignito nel 2023 del prestigioso Premio del Primo Ministro d’Israele per i compositori. La sua carriera spazia dalla composizione concertistica alla musica per il cinema, con esibizioni in alcuni dei più importanti palcoscenici mondiali, dalla Carnegie Hall di New York a sale da concerto in Europa, Asia e Giappone. Autore di oltre 40 opere tra musica da camera e sinfonica, dal 2016 ricopre il ruolo di Direttore della Divisione di Composizione Interdisciplinare presso l’Accademia di Musica e Danza di Gerusalemme. Dal 2011 cura con dedizione la produzione annuale del concerto per la Giornata della Memoria dell’Olocausto presso lo Yad Vashem, intitolato Music from the Holocaust, progetto da cui è nato Music in Times of Tragedy, portato in scena in tutto il mondo per restituire voce ai compositori ebrei vittime della Shoah.
Il concerto in memoria della Shoah è stato introdotto da un momento di riflessione collettiva, durante il quale sono intervenuti con parole toccanti l’Ambasciatore di Israele Jonathan Peled, l’Ambasciatore della Repubblica Federale di Germania Thomas Bagger, il Presidente della Fondazione Museo della Shoah Mario Venezia e la Presidente UCEI Noemi Di Segni. Le loro testimonianze hanno restituito con forza il valore della memoria e l’impegno a trasmetterla alle nuove generazioni. Presenti in sala numerose personalità del mondo istituzionale, accademico, culturale e civile, a testimonianza dell’impegno trasversale della società italiana nella difesa della memoria e nei valori della tolleranza e della dignità umana.
Come ha sottolineato il presidente della Fondazione Museo della Shoah Mario Venezia nel suo intervento: «L’impegno della Fondazione si rinnova nel segno di una forte vicinanza istituzionale. In questa occasione, la collaborazione tra le Ambasciate di Israele e di Germania, con il supporto dell’UCEI, consente di offrire al pubblico, nel Giorno della Memoria, una riflessione di ampio respiro affidata al linguaggio universale della musica. La Fondazione ha accolto fin da subito con convinzione questa proposta, lavorando attivamente alla sua realizzazione, nella consapevolezza che solo attraverso una solida rete di presenze istituzionali sia possibile dare pieno compimento alla nostra missione di memoria, educazione e responsabilità civile».
«Ricordare l’Olocausto significa impegnarsi a contrastare l’antisemitismo, il razzismo e l’odio ovunque essi si manifestino. Significa rifiutare l’indifferenza e capire che ciò che inizia colpendo gli ebrei non si ferma agli ebrei. Come Ambasciatore di Israele in Italia, non spetta a me entrare nel dibattito interno relativo all’approvazione di specifiche misure legislative. Tuttavia il fatto che la proposta di legge sull’antisemitismo divida lo scenario politico italiano, invece di unirlo, dovrebbe far riflettere», ha dichiarato L’Ambasciatore di Israele Jonathan Peled.
«Questo giorno, che ricorda lo sterminio sistematico della vita ebraica in Europa per mano tedesca, è per me un giorno di lutto e vergogna. Un giorno che, pur sapendo oggi così tanto su tale crimine contro l’umanità, rimane comunque inconcepibile. È un giorno che ci ricorda anche la nostra responsabilità. Perché anche noi siamo testimoni, del nostro tempo. Testimoni di un tempo in cui emarginazione e antisemitismo si stanno di nuovo diffondendo – in Germania, in Italia e in tutto il mondo. La tutela della vita ebraica e la lotta contro l’antisemitismo sono un obbligo fondamentale per noi tedeschi. Per noi tutti. Non solo in questo giorno, ma ogni giorno, sempre», ha dichiarato l’Ambasciatore di Germania in Italia Thomas Bagger.
«Viviamo un tempo difficile, di sfida esistenziale, come comunità ma anche come paese. La memoria non è solo quanto avvenuto nel passato ma anche quanto si sta ripetendo. Ciascuno di noi può scegliere se rimanere in silenzio e ascoltare queste stridenti e minacciose note di piazze e aule, o se recuperare, nonostante il fragore la capacità di suonare e ascoltare chi ha scelto – attraverso la musica e i canti – di condividere sapere ebraico, di sopravvivere, di interiorizzare le testimonianze musicali di questa sera», ha dichiarato la Presidente UCEI Noemi Di Segni.

Il discorso dell’Ambasciatore di Israele Jonathan Peled, per il Giorno della Memoria
«Prima vennero a prendere gli ebrei, e non dissi nulla perché non ero ebreo.
Poi vennero a prendere i comunisti, e non dissi nulla perché non ero comunista.
Poi vennero a prendere i cattolici, e non dissi nulla perché non ero cattolico.
Alla fine vennero a prendere me, e non c’era più nessuno che potesse parlare per me.»
Martin Niemöller (1892–1984), pastore luterano tedesco
Signora Ministra,
Sua Eccellenza Ambasciatore di Germania in Italia,
Signore e signori, autorità, ospiti illustri, cari amici, Shalom
Oggi, 27 gennaio, non è soltanto una data della storia; è un punto di riferimento morale. Ci ricorda fino a dove può arrivare l’odio quando non viene contrastato e ci richiama alla nostra responsabilità condivisa verso la memoria, la verità e la dignità umana.
Desidero ringraziare i nostri partner per questo significativo evento congiunto: l’Ambasciata di Germania, l’Unione delle Comunità Ebraiche, il Museo della Shoah e tutti coloro che hanno lavorato per rendere possibile questa serata. La vostra collaborazione trasmette un messaggio importante: la memoria è più forte quando è condivisa.
Questa sera ricordiamo l’Olocausto attraverso un linguaggio che parla là dove spesso le parole non bastano: il linguaggio della musica -Music in Times of Tragedy”, creato dal dottor Amit Weiner in collaborazione con Yad Vashem e l’Accademia di Musica e Danza di Gerusalemme.
La musica che ascolteremo questa sera è stata composta in condizioni di crudeltà inimmaginabile, da compositori a cui furono negate la libertà, la dignità e, infine, la vita stessa. Eppure hanno rifiutato di rinunciare alla propria umanità. Hanno scritto musica non perché fosse sicuro farlo, ma perché era necessario.
Ricordarli non riguarda soltanto il passato. Parla direttamente al presente. Oggi, in tutto il mondo — in Europa e anche qui in Italia — assistiamo a una preoccupante e pericolosa crescita dell’antisemitismo. Le comunità ebraiche si trovano nuovamente ad affrontare odio, minacce e violenza, semplicemente per ciò che sono. La memoria della Shoah non è completa se non rafforza la nostra vigilanza di fronte a questa realtà.
Ricordare l’Olocausto significa impegnarsi a contrastare l’antisemitismo, il razzismo e l’odio ovunque e comunque essi si manifestino, anche quando cercano di mascherarsi dietro l’odio antisionista. È necessario comprendere e ricordare che ciò che inizia colpendo gli ebrei, non si ferma agli ebrei soltanto. Come la stessa Presidente del Consiglio ha sottolineato oggi: questo morbo avvelena le nostre società, e va prevenuto e combattuto in ogni sua declinazione.
Come Ambasciatore di Israele in Italia, non spetta a me entrare nel dibattito interno relativo all’approvazione di specifiche misure legislative. Tuttavia, il fatto che la proposta di legge sull’antisemitismo divida lo scenario politico italiano, invece di unirlo, dovrebbe far riflettere.
Per questo desidero ringraziare personalmente tutti coloro che, in questi mesi, si sono impegnati con coraggio in questa battaglia, spesso esponendosi a dure critiche e ad attacchi personali e politici.
Ringrazio infine nuovamente il Dottor Amit Weiner, per la sua dedizione nel preservare questa musica e queste storie. Il suo lavoro garantisce che questi compositori non siano ricordati nel mondo soltanto come vittime, ma onorati come artisti e come esseri umani.
Che questa serata sia un momento di riflessione, di apprendimento e di impegno. Che la musica che ascolteremo questa sera riecheggi oltre questa sala — come memoria di ciò che è stato perduto e come richiamo a proteggere il futuro delle nostre democrazie e il nostro futuro comune.
Grazie.



