Continuano nelle scuole italiane le manifestazioni di antisionismo che sfociano in comportamenti contro gli ebrei (anche alunni)

Italia

di R. I.

“Mi sono sentita bersagliata, emarginata e presa in giro dalla mia docente”. A parlare è l’allieva G.S. che ha raccontato tramite il padre una vicenda avvenuta nella sua classe. Il motivo? La ragazza si è rifiutata di avallare la propaganda propal condotta a scuola da una insegnante. La testimonianza del genitore della ragazza è stata raccolta da Klaus Davi.

Il liceo Caravillani di Roma ha organizzato una “visita didattica” alla mostra “HeArt of Gaza”. La professoressa, come “preparazione spirituale” alla mostra che è stata visitata il 9 febbraio, ha richiesto ai ragazzi della classe di scrivere un pensiero o fare un disegno su Gaza, dopo aver detto che ci sono molti genitori mutilati, bombe geolocalizzate e che vengono presi di mira i bambini in modo specifico.

L’allieva (minorenne e di religione ebraica), sentendosi isolata e percependo un forte disagio per queste iniziative di parte e senza un contraddittorio, ha chiesto di non partecipare a entrambe le iniziative.
Nello specifico, dato che la preparazione spirituale è stata decisa il 5 febbraio, ha chiamato il padre per farsi venire a prendere e non partecipare alla lezione perdendo così un giorno di scuola.

A quel punto la professoressa, quando la ragazza è uscita dalla classe, con fare polemico ha detto ai suoi compagni con una nota di sarcasmo “però al giorno della memoria è venuta”.

Il giornalista rende noto che il padre della ragazza ha scritto una lettera nella quale si legge:
“Premesso che un istituto scolastico statale dovrebbe essere apolitico e apartitico, in special modo quando educa dei minori, non posso soprassedere sul fatto che alcuni docenti dell’I.C. A. Caravillani tendono palesemente a fare una reiterata propaganda politica di parte, instradando i ragazzi verso una versione unilaterale nell’interpretazione dell’attualità. Ben lungi dal negare la tragedia del popolo Palestinese ma una corretta informazione ai ragazzi non può prescindere dall’origine della reazione sicuramente molto violenta che c’è stata. Se vogliamo di converso parlare solo di arte, mi pare altrettanto asimmetrico il fatto che non si sia pensato a presentare anche raccolte di opere di ragazzi che, per esempio, hanno vissuto il 7 ottobre, oppure di tutti coloro che vivono la feroce repressione Iraniana salita questi giorni agli onori della cronaca, o peggio una documentazione fotografica del massacro del 7 ottobre”.

L’Istituto in questione, da quando è partita la propaganda legata al post 7 ottobre, non è nuovo a situazioni incresciose sconfinate poi in episodi antisemiti. Logisticamente la scuola confina con una sinagoga e il giorno di Kippur i ragazzi sono andati a provocare le persone riunite in preghiera con un’improvvisata manifestazione pro Pal che avrebbe potuto avere forse un senso davanti all’Ambasciata Israeliana, ma non davanti a un luogo di culto. Vi è stata una reazione da parte di alcuni fedeli, ma all’origine di tutto rinveniamo una formazione manipolativa dei ragazzi.

Gli ebrei stanno diventando il target della propaganda e la battuta sarcastica che ha fatto la professoressa Fasanella quando la ragazza (di religione ebraica) è uscita ne è ulteriore prova. Se i ragazzi, gli studenti di questo istituto nella fattispecie, confondono i target delle loro proteste equiparando, data la comodità logistica, una sinagoga con un’ambasciata, è lecito domandarsi di chi sia, almeno parzialmente, la responsabilità se non dei professori che fanno propaganda?

I programmi Ministeriali di storia escludono saggiamente dall’insegnamento gli avvenimenti inferiori ai cinquant’anni proprio per avere una visione il più possibile obiettiva, mancando gli attori stessi degli eventi.
Peraltro i programmi ministeriali sono, comunque, imperniati sulla democrazia, sicuramente imperfetta, ma pur sempre democrazia e quindi prevedono sempre e comunque un’informazione e una formazione completa, come si dice oggi “bipartisan”, e non di parte.
Durante la visita alla mostra, che pare abbia il Patrocinio del Comune di Roma, c’era una piccola stanza adibita al merchandising e alle offerte a favore di Gaza, inoltre – riferisce la studentessa – venivano dati adesivi recanti la scritta “Roma sa da che parte stare. Firmare per fermare i rapporti con Israele”. Questo fuga ogni eventuale dubbio circa la natura propagandistica della visita spacciata per “didattica”.

Quando un professore usa il suo status per fare propaganda politica commette un abuso dei suoi poteri e inoltre tradisce sia i suoi doveri di insegnamento e trasparenza sia la fiducia che la collettività ha riposto in lei nell’educare i propri figli.
Il giornalista Klaus Davi ha chiesto l’intervento del Ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara affinché si possa far luce su questo tipo di situazioni.