Vertice di Parigi su Medio Oriente. Israele: “allontana solo la pace”

Israele

di Anna Lesnevskaya

summit-mediorienteL’Iniziativa per la pace nel Medioriente”, ossia la conferenza tenutasi a Parigi lo scorso 3 giugno e che ha riunito i rappresentanti di 29 paesi e organizzazioni internazionali, aveva come scopo quello di “creare un contesto favorevole”, a detta del ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault, per la ripresa dei negoziati diretti tra Israele e la Palestina. Ma le due parti appunto non erano presenti. E l’obiettivo di preparare il terreno per il rilancio del dialogo non sembra essere stato raggiunto. Per le autorità israeliane, la conferenza “non ha fatto altro che irrigidire la posizione palestinese” ed è stata “un’opportunità perduta”.

Nel comunicato finale del vertice di Parigi si afferma che “la soluzione dei due Stati è l’unica strada per raggiungere una pace duratura” e si sottolinea che “lo status quo non è sostenibile”, mentre si fa appello alle due parti “di dimostrare con le politiche e le azioni un impegno sincero alla soluzione dei due Stati per ricostruire la fiducia e creare le condizioni per porre completamente fine all’occupazione israeliana iniziata nel 1967”.

Il documento cita inoltre “significativi incentivi alle parti per la riappacificazione” discussi dai partecipanti del summit quale modo per favorire il processo di pace. Infine, il comunicato sottolinea “il potenziale per la pace e la sicurezza regionale” rappresentato dall’Iniziativa Araba per la Pace, promossa dalla Lega Araba nel 2002, e il “ruolo cruciale” nei negoziati del Quartetto per il Medio Oriente (Onu, Usa, Ue e Russia).

Secondo le fonti diplomatiche di Haaretz, gli Usa e l’Ue hanno bloccato una versione più dura del comunicato sostenuta dalla Lega Araba e hanno optato per un tono generico, dando soprattutto enfasi alla minaccia che incombe sulla soluzione dei due Stati. “La soluzione dei due Stati, uno Stato israeliano e uno Stato palestinese, coesistenti uno a fianco dell’altro nella pace e nella sicurezza, con Gerusalemme come capitale divisa, è sempre stata la posizione della Francia”, ha ricordato il ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault, in un’intervista a Le Monde rilasciata alla vigilia della conferenza promossa dalla Francia.

Il presidente francese François Hollande, intervenendo all’apertura del vertice, ha sottolineato come “il vuoto diplomatico” nel Medio Oriente favorisce il terrorismo di matrice islamica, che recentemente ha colpito duramente la Francia. “Quando si installa uno status quo, quando si moltiplicano le violenze, ci sono dei seri rischi che il terrorismo possa trovare terreno più fertile”, ha detto Hollande.

Il numero uno della diplomazia europea, Federica Mogherini, ha espresso invece le sue preoccupazioni per la situazione della sicurezza peggiorata in Israele e nella Cisgiordania. “Il peggioramento della situazione sul posto con la politica dell’espansione degli insediamenti, della violenza e dell’incitazione ci dimostra che la strada aperta dal processo di Oslo [accordi del 1993] sta svanendo”, ha affermato la Mogherini.

“La riunione di Parigi ha cercato di far tornare alla ribalta il conflitto israelo-palestinese”, titola Le Monde nella sua analisi del summit. “Solo le parti possono giungere alla pace, ma le dobbiamo aiutare”, ha detto ancora Ayrault.

Sforzo non gradito da Israele. Il direttore generale del ministero degli Esteri israeliano, Dore Gold, citato da Haaretz, ha paragonato l’iniziativa transalpina all’accordo Sykes-Picot, intesa segreta tra il Regno Unito e la Francia, che nel 1916 divise gli ex territori dell’Impero Ottomano per le rispettive sfere di influenza. Per Gold, ogni sforzo della comunità internazionale di imporre una soluzione è destinato a fallire.

Israele accusa il leader palestinese Mahmud Abbas (Abu Mazen) di non rispondere ai ripetuti appelli del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per tenere negoziati diretti, senza precondizioni. “La comunità internazionale ha accettato la richiesta di Abu Mazen, permettendogli di continuare a evadere negoziati bilaterali diretti”, ha commentato i risultati del summit parigino il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Emmanuel Nahshon. “La storia futura dimostrerà che il summit di Parigi ha soltanto irrigidito le posizioni palestinesi e ha allontanato ancora la pace”, ha detto Nahshon.

Israele si oppone inoltre alla promessa della Francia di riconoscere lo Stato di Palestina qualora i negoziati israelo-palestinesi dovessero fallire. Il segretario generale dell’Olp, Saeb Erekat, ha invece definito il vertice francese “una finestra di opportunità” e ha detto che attende che l’impegno internazionale si concretizzi in un crono-programma e un quadro per i negoziati.

Alla conclusione del summit, il ministro degli Esteri francese ha annunciato la creazione dei gruppi di lavoro entro fine giugno con lo scopo di progettare un pacchetto di misure volte a rafforzare la fiducia, delle garanzie di sicurezza e degli incentivi economici. Il pacchetto verrà presentato nell’ambito della conferenza internazionale, con le rispettive parti presenti, che la Francia vuole convocare dopo le elezioni presidenziali negli Usa a novembre. Un messaggio vago, quello lanciato dal summit di Parigi, sintetizza The Times of Israel.

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