Ran Gvili, l’ultimo ostaggio. Il ritorno che chiude il cerchio del 7 ottobre

Israele

di Anna Balestrieri
Dopo il completamento delle procedure di identificazione da parte dell’Istituto Nazionale di Medicina Legale, in collaborazione con la Polizia israeliana e il Rabbinato militare, la famiglia è stata informata ufficialmente. Il corpo di Ran sarà ora restituito per la sepoltura.

La notizia è arrivata nella serata del 26 gennaio: le Forze di Difesa Israeliane hanno individuato e identificato il corpo dell’ultimo ostaggio trattenuto nella Striscia di Gaza. Si tratta del sergente maggiore Ran (Rani) Gvili, 24 anni, caduto in combattimento il 7 ottobre 2023 e rapito dopo la morte.
Dopo il completamento delle procedure di identificazione da parte dell’Istituto Nazionale di Medicina Legale, in collaborazione con la Polizia israeliana e il Rabbinato militare, la famiglia è stata informata ufficialmente. Il corpo di Ran sarà ora restituito per la sepoltura.

Caduto in battaglia, rapito dopo la morte

Secondo le informazioni e i dati d’intelligence in possesso dell’IDF, Ran Gvili — membro delle forze speciali della Polizia israeliana, YASSAM Negev — è caduto combattendo la mattina del 7 ottobre, durante l’attacco terroristico contro il sud di Israele. Il suo corpo fu successivamente trasferito a Gaza.
Con questa identificazione, tutti gli ostaggi sono ora tornati nello Stato di Israele.
Un’affermazione che pesa come una pietra: non come conclusione, ma come soglia della memoria.
Nel comunicato diffuso dal Hostages and Missing Families Forum, Ran Gvili viene ricordato con parole che ne definiscono il destino e il carattere:
“Primo a entrare. Ultimo a tornare.”
La mattina del 7 ottobre, Ran si trovava a casa, in convalescenza dopo un incidente in moto che gli aveva provocato una frattura alla spalla. Non era in servizio. Non avrebbe dovuto combattere.
Eppure, appena appresa la notizia dell’infiltrazione terroristica, indossò l’uniforme e uscì di casa per raggiungere i suoi compagni.

Il difensore di Alumim

Durante il tragitto, Ran si imbatté nei terroristi e ingaggiò il combattimento all’ingresso del kibbutz Alumim, uno dei punti più duramente colpiti quel giorno. Combatté fino all’ultimo proiettile. Solo dopo che le munizioni finirono, secondo le ricostruzioni, Ran cadde in battaglia.
I membri della comunità del kibbutz gli diedero un nome che oggi resta inciso nella storia di quel luogo:
“Ran, il difensore di Alumim.” Un volto, una presenza, una vita spezzata.
Nel ricordo dei familiari e degli amici, Ran emerge come molto più di un simbolo.
Spalle larghe, sorriso luminoso, cuore aperto.
Un giovane uomo amato da tutti, capace di parlare “alla pari”, portatore di valori profondi e di una forza silenziosa. Amava la vita. Amava il suo lavoro. Era orgoglioso dell’uniforme blu della polizia israeliana.
Aveva 24 anni.
Lascia i genitori, Talik e Itzik, il fratello Omri, la sorella Shira e una famiglia allargata ora unita da un dolore che non chiede retorica.
L’ultimo ostaggio
Ran Gvili è stato l’ultimo ostaggio a Gaza.
Con il suo ritorno si chiude un capitolo che ha segnato in modo irreversibile la società israeliana: mesi di attesa, di silenzi, di nomi pronunciati ogni giorno come preghiere laiche.
Il ritorno di Ran non è una vittoria.
È un atto di verità.
E soprattutto, è un promemoria: dietro ogni numero c’è un volto, dietro ogni parola “ostaggio” una vita interrotta, dietro ogni ritorno una ferita che resta aperta.
Ora Ran è a casa.
E Israele lo accompagna, finalmente, nel suo ultimo viaggio.