Le ambiguità della Farnesina, le ragioni della democrazia

Israele

Un governo nuovo, che non nasconde le proprie ambizioni per quanto riguarda la politica estera. Una maggioranza risicata e composita, che lascia trasparire a poche settimane dal collaudo, numerose contraddizioni interne. Un ministro difficile, che accompagna alcune affermazioni importanti sulla necessità di una crescita della democrazia in Medio Oriente ad altri segnali ambigui e preoccupanti. Yasha Reibman da Milano e Riccardo Pacifici da Roma hanno vissuto nel pieno dell’estate un primo assaggio di quali saranno le sfide che attendono i portavoce delle maggiori comunità ebraiche italiane.
Le loro reazioni, ampiamente riprese dai maggiori organi di informazione, hanno colpito nel segno. Nella fermezza espressa a difesa non solo di Israele, ma di tutti coloro che credono nei valori della democrazia e del pluralismo, non si sono riconosciuti solo molti ebrei italiani, ma soprattutto molte componenti della società in cui viviamo. A cominciare di chi sta nella maggioranza e spera di veder crescere e maturare questo governo al riparo dalle tentazioni infantili ed estremistiche di alcune componenti della sinistra italiana. Per la prima volta da molti anni gli ebrei italiani sono ora identificati come una componente importante nell’equilibrio e nelle garanzie di cui ha bisogno la società italiana che cambia.
La situazione è molto difficile, controversa. Ma il ruolo che possiamo conquistarci potrebbe rivelarsi determinante. I portavoce, nati da un’esigenza espressa dal basso, ai margini delle strutture ufficiali delle comunità italiane, ora inclusi saldamente proprio in quelle istituzioni di cui vogliono esprimere pubblicamente le esigenze ed accrescere la rappresentatività. Ascoltiamoli.

Come si può giudicare la situazione? E come pensate di muovervi nelle prossime settimane?
Riccardo Pacifici: “Innanzitutto una premessa: al di là di quelle che possono essere le impressioni superficiali, continuo a non sentirmi ostile a questa maggioranza e a questo governo. Il 17 luglio si è svolta una veglia di solidarietà a Israele cui hanno per esempio partecipato forti componenti della sinistra italiana. C’è in corso un processo di analisi e di giudizio delle ragioni di Israele da parte di molte componenti dei Ds, della Margherita, della Rosa nel pugno. Certo, esistono anche componenti diverse. Ma non dimentichiamoci che nemmeno tutta Rifondazione è compatta dietro le lusinghe degli estremisti. Bisogna saper comprendere anche i silenzi, anche le sfumature, in una situazione che cambia rapidamente. In questa situazione molto complessa mi sembra che D’Alema rappresenti una sorta di ago della bilancia. In totale antitesi con il suo segretario politico, per esempio, che non a caso dall’esecutivo è rimasto fuori”.
Yasha Reibman: “Il carattere di questa maggioranza è un carattere composito. Quando una coalizione copre un arco di opinioni tanto ampio da rappresentare anche cinque posizioni diverse, questo rischia di costituire un problema soprattutto su temi di politica estera molto delicati. Ancora adesso, di conseguenza. Non è del tutto semplice comprendere e prevedere quale sarà la posizione italiana. Prodi al vertice del G8 parla esplicitamente di disarmo delle milizie di Hezbollah. D’Alema sembra smentirlo con altri comportamenti.

Che cosa possono fare gli ebrei italiani?
Yasha Reibman: “Dobbiamo cercare di capire, di osservare quello che accade senza pregiudizi, ma con molta attenzione. Pronti a inserirci nelle
contraddizioni per aiutare le posizioni che più ci sono vicine”.
Riccardo Pacifici: “Gli ebrei italiani dovrebbero stare attenti a non cadere nella tentazione di giudicare questo governo dalla vicende mediorientali. I comportamenti e i giudizi che l’esecutivo Prodi rivolge alla questione del Medio Oriente, in realtà, sono condizionati da altri fattori che sono tutti interni. C’è il partito democratico voluto da Fassino e Rutelli che non nasce. E tanti altri problemi. L’uso della politica estera per lanciare segnali interni”.

E lo scivolone dello stesso D’Alema a braccetto con un esponente di Hezbollah?
Riccardo Pacifici: “Certo si è trattato di un episodio significativo. Ma quello che è certo è che siamo riusciti anche nel clima un po’ torpido del Ferragosto a coagulare attorno a noi chi di questi gesti non si sente convinto. Mi sembra che questo sia un risultato importante in una situazione in cui non è possibile dare nulla per scontato”.
Yasha Reibman: “Il cinismo, talvolta, può essere utile per conquistarsi degli interlocutori. Resta il fatto che la linea italiana non è chiara. E che rischiamo una riedizione della vecchia linea ambigua sulla scia della politica andreottiana. Il mandato Onu contiene già alcune ambiguità. Compito delle forze che vogliono cercare di impegnarsi a portare pace nella regione sarà quello di far crescere la chiarezza, non di confondere le acque con atteggiamenti ambigui”.

Cosa ci aspetta nelle prossime settimane?
Yasha Reibman: “Sta a noi ebrei far emergere le componenti presenti nel mondo italiano disposte ad opporsi ai fondamentalismi. E sta a noi, nel nostro piccolo, nel limite delle forze e nell’ambito di una varietà di vedute e di dibattiti che ci caratterizzano, stimolare le contraddizioni in modo che emergano con più energia le posizioni che realmente possono fare progredire la pace e la democrazia anche in Medio Oriente”.
Riccardo Pacifici: “A settembre, con la finanziaria alle porte, molte cose possono cambiare. Basta osservare la situazione dall’esterno per comprendere che ci sono molti canali aperti, anche fra elementi del centrodestra e del centrosinistra. Nessuno può escludere che si faccia strada un modello tedesco di unità nazionale, come quello sperimentato dalla Merkel. E noi sappiamo che i governi di unità nazionale spesso offrono alle minoranze ebraiche le migliori garanzie”.

Ma oltre al Medio Oriente e alla difesa di Israele, ci sono anche altre importanti questioni da affrontare.
Riccardo Pacifici: “Certo. La definizione dei rapporti con il mondo islamico, per esempio. E alcuni recenti episodi di cronaca, anche alcune recenti polemiche, dimostrano come sia chiara l’esigenza di chiare che tipo di relazione ci deve essere fra uno Stato e le minoranze, le comunità che lo abitano. Da parte mia non posso che condividere quanto ha più volte ribadito Magdi Allam: è importante che chi vuole vivere in Italia conosca e rispetti le leggi e le regole della nostra società. Così come noi stessi le abbiamo sempre rispettate. Nei confronti delle comunità islamiche non ci stanchiamo di riproporre fermamente un modello di tolleranza e di convivenza. L’unico che conosciamo e che possiamo accettare. Quando ci opponiamo con forza alle distorsioni e agli orrori di chi vorrebbe imporre modelli prevaricatori e razzistici, dobbiamo stare molto attenti a non cadere nemmeno nelle strumentalizzazioni di stile leghista. Non abbiamo mai predicato e non possiamo sentirci in sintonia con la cultura della xenofobia”.
Yasha Reibman: “Questa è la stagione in cui in ogni caso siamo chiamati ad esercitare la massima attenzione. Ma una cosa credo sia importante tenere bene a mente: il nostro impegno, in questo caso, non è tanto costituito dal difendere i nostri interessi, nel tutelare i diritti della minoranza ebraica in Italia, degli ebrei a livello internazionale o anche dello Stato di Israele. Il nostro intervento è a difesa dell’Italia e dell’Europa così come noi le conosciamo, dei migliori valori che sono state in grado di esprimere: la convivenza, il rispetto, la libertà, a cominciare proprio dalla libertà religiosa. Che deve valere per tutti”.

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