La Knesset compie 60 anni: le celebrazioni a Gerusalemme 

Israele
di Anna Balestrieri
Il 2 febbraio la Knesset ha celebrato il 60° anniversario dell’inaugurazione della sua sede permanente a Gerusalemme, un traguardo simbolico che intreccia architettura, memoria nazionale e continuità istituzionale. L’edificio, inaugurato nell’agosto del 1966 nel quartiere di Givat Ram, è oggi uno dei luoghi più riconoscibili dello Stato di Israele e rappresenta, nelle parole dei suoi vertici, “la casa della sovranità democratica del popolo ebraico”.

Una casa per la sovranità israeliana

Progettata dall’architetto Ossip (Yosef) Klarwein e realizzata anche grazie a una donazione di sei milioni di sterline israeliane del filantropo Lord James de Rothschild, la costruzione richiese circa dieci anni di lavori. Prima del trasferimento, il parlamento israeliano aveva operato per sedici anni nel Beit Frumin, un edificio di tre piani su King George Street, sede provvisoria dal marzo 1950. All’epoca dell’inaugurazione, il primo ministro Levi Eshkol definì la nuova Knesset “un simbolo della rinascita di Israele nella propria terra”.

Una celebrazione aperta al pubblico

In occasione dell’anniversario, la Knesset ha organizzato una giornata di “open house” che ha attirato oltre 2.000 visitatori, tra soldati, poliziotti, sopravvissuti alla Shoah e studenti provenienti da scuole e asili di tutto il Paese. Il programma ha incluso esibizioni musicali, mostre, una cerimonia della guardia d’onore nella piazza della Knesset e l’alzabandiera solenne. A completare la giornata, una sessione plenaria speciale e una funzione di preghiera nella sinagoga del parlamento.

“Un edificio che ha visto esaltazioni e momenti difficili”

Il presidente della Knesset, Amir Ohana, ha sottolineato che “l’edificio rappresenta sessant’anni di attività parlamentare e di sovranità rinnovata nella casa nazionale del popolo ebraico”, ricordando come al suo interno si siano vissuti momenti di grande elevazione ma anche ore difficili, soprattutto negli anni più recenti.

Archeologia e memoria: dalla Grande Assemblea alla Knesset

Alle celebrazioni si è affiancata, il 3 febbraio, l’apertura di una nuova mostra archeologica intitolata “Dalla Grande Assemblea alla Knesset – le peregrinazioni del Sinedrio”. Organizzata dall’Autorità per le Antichità di Israele (IAA) in collaborazione con la Knesset e il Ministero del Patrimonio, l’esposizione presenta reperti provenienti da Gerusalemme e dalla Galilea che tracciano un continuum storico delle istituzioni di leadership ebraica lungo migliaia di anni.

Un ponte tra passato e presente

Secondo Ohana, la mostra è “molto più di una collezione di manufatti: è un ponte vivo che collega le radici della democrazia ebraica antica con la Knesset dei nostri giorni”. Il ministro del Patrimonio Amichay Eliyahu ha parlato di una connessione “commovente” tra passato e presente sovrano, capace di testimoniare la profondità delle radici ebraiche nella terra di Israele.

Reperti rari e simbolici

Tra gli oggetti esposti figurano un grande recipiente in pietra usato da comunità ebraiche della Galilea circa 2.000 anni fa, una rara iscrizione ebraica composta da due frammenti ora riuniti per la prima volta, monete provenienti dalla città di Tzippori (Sepphoris) e una porta in basalto decorata con una menorah a sette bracci da Tiberiade, risalente a circa 1.800 anni fa.

Una ricorrenza che guarda avanti

Il 60° anniversario dell’edificio della Knesset non è stato solo un momento celebrativo, ma anche un’affermazione di continuità tra storia antica, memoria nazionale e vita democratica contemporanea, in un periodo in cui le istituzioni israeliane sono chiamate a confrontarsi con sfide interne ed esterne di grande portata.