Idan Raichel accende la prima delle 12 fiaccole

La fiaccola e la gloria, una serata da non dimenticare

Israele

di David Zebuloni
In Israele la ricorrenza più felice dell’anno, arriva subito dopo la ricorrenza più triste dell’anno. Yom HaZikaron, il Giorno del Ricordo dei soldati caduti in guerra e dei cittadini uccisi dagli attacchi terroristici, è seguito da Yom Haatzmaut, il Giorno dell’Indipendenza israeliana. Quarantotto ore che racchiudono la storia di una nazione e la sua incapacità assoluta di sprofondare nel dolore. Nel corso della storia dello Stato di Israele, sono stati in molti a criticare la scelta di unire due ricorrenze tanto diverse, tanto lontane per le emozioni che scaturiscono nell’uomo. Basti pensare ai genitori degli stessi soldati caduti in guerra, che il giorno prima compiangono i figli perduti, e il giorno dopo si trovano costretti a festeggiare e gioire della propria indipendenza.

Yom HaZikaron e Yom Haatzmaut tuttavia si rivelano essere indivisibili, perché rappresentano in fondo lo stesso conflitto e la stessa vittoria. Senza il sacrificio dei soldati caduti in guerra infatti, lo Stato d’Israele non esisterebbe. Così come senza il dolore, non esisterebbe la gioia. Senza il lutto, non esisterebbe l’indipendenza. Un principio che molti potrebbero ritenere cinico, ma che per altri rappresenta le speranza di un popolo. Senza aver celebrato Yom HaZikaron, non si potrebbe festeggiare Yom Haatzmaut.

A dividere le due ricorrenze è una cerimonia, una delle più folcloristiche e amate dagli israeliani, che viene trasmessa su tutte le reti televisive a cavallo tra Yom HaZikaron e Yom Haatzmaut, per simboleggiare la fine di uno e l’inizio dell’altro. Stiamo parlando della cerimonia dell’accensione delle dodici fiaccole. Ogni anno infatti, il Ministero della Cultura nomina dodici persone che hanno dato un grande contributo sociale alla nazione e che rappresentano la società israeliana in tutte le sue sfumature. Dodici fiaccole in ricordo delle dodici tribù di Israele.

Ad aprire la cerimonia troviamo il cantante Idan Raichel, premiato per aver reso la musica folcloristica israeliana accessibile a tutti, specie ai più giovani. Per aver rappresentato Israele sui palcoscenici di tutto il mondo. Per aver accompagnato gli israeliani e raccontato Israele con la sua musica. Per aver rafforzato, attraverso le sue canzoni, il legame tra gli ascoltatori israeliani e le lingue parlate dai loro antenati: l’ebraico, l’arabo, il tedesco, lo spagnolo, l’amarico. Idan scoppia in lacrime e dedica l’accensione della fiaccola a tutti gli artisti del paese e a tutti i soldati che, attraverso il loro sacrificio, hanno permesso a lui e ai suoi colleghi di esibirsi senza preoccupazioni.

Tra gli altri premiati vi sono la dottoressa Galia Rahav, ricercatrice rinomata dell’ospedale Sheeba, impegnata nella lotta contro il Covid-19. Uri Cohen, fondatore di Masa Israeli, organizzazione che offre a decine di migliaia di giovani ebrei della diaspora di vivere un’esperienza in Israele a costi quasi nulli. Yasmin Mazawi, giovane volontaria araba cristiana del Maghen David Adom, la società nazionale di Croce Rossa dello Stato di Israele, che in questi mesi di crisi sanitaria sta facendo i turni doppi per potare aiutare i suoi connazionali in difficoltà. Eli Ben Shem, padre del soldato Kobi Ben Shem, che da vent’anni dirige l’associazione Yad La Banim, associazione che offre sostegno a quei genitori che come lui hanno perso i figli in guerra. Adi Altschuler, fondatrice di Knafaim Shel Krembo, movimento giovanile nel quale i ragazzi e le ragazze affetti da disabilità fisiche e motorie possono sentirsi accettati ed amati senza condizioni, e fondatrice di Zikaron Ba Salon, progetto che vede la distribuzione dei superstiti all’Olocausto nei salotti di casa dei cittadini israeliani per raccontare e tramandare la loro storia. Yisham Ibrahim, generale druso dell’esercito israeliano che si impegna da decine di anni per avvicinare e introdurre i cittadini drusi nella società israeliana. Tzippi Shavit, comica, attrice e cantante storica israeliana che negli ultimi anni, alla soglia del suo settantesimo compleanno, ha saputo reinventarsi e diventare una star di Instagram, insegnando così ai suoi coetanei che l’età è solo un numero.

Regina indiscussa della serata è René Abitbul, nonna di 41 nipoti e bisnonna di 42 pronipoti, volontaria dell’ospedale Shaarei Tzedek, che all’età di novantadue anni non smette di prendere due autobus e un treno per arrivare settimanalmente in ospedale e dare il suo contributo. René conquista tutti e diventa in poche ore la nonna più amata del web. Si rivolge a chi l’ascolta con parole semplici, senza troppe solennità. Da nonna, appunto. Tiene in mano la fiaccola e pronuncia queste parole: “Io sono René Abitbul, figlia di Hanna e Massoud. Sono arrivata in Israele dal Marocco con dieci fratelli e con un grande amore per la nostra patria, perché io sono sionista. Accendo questa fiaccola in onore dell’ospedale Shaarei Tzedek, dove faccio volontariato. E accendo questa fiaccola in onore di tutti i volontari. Io amo aiutare, è una buona azione ed è di buon auspicio per arrivare dritti in paradiso. Fate come me e andate a fare volontario, vedrete che sarete felici per tutta la vita, proprio come lo sono io. Che Dio possa dare una pronta guarigione a tutti i malati. E per la gloria dello Stato di Israele!”.

 

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