Israele ritorna alla normalità

Israele ritorna alla normalità: contro il Covid, una battaglia vinta?

Israele

di David Zebuloni
Dopo essersi vaccinato in diretta nazionale il 19 di dicembre, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva annunciato: “Questo Pesach potremo finalmente festeggiarlo insieme, nonni e nipoti”. La dichiarazione era stata accompagnata da tanto scetticismo da parte dei media nazionali, ritendendola una promessa vana fatta in vista delle elezioni imminenti con il semplice scopo di accaparrarsi qualche voto in più da parte degli elettori. Il sogno di ritrovarsi tutti seduti attorno allo stesso tavolo sembrava ancora tanto, troppo lontano.

Lo sconforto e lo scetticismo si fecero sentire specie alla fine del mese di febbraio, quando il governo aveva dichiarato un ulteriore lockdown temporaneo in vista della festività di Purim. Accanto al numero in continuo aumento di cittadini vaccinati, infatti, vi era anche un numero in continua crescita di cittadini positivi al virus. Poche settimane dopo, la situazione sembra di nuovo ribaltarsi: il pronostico di Netanyahu era giusto. Oltre cinque milioni di israeliani (su nove milioni totali) risultano vaccinati di almeno una dose di vaccino anti-Covid e il numero giornaliero di contagi scende nuovamente in modo drastico. Ad una sola settimana dalle elezioni governative, le scuole riaprono, così anche i negozi, gli stadi, i ristoranti e le palestre, così come ricominciano gli eventi all’aperto. Basta solamente presentare all’entrata del locale il cosiddetto “passaporto verde”, ovvero il certificato vaccinale consegnato dopo aver ricevuto la seconda dose di vaccino.

Israele torna dunque alla normalità, ma non è tutto. Per i cittadini che non sono ancora stati vaccinati, il governo ha deciso di installare delle postazioni di test antigienici rapidi all’ingresso dei locali pubblici quali ristoranti, discoteche e teatri. Secondo i media locali, il governo starebbe anche valutando di cancellare l’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi aperti, a partire dal mese di aprile. Decisione che non è stata ancora presa, in quanto vi è il desiderio di non creare ulteriore confusione su chi abbia l’obbligo di indossarla e in quali circostanze.

Ad oscurare questo quadro felice è ancora il timore delle varie mutazioni al virus. Come ha annunciato il Professor Nachman Hash, responsabile della lotta al Covid per conto del Ministero della Salute israeliano, ancora non si sa se il vaccino Pfizer agisca in egual modo contro le varie mutazioni scoperte recentemente. Pertanto, vi è ancora l‘obbligo di quarantena al ritorno in Israele da un viaggio, a prescindere dalla meta visitata. Un prezzo che vale la pena pagare, per tornare alla vita.

 

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