Termometro nella sabbia segna temperatura altissima

In Israele il 2025 è stato l’anno delle anomalie climatiche

Israele

di Lia Mara
Il report, curato dal responsabile dei Servizi Climatici del Servizio Meteorologico Nazionale Amos Porat, indica che il 2025 si è chiuso con una temperatura media di 1,1 gradi centrigradi superiore alla media storica. Un dato che certifica un trend ormai strutturato in ben quattordici degli ultimi quindici anni con temperature stabilmente sopra la media, in linea con un surriscaldamento che nell’area mediterranea procede a ritmi accelerati rispetto al resto del globo. (Foto Pixabay)

Non è stato l’anno più caldo in assoluto, ma certamente il più anomalo per la forza e l’imprevedibilità dei fenomeni metereologici registrati: il 2025 passerà alla storia meteorologica d’Israele come l’anno della “nuova normalità”. Un anno segnato da un mosaico di record infranti che spaziano dai 50 °C della Valle del Giordano alle alluvioni centenarie della Galilea. Ne scrive in questi giorni il Jerusalem Post, che riporta i dati del report annuale del servizio meteorologico del Paese.

Il report, curato dal responsabile dei Servizi Climatici del Servizio Meteorologico Nazionale Amos Porat, indica che il 2025 si è chiuso con una temperatura media di 1,1 gradi centrigradi superiore alla media storica. Un dato che certifica un trend ormai strutturato in ben quattordici degli ultimi quindici anni con temperature stabilmente sopra la media, in linea con un surriscaldamento che nell’area mediterranea procede a ritmi accelerati rispetto al resto del globo.

A mostrare il volto più estremo di questa trasformazione del clima nella regione è stata la stagione estiva, culminata in un agosto torrido dove al kibbutz Gilgal in Cisgiordania si sono toccati i 49,7 gradi, la seconda temperatura più alta mai registrata nel Paese. Ma l’anomalia più significativa non si è vissuta tanto nei picchi di caldo diurni, quanto dall’assenza di refrigerio notturno: a Sdom è stato registrato il record della temperatura minima più alta mai rilevata, con una notte trascorsa costantemente sopra i 37,1 gradi. Questa accumulazione di calore ha condizionato l’intero ciclo dell’anno, sfociando in un novembre senza precedenti per quanto riguarda le temperature medie. Non da meno, anche la primavera aveva mostrato preoccupanti eventi atipici: in aprile il vento del deserto aveva alimentato incendi devastanti nella foresta di Eshtaol, a cui hanno fatto seguito l’evacuazione di interi centri abitati e lo stravolgimento delle celebrazioni di Yom haAtzmaut.

Sul fronte delle precipitazioni si è invece creato un “paradosso idrico” che ha messo a dura prova le infrastrutture e l’ecosistema: mentre il Nord e le alture del Golan hanno sofferto di una significativa carenza d’acqua, con volumi di pioggia pari solo al 35-40% della media stagionale (marcando un minimo storico che non si registrava da un secolo), altre zone sono state colpite da fenomeni piovosi di intensità esplosiva. A settembre, Nahariya è stata teatro di un fenomeno metereologico caratterizzato da oltre 130 mm di pioggia caduti in poche ore, mentre a maggio la riserva di Ein Gedi è stata travolta da una “bomba d’acqua” che ha scaricato 31 mm in soli dieci minuti, causando danni strutturali.

Adesso, nemmeno l’inverno si sta dimostrando indenne da instabilità e anomalie climatiche. Il Times of Israel riporta che l’inizio del 2026 ha infatti già segnato un nuovo punto di rottura: l’8 gennaio scorso, la stazione di Ein Hahoresh ha registrato 29  gradi, la temperatura più alta per questo mese negli ultimi 66 anni. Un inizio d’anno stranamente caratterizzato da un calore tipico della tarda primavera, che ha preceduto un brusco ritorno alla realtà invernale fatto di venti forti e piogge intense, a conferma di un clima che ha ormai perso la sua prevedibilità per approdare a una “nuova normalità” fatta di violenti contrasti.