“Il coronavirus non aspetta”, da Israele la possibilità di un vaccino in tempi brevi

Israele

di Michael Soncin

“Tra poche settimane avremo il vaccino contro il coronavirus”, scrive Maayan Jaffe-Hoffman sul Jerusalem Post, secondo quanto dichiarato dai biologi israeliani. Una volta che avranno sviluppato il vaccino, – se tutto procede come ipotizzato – saranno necessari almeno 90 giorni per completare le procedure di sicurezza atte ad inserirlo nel mercato farmaceutico.

“Congratulazioni al MIGAL – The Galilee Research Institute, per questa eccitante svolta, sono fiducioso che ci saranno ulteriori rapidi progressi, consentendoci di fornire una risposta necessaria alla grave minaccia globale del COVID-19″, ha affermato il ministro israeliano della scienza e della tecnologia Ofir Akunis.

“Negli ultimi quattro anni, – riporta il Jerusalem Post -, un team di scienziati del MIGAL ha sviluppato un vaccino contro il virus della bronchite infettiva (IBV), che provoca una malattia bronchiale che colpisce il pollame, la cui efficacia è stata dimostrata in studi preclinici condotti presso l’Istituto veterinario”.

Chen Katz, leader del gruppo di ricerca biotecnologico specifica: “Il nostro concetto di base era quello di sviluppare la tecnologia e non specificamente un vaccino per questo tipo o quel tipo di virus, il quadro scientifico per il vaccino si basa su un nuovo vettore di espressione proteica, che forma e secerne una proteina solubile chimerica che trasporta l’antigene virale nei tessuti della mucosa mediante endocitosi auto-attivata, inducendo l’organismo a formare anticorpi contro il virus.”

“L’endocitosi è un processo cellulare in cui le sostanze vengono introdotte in una cellula circondando il materiale con la membrana cellulare, formando una vescicola contenente il materiale ingerito.”

“Negli studi preclinici, il team ha dimostrato che la vaccinazione orale induce alti livelli di anticorpi specifici anti-IBV; chiamiamola pura fortuna, – ha detto Katz -, abbiamo deciso di scegliere il coronavirus come modello per il nostro sistema proprio come una prova di concetto per la nostra tecnologia.”

“Dopo che i ricercatori hanno sequenziato il RNA del nuovo coronavirus che causa l’attuale focolaio in tutto il mondo, i ricercatori del MIGAL l’hanno esaminato e hanno scoperto che il coronavirus del pollame ha un’elevata somiglianza genetica con quello umano e che utilizza lo stesso meccanismo d’infezione, che aumenta la probabilità di raggiungere un vaccino umano efficace in un periodo di tempo molto breve; tutto quello che dobbiamo fare è adattare il sistema alla nuova sequenza, siamo nel mezzo di questo processo e si spera che tra qualche settimana avremo il vaccino nelle nostre mani”, afferma Katz.

“Data l’urgente necessità globale di un vaccino contro il coronavirus umano, stiamo facendo tutto il possibile per accelerare lo sviluppo, il vaccino potrebbe ottenere l’approvazione della sicurezza in 90 giorni, e sarà un vaccino orale, che lo renderà particolarmente accessibile al grande pubblico; attualmente stiamo discutendo intensamente con potenziali partner che possono aiutare ad accelerare la fase di sperimentazione sull’uomo e ad accelerare il completamento dello sviluppo del prodotto finale e le attività normative”, ha dichiarato David Zigdon, CEO di MIGAL.

ECCELLENZE ANCHE DAL PANORAMA ITALIANO

Non ci resta che avere fiducia nella scienza e nei nostri scienziati, – citando il panorama italiano – com’è il caso del virologo Roberto Burioni, in uscita il 10 marzo col libro dal titolo “Virus – La grande sfida”, i cui proventi andranno interamente alla ricerca. “La mia convinzione – afferma Burioni da quanto riportato su Adnkronos – di sempre è che nella corretta informazione vi sia il segreto per vincere il pregiudizio e combattere il panico e la paura, proprio per questo ho fatto di tutto, insieme a Rizzoli, perché questo libro potesse essere disponibile il prima possibile”.

Va ricordato inoltre che in tema di trasparenza e corretta informazione, Ilaria Capua, un’altra scienziata di fama mondiale, ne ha fatto il suo motto principale come narra il titolo del suo libro “I Virus non aspettano”; un vero talento quello della Capua che l’Italia, in seguito ad una triste vicenda riguardante un’accusa infondata, – come racconta in “Io trafficante di virus” – s’è fatta scappare.

Poche ore fa è stato isolato il ceppo italiano del coronavirus, dai ricercatori dell’ospedale Sacco di Milano, dopo l’isolamento in poche settimane da parte della biologa precaria dello Spallanzani.

Allo studio vi è anche Alberto Mantovani, immunologo tra i più importanti nel panorama mondiale. “Domenico Dolce e Stefano Gabbana – scrive il Sole24Ore – hanno deciso di fare un’importante donazione a nome del loro marchio e della loro azienda, Dolce&Gabbana, a Humanitas University per sostenere uno studio coordinato dal professor Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’istituto milanese, mirato a chiarire le risposte del sistema immunitario al coronavirus SARS-CoV-2, l’obiettivo è porre le basi per la messa a punto di interventi diagnostici e terapeutici, contribuendo alla risoluzione di un problema globale.”

TRA SPERANZA E REALTÀ

 

Sarà effettivamente possibile avere un vaccino in tempi brevi? Quello del Migal sembra essere un obiettivo davvero ambizioso, e in corsa con loro ci sono anche Usa ed Australia; l’Oms ( Organizzazione Mondiale della Sanità), invece ha fatto una stima di almeno 18 mesi, e lo stesso Burioni, parla che ci vorranno anni, non a caso – in linea con l’attuale letteratura scientifica – lo sviluppo di un vaccino richiede generalmente un periodo di tempo che va dai 2 ai 5 anni. Non ci resta che attendere.

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