di Anna Balestrieri
La tensione in Cisgiordania continua a crescere dopo i violenti scontri di venerdì nel villaggio palestinese di Tell. Nella notte tra sabato e domenica gruppi di coloni israeliani hanno attaccato diversi centri abitati palestinesi, incendiando due moschee (nella foto), un’abitazione e numerosi veicoli, mentre l’esercito israeliano ha annunciato l’avvio delle procedure per demolire le case di due palestinesi coinvolti nella sparatoria costata la vita a due israeliani.
Secondo quanto riferito dai media palestinesi e confermato in parte dall’esercito israeliano, uno degli episodi più gravi si è verificato nel villaggio di Qusra, a sud di Nablus, dove una moschea ancora in costruzione è stata data alle fiamme.
Sulle pareti dell’edificio sono comparsi graffiti in ebraico con la scritta “La vendetta di Benayahu”, accompagnata da una Stella di David e da altri slogan. Il riferimento è a Benayahu Mellet, membro della squadra di sicurezza civile dell’insediamento di Havat Gilad, ucciso venerdì durante gli scontri nel villaggio di Tell insieme al maggiore dell’IDF Yuval Ezra.
Fortunatamente non si registrano feriti nell’incendio, ma le fiamme hanno distrutto materiali da costruzione e attrezzature presenti nella moschea.
Altri attacchi contro villaggi palestinesi
Nella stessa notte è stata incendiata anche una seconda moschea nel villaggio di Kur, vicino a Tulkarem. In questo caso sui muri è comparsa la scritta “Il sangue ebraico non è gratis”.
Secondo l’agenzia palestinese WAFA, altri gruppi di coloni hanno incendiato diverse automobili nei pressi di al-Mughayyir, lanciato pietre contro veicoli palestinesi e dato fuoco a un’abitazione a Beit Furik, danneggiandola prima che gli abitanti riuscissero a spegnere le fiamme. Un altro assalto è stato segnalato nell’area di Ein Samia, a est di Ramallah, dove alcuni palestinesi sarebbero rimasti feriti durante un attacco contro un impianto per il taglio della pietra, nel quale sono stati anche incendiati macchinari pesanti.
La condanna dell’esercito israeliano
L’IDF ha dichiarato che le proprie truppe sono intervenute a Qusra, ma i responsabili erano già fuggiti al loro arrivo.
L’esercito ha affermato di condannare con fermezza ogni episodio di questo tipo, compresi gli attacchi ai luoghi di culto, annunciando che la polizia israeliana entrerà nel villaggio con la scorta dei militari per raccogliere testimonianze e prove utili all’indagine.
L’origine della nuova ondata di violenza
Gli attacchi arrivano dopo la sanguinosa sparatoria avvenuta venerdì nel villaggio di Tell. Durante gli scontri sono morti Benayahu Mellet, membro della sicurezza civile dell’insediamento di Havat Gilad, e il maggiore Yuval Ezra, ufficiale dell’IDF intervenuto sul posto. Nel conflitto a fuoco hanno perso la vita anche quattro palestinesi.
Secondo la ricostruzione dell’esercito israeliano, il gruppo di israeliani era entrato nell’area senza coordinarsi preventivamente con i militari, nonostante si trattasse di una zona vietata ai cittadini israeliani. I palestinesi sostengono invece che il gruppo abbia inizialmente attaccato il villaggio, dando origine agli scontri.
Demolizioni in arrivo per le case dei palestinesi coinvolti
Parallelamente agli attacchi dei coloni, l’IDF ha annunciato di aver effettuato i rilievi delle abitazioni di due palestinesi coinvolti nella sparatoria.
Si tratta della casa dell’uomo che avrebbe aperto il fuoco con il fucile sottratto a Mellet, rimanendo poi ucciso nello scontro, e di quella del palestinese accusato di essersi impossessato dell’arma, successivamente ferito e arrestato dalle forze speciali israeliane in un ospedale di Nablus.
Una delle abitazioni è già stata sigillata, misura che spesso precede la demolizione definitiva. Il provvedimento rientra nella linea adottata dal governo guidato da Benjamin Netanyahu e dal ministro della Difesa Israel Katz, che hanno disposto un rafforzamento delle misure di sicurezza in Cisgiordania e un sostegno agli insediamenti israeliani.
Raid e arresti nei villaggi palestinesi
Nelle ore successive agli scontri, le forze israeliane hanno condotto vaste operazioni di sicurezza in numerosi centri della Cisgiordania. Il sindaco di Tell ha dichiarato che circa 70 residenti sono stati fermati e interrogati, mentre l’IDF riferisce di aver arrestato 11 palestinesi ricercati e interrogato altre 80 persone durante le operazioni.
Un’escalation che continua dal 2023
La Cisgiordania vive una delle fasi più violente degli ultimi anni dall’inizio della guerra seguita all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
Secondo il ministero della Sanità dell’Autorità Palestinese, oltre 1.100 palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania dall’inizio del conflitto. Israele sostiene che la maggior parte fosse costituita da miliziani armati, terroristi o persone coinvolte in scontri con le forze di sicurezza.
Nello stesso periodo sono morti 68 civili e membri delle forze di sicurezza israeliane in Israele e in Cisgiordania, prevalentemente in attentati, oltre a otto militari caduti durante operazioni nei centri palestinesi.
Anche la violenza dei coloni estremisti ha registrato un forte incremento: secondo i dati dell’IDF, nel 2025 sono stati documentati 867 episodi di violenza e crimini a sfondo nazionalistico, contro i 682 registrati nel 2024.



