L’aeroporto di Tel Aviv riapre: voli in ripresa, ma prezzi alle stelle

Israele

di Nina Prenda
Le compagnie aeree israeliane stanno accelerando il ripristino delle operazioni, aumentando frequenze e capacità nel tentativo di rispondere a una domanda in forte crescita. Tuttavia, l’assenza, almeno per ora, dei principali vettori stranieri rischia di avere un impatto significativo sul mercato. Molte compagnie internazionali restano in attesa di sviluppi sul cessate il fuoco di due settimane annunciato con l’Iran, evitando di riprendere immediatamente i collegamenti. Il risultato è un’offerta limitata, che alimenta un’impennata dei prezzi.

Dopo quaranta giorni di pesanti disagi causati dal conflitto con l’Iran, l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, la principale porta d’accesso internazionale di Israele, torna pienamente operativo. La riapertura segna un primo passo verso la normalizzazione del traffico aereo, ma il ritorno alla piena stabilità appare ancora lontano.

Le compagnie aeree israeliane stanno accelerando il ripristino delle operazioni, aumentando frequenze e capacità nel tentativo di rispondere a una domanda in forte crescita. Dopo mesi di tensioni e restrizioni, migliaia di israeliani si preparano infatti a viaggiare, spinti dal desiderio di tornare alla normalità in vista della stagione primaverile ed estiva.

Tuttavia, l’assenza, almeno per ora, dei principali vettori stranieri rischia di avere un impatto significativo sul mercato. Molte compagnie internazionali restano in attesa di sviluppi sul cessate il fuoco di due settimane annunciato con l’Iran, evitando di riprendere immediatamente i collegamenti. Il risultato è un’offerta limitata, che alimenta un’impennata dei prezzi.

“Le tariffe stanno già aumentando sensibilmente, trainate dalle aspettative di una domanda molto elevata nelle prossime settimane, soprattutto in estate”, ha spiegato Yoni Waxman, vicepresidente di Ophir Tours. “La capacità disponibile è ancora ridotta rispetto al volume di prenotazioni”.

Negli ultimi due anni e mezzo, segnati da conflitti su più fronti (da Hamas all’Iran) i viaggiatori israeliani si sono abituati a biglietti costosi, complice la riduzione della concorrenza internazionale. Ora, a pesare ulteriormente, si aggiunge l’aumento dei prezzi globali del petrolio, che incide direttamente sui costi del carburante per l’aviazione.

Il 28 febbraio, con l’inizio delle operazioni militari congiunte tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, lo spazio aereo israeliano era stato quasi completamente chiuso al traffico civile. Le compagnie locali (El Al, Arkia, Israir e Air Haifa) avevano operato con programmi d’emergenza, concentrandosi su voli di rimpatrio e assistenza ai passeggeri bloccati.

Le restrizioni hanno sconvolto i piani di viaggio di decine di migliaia di persone. “C’è un forte desiderio di partire: gli israeliani si sentono compressi dopo un lungo periodo di guerra”, ha osservato Shirley Cohen-Orkaby, vicepresidente di Eshet Tours. “Ma ci troviamo ancora in una situazione di alta domanda e offerta limitata”.

Un comunicato del Ministero dei Trasporti, diffuso mercoledì 8 aprile, ha annunciato che la compagnia di bandiera israeliana El Al aumenterà gradualmente il numero di voli a piena capacità dall’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, man mano che verranno revocate le restrizioni al traffico aereo imposte durante il periodo bellico. A partire da domenica 12 aprile, opererà voli a piena capacità verso una vasta gamma di destinazioni europee, tra cui Londra, Atene, Amsterdam, Barcellona, ​​Parigi, Berlino, Budapest, Roma, Francoforte, Monaco, Lisbona, Madrid, Mosca, Milano, Bucarest, Praga, Vienna, Varsavia e Zurigo. In Estremo Oriente, riprenderanno i voli per Bangkok, Phuket e Tokyo, e in Nord America, per New York, Los Angeles e Miami.

Sul fronte internazionale, la ripresa appare graduale. Diverse compagnie europee hanno sospeso i voli fino ad aprile e maggio, mentre i vettori statunitensi hanno rinviato il ritorno addirittura a settembre. Tra le prime a muoversi, la low cost ungherese Wizz Air ha annunciato una riapertura progressiva delle vendite a partire dal 25 aprile.

Al contrario, British Airways ha esteso lo stop fino al 30 giugno 2026, mentre United Airlines e Delta hanno sospeso i collegamenti con Tel Aviv rispettivamente fino al 7 e al 5 settembre.

Nel frattempo, la domanda continua a crescere. Le mete più richieste includono le isole greche, Cipro e l’Europa orientale, considerate più accessibili, ma resta elevato anche l’interesse per gli Stati Uniti. Proprio sulla rotta Tel Aviv–New York, oggi dominata dai vettori israeliani, i prezzi hanno superato i 2.000 dollari per agosto, rispetto ai circa 1.200 di sei mesi fa.

Anche le destinazioni europee registrano rincari: circa 600 dollari per Atene e oltre 800 per Londra o Parigi, a seconda delle date.

A frenare ulteriormente il ritorno alla normalità contribuisce il contesto geopolitico. L’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA) ha esteso fino al 24 aprile l’avviso che sconsiglia il sorvolo di gran parte del Medio Oriente, Israele incluso. Le principali compagnie restano quindi in attesa di segnali più solidi sulla stabilità regionale.

Secondo gli operatori del settore, il ritorno dei vettori stranieri sarà inevitabilmente graduale. Le compagnie europee potrebbero anticipare quelle americane, ma serviranno settimane (se non mesi) per ristabilire una piena operatività e riportare i prezzi su livelli più sostenibili.

“Anche quando verrà presa la decisione di tornare, servirà tempo per riorganizzare flotte ed equipaggi”, ha spiegato Waxman. “Non è un processo immediato”.

Nel frattempo, emergono rotte alternative. I collegamenti via Dubai e Abu Dhabi verso l’Asia e gli Stati Uniti potrebbero offrire opportunità più convenienti per i viaggiatori israeliani, anche grazie a una domanda europea più contenuta su questi itinerari.

Come già accaduto in passato, compagnie come Flydubai, Etihad Airways ed Emirates potrebbero essere tra le prime a riprendere le operazioni su Tel Aviv, contribuendo a riaprire gradualmente i cieli del Paese.