La serata su fake news su Israele

L’informazione ebraica e la difesa d’Israele nell’epoca delle fake news e della post-verità

Eventi

di Nathan Greppi
Negli ultimi tre anni termini come “fake news”, “bufale” e “post-verità” sono diventate una parte fondamentale del dibattito pubblico. Ma come si relazionano questi concetti con l’antisionismo e l’antisemitismo? Di questo si è parlato domenica 24 novembre nella sala Jarach della Sinagoga Maggiore di via Guastalla, nel dibattito Ambasciatori Della Verità, organizzato dall’Associazione Milanese Pro Israele (AMPI) e dalla Maccabi World Union (MWU), che negli anni si è molto battuta per difendere il diritto d’Israele a esistere, organizzando vari seminari in tutto il mondo; in Italia ne ha organizzati tre tenutisi tra il 19 e il 24 novembre, a Torino, Milano e Livorno. (QUI il video dell’evento)

A introdurre l’evento è stato Alessandro Litta Modignani, presidente dell’AMPI, il quale ha spiegato che negli ultimi tempi l’associazione ha dovuto “prendere le distanze da chiunque faccia discorsi estremisti, perché le nostre associazioni pro Israele non devono mai indulgere nell’estremismo.”

Il primo dei due relatori a parlare è stato Carlos Tapiero, Vicedirettore del MWU, il quale ha parlato delle loro iniziative per contrastare i pregiudizi antisraeliani nel mondo, compresa l’Italia: ha spiegato che dalle loro ricerche “il Nord Italia sta diventando più ostile a Israele del resto del paese. L’anno scorso eravamo a Roma per un evento con oltre cento senatori, e tutti – destra, sinistra o centro – dicevano che stavano con Israele.”

Ha spiegato quali sono le principali argomentazioni di chi nega il diritto di esistere di Israele, e i motivi per cui essi sono falsi: “Il primo è che gli ebrei non sarebbero ‘nativi’ della Terra d’Israele. Chi di voi è stato in Israele (al che in molti hanno alzato la mano, ndr) sanno che è da barbari dire una cosa simile. Il secondo è che la creazione d’Israele sarebbe un errore storico dovuto al senso di colpa per la Shoah, che gli avrebbe permesso di togliere la terra ai palestinesi.” Ha spiegato, riferendosi a ‘l’uomo forte al nord qui da voi’, cioè Salvini, che “si può essere a favore o contro qualsiasi governo, ma questo non ha nulla a che fare con la legittimità dello stato. Dobbiamo dire chiaramente che gli ebrei hanno il diritto di avere un’entità nazionale nella loro patria.”

Ha inoltre esposto le bugie su cui si fonda la campagna del BDS, che mira a boicottare Israele sui fronti economico e culturale: il fatto che dicano che in Israele ci sia l’apartheid quando gli arabi hanno gli stessi diritti di tutti, tanto che lo stesso fondatore, Omar Barghouti, pur dicendo che Israele è un paese razzista, ci vive e si è laureato a Tel Aviv.

Quello del BDS è un discorso che ha sviluppato ulteriormente l’altro relatore, Eytan Gilboa, docente di comunicazione all’Università Bar-Ilan di Tel Aviv: “Quando parliamo a leader politici europei, diplomatici, giornalisti e a molti membri del mondo accademico, dell’assenza di pace tra Israele e i palestinesi, tutti pensano che basterebbe rendere Gerusalemme una capitale condivisa e porre fine agli insediamenti in Cisgiordania per raggiungere la pace.” Vengono incolpati tutti i governi israeliani di non volere la pace, e si usano due pesi e due misure.

Ha fatto notare che i palestinesi non parlano mai di “due stati per due popoli”, al massimo di due stati, perché ai loro occhi gli ebrei sono una religione e non un popolo, e pertanto non avrebbero diritto a un loro stato. Inoltre, in tutti i libri di testo delle scuole palestinesi si parla di quelle terre come di “Palestina”, e Israele non viene riconosciuta come un vero e proprio stato. Ha anche menzionato il ruolo in tutto questo dell’UNRWA, l’agenzia dell’ONU per i rifugiati palestinesi “che perpetua nel tempo lo status di rifugiato, senza voler davvero risolvere il problema.”

Si è soffermato molto sul rifiuto da parte dei vertici dell’ANP di non voler negoziare una vera pace con Israele: a tal proposito, ha riportato una dichiarazione del defunto ministro palestinese Faysal Al-Husseini, che in un’intervista del 2001 al quotidiano egiziano Al-Arabi disse: “Gli Accordi di Oslo furono un Cavallo di Troia; l’obiettivo strategico è la liberazione della Palestina, dal Fiume Giordano al Mar Mediterraneo.” In altre parole, la scomparsa d’Israele.

Sul BDS ha messo in rilievo che demonizzano Israele come unico paese “occupante” nel mondo, quando ci sono le occupazioni indiana in Kashmir, cinese in Tibet e turca a Cipro Nord. E ha fatto notare che Israele non è un paese razzista come dicono, e a lo dimostra il fatto che ben due primi ministri, Moshe Katsav ed Ehud Olmert, sono stati condannati da magistrati arabi, rispettivamente George Karra e Salim Joubran. Ha concluso consigliando alcuni libri sull’argomento, come Drawing Fire del giornalista sudafricano Benjamin Pogrund, che dopo essere stato un’attivista contro l’apartheid nel suo paese ha difeso Israele dalle accuse di razzismo, e The Case Against Academic Boycott of Israel del docente americano Cary Nelson.

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