il maratoneta Ara Katchadourian

Giornata del Giardino dei Giusti: Ara Khatchadourian, il maratoneta per la Pace fra i popoli

Eventi

di Marina Gersony
Grande partecipazione, emozione e coinvolgimento da parte del pubblico per l’inaugurazione del nuovo Giardino dei Giusti di tutto il Mondo che si è svolta domenica 6 ottobre nel Parco del Monte Stella di Milano, dopo i lavori di riqualificazione.

Alla presenza di moltissimi giovani, gente di ogni età e delle istituzioni, si sono svolti tutta una serie di eventi, incontri e dibattiti di alto profilo intellettuale, etico e spirituale.

Significativa la storia dello scalatore e messaggero di pace Ara Khatchadourian, un “giusto” dello sport, presente in mattinata per raccontare la sua incredibile vita legata allo sport e alla disciplina dedicata a promuovere pace, fratellanza, giustizia fra i popoli, riconoscimento della Memoria degli antenati e responsabilità in una società sempre più de-responsabilizzata e indifferente. Già, la responsabilità, soprattutto quella individuale, che si riflette e si estende di conseguenza all’intera collettività per il beneficio di tutti. «Ho immaginato che questo Giardino diventasse un luogo di educazione permanente alla responsabilità per i giovani, perché ritengo che la Memoria non serva assolutamente a niente se non provoca comportamenti nuovi nel mondo di oggi», ha osservato Gabriele Nissim, presidente Gariwo, che ha sottolineato di come l’agire morale, anche se spesso sembra dare scarsi risultati, con il tempo sia in grado di provocare un effetto a catena e un movimento di emulazione.

Nato in Libano nel 1964, Ara Khatchadourian ha ripercorso il suo vissuto nel corso del suo incontro con il pubblico. Ha raccontato di come abbia conosciuto molto presto gli orrori di un paese in guerra e di come la sofferenza umana gli sia rimasta incisa nel cuore e nella mente. A 19 anni fu costretto a lasciare il suo paese natale per la Francia. Si stabilì a Marsiglia, dove intraprese la professione di orafo immergendosi a capofitto nel lavoro. A quei tempi lo sport non era certo prioritario della sua vita. Ma un giorno, a 40 anni, durante un viaggio in Libano, scoprì la corsa e tutto il significato simbolico che racchiudeva in sé. Così, al suo ritorno in Francia, non perse tempo: indossò le scarpe da ginnastica, iniziò ad allenarsi senza sosta e una volta pronto decise di correre attraverso i continenti per portare un messaggio di pace e coinvolgere gli uomini di buona volontà. Ogni sfida atletica portava (e porta tutt’oggi) in sé un significato più alto, la promozione della pace attraverso lo sport in un mondo dove solo nell’ultimo secolo 170 milioni di persone sono morte in guerre e massacri. «Il mio principio è trasmettere valori che vincano la violenza e l’odio – non si stanca di ripetere in ogni occasione –. Io vado nelle scuole e dico agli studenti che possono realizzare i loro sogni, ma che ci vuole determinazione e impegno. Senza sforzo, è impossibile raggiungere ciò che si desidera».

Memorabili le sfide e gli obiettivi raggiunti da questo straordinario e combattivo atleta: non si contano le cime raggiunte, dalle più accessibili alle più impegnative fino all’esperienza più estreme: il Monte Ararat in Turchia, il Monte Bianco in Europa, l’Huascaran in Perù, il Kilimangiaro in Africa, in Asia l’Everest… E ancora maratone senza sosta, come quella del 2018, da Marsiglia a Yerevan  che gli è valsa la nomina di Ambasciatore di Buona Volontà, macinando infiniti chilometri e attraversando 11 Paesi, 500 fra città e borghi, ovunque portando il suo messaggio di pace e dialogo tra i popoli.

Ara Khatchadourian incontra spesso gli studenti delle scuole in Francia, in Libano, in Armenia e li esorta a conquistare ciò che appare inconquistabile: Dico sempre alle persone che ciascuno ha il proprio Everest. Potrebbe essere conquistare la più alta vetta del mondo o fare il lavoro che si è sempre voluto fare. Si richiederà un grande impegno e una grande perseveranza per raggiungere questi obiettivi, ma proverai la più grande sensazione al mondo quando avrai successo e raggiungerai la vetta più alta. Così io chiedo loro: quale è il tuo Everest?

Conclude: «Sono per la pace, l’amore, il rispetto e la fraternità tra la gente, per la salute e l’educazione per tutti, per la vita che ha lo stesso valore indipendentemente dalla nazionalità, dalla religione o dal colore della pelle», ha ribadito questo infaticabile e determinato cittadino del mondo, capace di colpire e ispirare i cuori.

 

VIDEO Ara Khatchadourian: Run For Peace (from Marseilles to Yerevan)

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