Discriminazione sanitaria e antisemitismo. Un evento dell’AME

Eventi

di Nathan Greppi
Dopo il 7 ottobre l’odio contro gli ebrei ha avuto dei risvolti anche in un settore, quello medico e sanitario, dove in teoria tutti dovrebbero avere diritto alle stesse cure a prescindere da etnia, religione o posizioni politiche. L’evento ha analizzato diversi aspetti di questo tema con interventi prestigiosi.


In un’epoca in cui a parole si vuole combattere tutte le forme di odio, paradossalmente è stata sdoganata la più antica al mondo, quella nei confronti degli ebrei. Un fenomeno che dopo il 7 ottobre ha avuto dei risvolti anche in un settore, quello medico e sanitario, dove in teoria tutti dovrebbero avere diritto alle stesse cure a prescindere da etnia, religione o posizioni politiche.

Di questo e molto altro si è parlato nel corso di un evento tenutosi domenica 11 gennaio presso la sede della Comunità Ebraica di Milano, organizzato dall’AME (Associazione Medica Ebraica) e intitolato Quando la cura incontra l’odio. Discriminazione sanitaria e antisemitismo. Tutti i relatori sono stati moderati dalla psicanalista Simonetta Diena.

Il pregiudizio dei media

Alla radice di questo odio vi è una narrazione distorta della guerra tra Israele e Hamas, che in questi due anni è diventata egemone sui media mainstream. Stefano Gatti, ricercatore dell’Osservatorio Antisemitismo della Fondazione CDEC, ha spiegato che dopo il 7 ottobre, “inizialmente i mezzi di comunicazione […] rimasero sconvolti. Ma questo sconvolgimento è durato un battito di ciglia”. Già il 10 ottobre 2023, “si è tenuta la prima manifestazione propal”.

Diversi miti delle narrazioni antigiudaiche sono state dissotterrate, compresa l’immagine dell’ebreo vendicativo e deicida rispolverata da diversi alti prelati. Oggi, per difendersi da accuse di antisemitismo, dicono di prendersela con i “sionisti” ed etichettano come “buoni” solo gli ebrei che prendono le distanze dal sionismo. “Come ha detto l’ex-presidente del Consiglio Conte che, in un modo esplicito, ha detto ‘cari ebrei, dovete prendere le distanze dal vostro Stato, sennò siete complici’”, ha ricordato Gatti.

In tutto questo, “hanno avuto un peso centrale i mezzi di comunicazione, […] che sono diventati come dei postini dei mezzi di comunicazione propal”. Ha fatto l’esempio dei molti media che citano Al Jazeera, “che a sua volta fa riferimento al Ministero della Sanità di Gaza”, controllato da Hamas.

L’odio antisraeliano in medicina

A causa di questo clima d’odio imperante, sono aumentati gli episodi di discriminazione nel settore sanitario, con una crescente politicizzazione della medicina. Il pediatra Daniele Radzik, membro del consiglio direttivo dell’AME e consigliere della Comunità Ebraica di Venezia, ha spiegato che “il confine tra informazione, ideologia e scienza è diventato sempre più sottile” dopo il 7 ottobre.

“Il punto di origine di questa ondata di delegittimazione di Israele”, ha affermato, “a mio parere è stata la pubblicazione del rapporto di Amnesty International nel dicembre 2024 dal titolo Ti senti come fossi un subumano”. Una analisi che, tramite interviste ad operatori sanitari di Gaza, ha accusato Israele di genocidio e apartheid.

“In realtà, questo rapporto di Amnesty ha molte criticità metodologiche e scientifiche”, ha dichiarato Radzik, spiegandone il motivo tramite una serie di slide. In questo come in altri rapporti analoghi, erano presenti numerose lacune: viene ignorato il contesto geopolitico, non vengono menzionati gli aiuti umanitari israeliani né l’utilizzo di strutture civili per scopi militari da parte di Hamas. Nonostante ciò, “il rapporto è diventato la base per campagne di boicottaggio e accuse contro medici e ricercatori israeliani, quando sappiamo che la cura non può convivere con l’odio”.

Il punto della situazione sui boicottaggi

A dispetto di questa situazione, non in tutti gli ambiti vengono toccati allo stesso modo. Rosanna Supino, presidente dell’AME, ha raccontato qual è la situazione del boicottaggio antisraeliano in vari paesi, basandosi sugli scambi avuti con colleghi da tutto il mondo: “Recentemente, in Inghilterra per la prima volta il tribunale ha dichiarato esplicitamente che il comportamento di un medico universitario, lanciando un boicottaggio, aveva minato la fiducia pubblica nella professione medica”.

Guardando ai singoli Stati, la Supino ha detto: “Il governo italiano, in nome della libertà di espressione, ha lasciato libertà alle imprese e alle università. Per cui, le attività BDS e propal sono legali”. Di contro, in Germania sono stati messi al bando, mentre in Francia i boicottaggi sono stati perseguiti penalmente nel timore che alimentino l’antisemitismo. Guardando ad altri continenti, negli Stati Uniti il BDS è presente soprattutto nei campus ma poco influente nella società, mentre in Australia gode di maggiore libertà. Mentre in Asia e in Africa, è presente soprattutto in India e in Sudafrica.

Il caso della Toscana

Dopo aver guardato la situazione a livello nazionale e internazionale, si è provato a restringere la visuale su un contesto locale, quello di una regione storicamente di sinistra come la Toscana. “Vivendo in una città dove gli ebrei sono pochi, la maggior parte delle relazioni sociali che ho sempre portato avanti riguarda non ebrei, e dopo il 7 ottobre mi sono ritrovato inaspettatamente a rimodulare queste relazioni, perché mi veniva richiesto di esprimere una critica nei confronti d’Israele”, ha raccontato Federico Prosperi, membro del direttivo AME e segretario della Comunità Ebraica di Pisa.

Ha ricordato l’aumento considerevole di aggressioni antisemite avvenute in Toscana, come quella avvenuta a settembre contro due turisti ebrei americani a Firenze. Un fenomeno che si è manifestato anche in ambito sanitario: a tal proposito, Prosperi ha fatto diversi esempi, tra cui la decisione del sindaco di Sesto Fiorentino di bloccare la vendita di farmaci israeliani nelle farmacie comunali, o il video di una dottoressa e un’infermiera a Pratovecchio Stia, in provincia di Arezzo, che buttano nel cestino i farmaci prodotti dall’azienda israeliana Teva.

L’odio nel mondo della psicologia

Anche nel settore della psicologia ci sono state diverse manifestazioni d’odio nei confronti d’Israele e degli ebrei. Lo ha testimoniato la psicoterapeuta Dalia Segrè, la quale ha spiegato che nei due anni successivi al 7 ottobre “non abbiamo visto comunicati del CNOP (Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi) che parlassero di guerra. Solo dopo l’insediamento del nuovo consiglio, intorno agli inizi del 2025, osserviamo invece un comunicato del maggio 2025 che parla della guerra a Gaza”, che sosteneva posizioni fortemente propal e invitava i vari ordini regionali a fare altrettanto.

In questo modo, secondo la Segré, “il CNOP ha abdicato al suo ruolo di cura e di tutela di tutti gli iscritti indistintamente. […] Il CNOP, da un punto di vista deontologico, ha tradito il suo stesso codice etico, specialmente negli articoli 3 e 4, esprimendo proprio un posizionamento che non rappresenta la totalità degli iscritti”. In tale appello si esprime solidarietà per Gaza, ma non vengono citate le vittime israeliane del 7 ottobre né le azioni terroristiche di Hamas.

Guardando in generale a cos’è successo nella società di psicologia in Italia dopo il 7 ottobre, ha raccontato che “abbiamo osservato dei comportamenti gravi. Per fare un esempio, la chat della Società Psicanalitica Italiana, dove sono comparse offese anche a sfondo antisemita verso autorevoli colleghi ebrei”. Mentre nel 2024, è saltata una conferenza a Roma promossa dall’Associazione italiana di psicologia analitica (Aipa) e dall’Associazione per la ricerca in psicologia analitica (Arpa), a causa della presenza di relatori israeliani.

Antisemitismo consapevole o inconsapevole

Un tema emerso più volte, è che oggi molte esternazioni antisemite avvengono inconsciamente: se il neonazista con la svastica e il braccio teso è facilmente riconoscibile, al contrario in molti non si rendono conto che ritrarre gli israeliani come i persecutori di Gesù, come fanno molti vignettisti, richiama l’antica accusa di deicidio che per quasi due millenni è stata alla base dell’antigiudaismo cristiano.

A tal proposito, lo psicanalista Yasha Reibman ha spiegato: “Per definizione, dell’inconscio non abbiamo accesso diretto, possiamo coglierne solo i derivati. […] E tutti i pregiudizi seminano lì e nei meccanismi che usiamo per difenderci dalle irruzioni dell’inconscio nella nostra vita quotidiana”. Ha aggiunto che “ciascuno di noi ha i propri pregiudizi”, ma anche che “più siamo consapevoli dei nostri pregiudizi, e meno questi ci controllano nella nostra vita. Viceversa, ciò che non riconosciamo dentro di noi finisce per governarci”.

Rifacendosi ad altri interventi precedenti, ha sottolineato che “molti colleghi non ebrei sono anche dalla nostra parte, ci stanno aiutando in questo momento e ci hanno dato un supporto preziosissimo”. Ha fatto un esempio relativo alle tifoserie nel calcio: “Le curve dello stadio in Germania non sono antisemite. Diverse squadre tedesche hanno esposto in questi anni striscioni di supporto alle comunità ebraiche, a Israele e agli israeliani”.

Ha fatto l’esempio della squadra del Werder Brema, che ha reso omaggio all’ostaggio israeliano ucciso da Hamas Hersh Goldberg-Polin, che era un loro tifoso. “E dopo quello che è successo in Australia, i tifosi del Werder Brema hanno esposto uno striscione dove hanno detto ‘globalizzare l’Intifada significa uccidere gli ebrei’”. Sul versante opposto, “subito dopo il 7 ottobre a Roma hanno iniziato a bruciare e a rovinare le pietre d’inciampo, che nulla c’entrano con Israele”.