di Pietro Baragiola
La Fnsi si è limitata a parlare delle tensioni provocate da questi fatti, respingendo ogni genere di accuse dirette. Per Morigi, però, questa non è stata una presa di posizione sufficiente e ha proceduto ad inviare una lettera ai vertici del sindacato spiegando “di non poter stare un minuto di più in quest’organizzazione perché non è chiaro il rapporto che ha con il terrorismo islamico”.
Dopo anni nell’Associazione Lombarda dei Giornalisti di cui era componente del Consiglio direttivo, Andrea Morigi ha lasciato l’organizzazione, federata alla Fnsi, contestando al sindacato la mancata presa di posizione contro il terrorismo islamico.
A provocare questa rottura sono stati i fatti avvenuti durante la manifestazione del 9 settembre davanti a Montecitorio, dove sono apparse diverse bandiere di Hamas e alcuni membri della folla hanno intonato cori a sostegno di Hezbollah e dell’ex leader del movimento libanese Hassan Nasrallah.
“Ho chiesto alla Federazione di prendere subito le distanze da questi gesti e condannarli pubblicamente” ha raccontato Morigi durante l’intervista rilasciata a Bet Magazine-Mosaico. “Volevo che fosse chiaro che coloro che hanno aderito alla manifestazione non sostengono questo genere di comportamenti, ma più che risposte ho ricevuto silenzi.”
Nel suo resoconto della manifestazione, la Fnsi si è limitata a parlare delle tensioni provocate da questi fatti, respingendo ogni genere di accuse dirette e rivendicando la necessità di distinguere l’antisemitismo dalla critica alle politiche del governo israeliano: “la Fnsi non è antisemita. Non lo è mai stata e mai lo sarà.”
Per Morigi, però, questa non è stata una presa di posizione sufficiente e ha proceduto ad inviare una lettera ai vertici del sindacato spiegando “di non poter stare un minuto di più in quest’organizzazione perché non è chiaro il rapporto che ha con il terrorismo islamico”.
Il ddl antisemitismo

Al centro dello scontro c’è anche il disegno di legge sull’antisemitismo e il ricorso alla definizione dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). La Fnsi ha aderito alla manifestazione insieme a numerose associazioni proprio per contestare il rischio che questo provvedimento potesse limitare la libertà di critica nei confronti di Israele.
Nella nostra intervista Morigi ha sottolineato che non essere d’accordo con il governo israeliano e sostenere Israele non sono posizioni incompatibili: “è importante essere consapevoli del fatto che questo dibattito è già in corso all’interno del mondo ebraico e che la dialettica di Israele è la stessa presente in tutte le società civili.”
Il confine, secondo il giornalista, va tracciato quando dalla critica politica si passa al sostegno di organizzazioni terroristiche.
“Se uno sostiene Hamas non sostiene la libertà” afferma Morigi arrivando a una conclusione molto più dura sul significato della partecipazione alla manifestazione. “Se aderisci a questo tipo di eventi e non ti dichiari contrario a certi gesti, è come se non ti opponessi alla Shoah e io non lo posso tollerare. Non voglio stare dalla parte di una politica che si rifiuta di schierarsi contro l’antisemitismo.”
Sindacalisti Anonimi
La scelta di lasciare il sindacato ha suscitato reazioni anche tra diversi giornalisti, colleghi di Morigi: “molti mi hanno detto di tornare sui miei passi perché queste battaglie si combattono dall’interno ma io ho deciso di percorrere una strada diversa.”
Nasce così “Sindacalisti Anonimi”, iniziativa che Morigi definisce provocatoriamente una “succursale degli Antisemiti Anonimi”, richiamando il gruppo immaginato da Philip Roth in Operazione Shylock. Nel romanzo questo nome identifica, in chiave satirica, un gruppo modellato sugli Alcolisti Anonimi e rivolto a chi vuole liberarsi dal proprio antisemitismo. Qui, invece, Morigi utilizza il riferimento letterario per rivolgersi agli iscritti al sindacato dei giornalisti che condividono le sue stesse preoccupazioni.
“Chi vorrà a sua volta abbandonare quella congrega lo farà perché non vuole esserne complice” ha concluso Morigi, spiegando che restare significherebbe “fare la foglia di fico del terrorismo islamico”. “Sono lieto di vedere che la mia decisione ha già risvegliato qualcuno e ho la speranza che diventi un tema che possa prendere uno spazio politico, ricordando a tutti il vero obiettivo del giornalismo: dare buoni argomenti alle brave persone.”



