di Nina Deutsch
L’accordo è stato firmato a Gerusalemme dai ministri degli Esteri Johann Wadephul e Gideon Sa’ar. L’incontro ha offerto l’occasione per affrontare i principali dossier del Medio Oriente e ribadire il legame strategico tra Germania e Israele, mentre cresce la sfida globale contro l’antisemitismo e la distorsione della storia.
La Germania rafforza il proprio impegno nella difesa della memoria della Shoah. Berlino ha infatti deciso di quintuplicare il contributo economico destinato a Yad Vashem, il memoriale dell’Olocausto di Gerusalemme: dall’attuale milione di euro si passerà a cinque milioni di euro l’anno fino al 2030.
L’accordo è stato firmato martedì 7 luglio nella capitale israeliana dal ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul e dal suo omologo israeliano Gideon Sa’ar in una conferenza stampa congiunta. Le nuove risorse saranno destinate alla digitalizzazione degli archivi, alla conservazione delle testimonianze dei sopravvissuti e al rafforzamento dei programmi educativi contro l’antisemitismo, il negazionismo e ogni forma di distorsione della Shoah. Come riporta la Jüdische Allgemeine, il finanziamento tedesco aumenterà di cinque volte rispetto a quello attuale, confermando la volontà di Berlino di investire nella tutela della memoria storica.
La decisione arriva in un momento particolarmente significativo. Con la graduale scomparsa dei sopravvissuti all’Olocausto, il peso della memoria passa inevitabilmente agli archivi, alla ricerca storica e all’educazione. Allo stesso tempo, l’Europa e gran parte del mondo registrano una preoccupante recrudescenza dell’antisemitismo, mentre si moltiplicano i tentativi di banalizzare, relativizzare o negare la Shoah. Secondo il rapporto annuale dell’Università di Tel Aviv, realizzato in collaborazione con la Anti-Defamation League e altri istituti di ricerca internazionali, dopo il 7 ottobre 2023 gli episodi di odio contro gli ebrei sono aumentati in numerosi Paesi, confermando quanto la trasmissione della memoria sia oggi una sfida sempre più urgente.
In questo scenario, il lavoro di istituzioni come Yad Vashem assume un ruolo sempre più centrale: non solo custodire il passato, ma fornire strumenti culturali ed educativi per contrastare l’odio e difendere la verità storica.
Cinque milioni di euro l’anno per salvare documenti e testimonianze
L’aumento del contributo tedesco consentirà dunque a Yad Vashem di accelerare la digitalizzazione di uno dei più grandi patrimoni documentali al mondo dedicati alla Shoah. L’obiettivo è preservare migliaia di testimonianze, fotografie, documenti e registrazioni dei sopravvissuti, rendendoli accessibili a ricercatori, scuole e cittadini attraverso piattaforme digitali sempre più avanzate. Una parte consistente delle risorse sarà inoltre destinata ai programmi educativi internazionali.
«In un momento in cui sempre meno testimoni oculari possono raccontare i crimini della Shoah, il lavoro di Yad Vashem è inestimabile», ha affermato Wadephul. Il ministro ha sottolineato che preservare le testimonianze significa non solo custodire il passato, ma offrire alle nuove generazioni gli strumenti per riconoscere e contrastare l’odio, ricordando che opporsi a ogni tentativo di relativizzare o negare la Shoah resta «un dovere permanente» della Germania.
Anche Gideon Sa’ar ha definito l’accordo «un’espressione della responsabilità storica della Germania» e un ulteriore passo nel rafforzamento delle relazioni tra Berlino e Gerusalemme, fondate sulla memoria, sulla ricerca storica e sulla cooperazione educativa.
Yad Vashem arriva in Germania: una scelta dal forte valore simbolico
Il rafforzamento dei finanziamenti si inserisce in un progetto destinato a segnare una svolta nella storia del memoriale israeliano. Per la prima volta dalla sua fondazione nel 1953, infatti, Yad Vashem aprirà sedi permanenti fuori da Israele.
Come già annunciato, il principale centro educativo sorgerà a Monaco di Baviera, nella zona di Karolinenplatz, mentre una seconda struttura sarà realizzata a Lipsia. Quest’ultima offrirà soprattutto percorsi formativi rivolti agli insegnanti della Sassonia e delle regioni limitrofe, con strumenti didattici innovativi dedicati alla storia della Shoah e alla lotta contro l’antisemitismo.
La scelta della Germania non è casuale. Riportare la memoria della Shoah nel Paese in cui nacque il nazionalsocialismo rappresenta uno dei gesti simbolici più significativi compiuti da Yad Vashem nei suoi oltre settant’anni di attività. Il progetto prevede inoltre il rafforzamento della collaborazione con altri Länder tedeschi, tra cui la Renania Settentrionale-Vestfalia, nell’ottica di costruire una rete educativa nazionale.
Sul tavolo anche i principali dossier del Medio Oriente
La firma dell’accordo ha offerto ai due ministri anche l’occasione per confrontarsi sulle principali crisi regionali.
Wadephul ha ribadito che l’Iran non dovrà mai dotarsi di un’arma nucleare e ha sostenuto che eventuali alleggerimenti delle sanzioni potranno essere presi in considerazione soltanto in presenza di garanzie credibili e verificabili. Secondo il ministro tedesco, nei negoziati dovranno rientrare anche il programma missilistico iraniano e il sostegno che Teheran continua a fornire a Hezbollah, Hamas e agli Houthi.
Sul Libano, entrambi hanno espresso un cauto ottimismo rispetto ai negoziati in corso. Wadephul ha parlato di «un’opportunità storica» per porre fine a un conflitto che dura da decenni, a condizione che il controllo del sud del Paese venga affidato all’esercito regolare libanese e che Hezbollah perda definitivamente la propria capacità militare.
Sa’ar ha ribadito che Israele «non ha alcuna rivendicazione territoriale in Libano» e che la presenza dell’esercito israeliano nella zona di sicurezza risponde esclusivamente alla necessità di proteggere le comunità del nord del Paese. «Vogliamo la pace con il Libano», ha dichiarato, precisando però che essa potrà essere raggiunta soltanto attraverso il completo disarmo di Hezbollah.
Anche la situazione nella Striscia di Gaza è stata al centro del colloquio. La Germania ha chiesto che gli aiuti umanitari raggiungano più rapidamente la popolazione civile, ribadendo tuttavia che qualsiasi assetto del dopoguerra dovrà prevedere il disarmo di Hamas e la fine del suo controllo militare sulla Striscia. Una posizione condivisa da Israele, secondo cui non potrà esistere una prospettiva di stabilità finché l’organizzazione continuerà a mantenere una propria struttura armata.
Più articolato il confronto sulla Cisgiordania. Wadephul ha confermato il sostegno della Germania alla soluzione negoziata dei due Stati, si è detto contrario a qualsiasi annessione unilaterale di territori palestinesi e ha chiesto lo sblocco delle entrate fiscali destinate all’Autorità Palestinese, pur sottolineando la necessità di profonde riforme.
Sa’ar ha replicato accusando l’Autorità Palestinese di continuare a sostenere economicamente terroristi detenuti e le loro famiglie attraverso il controverso sistema dei cosiddetti “pay for slay”, espressione a usata per definire il sistema di sussidi economici gestito dall’ANP. Il ministro tedesco ha riconosciuto inoltre l’esistenza di contenuti problematici nei programmi scolastici palestinesi, ribadendo però che l’Autorità Palestinese resta oggi l’unica istituzione in grado di accompagnare un futuro processo di autogoverno.
In conclusione, il messaggio politico più forte emerso dalla visita resta quello affidato alla firma dell’accordo con Yad Vashem. In un’epoca in cui i testimoni diretti della Shoah stanno scomparendo e l’antisemitismo, la Germania ha scelto di trasformare la memoria in un impegno concreto. Non soltanto un gesto di responsabilità verso il proprio passato, ma un investimento sul futuro e sulla difesa della verità storica.



