Alon Ohel e Eli Sharabi durante la serata di Strands for hope a Londra

“Siamo sopravvissuti l’uno grazie all’altro”: Londra ospita l’incontro con gli ex ostaggi Eli Sharabi e Alon Ohel

Personaggi e Storie

di Pietro Baragiola

Per la prima volta dalla loro liberazione, gli ex ostaggi Eli Sharabi e Alon Ohel sono apparsi insieme in pubblico. L’evento si è tenuto il 4 maggio a Londra, durante la cena inaugurale di raccolta fondi dell’organizzazione benefica Strands of Hope, dove sono stati donati oltre 350mila euro a sostegno dei giovani vulnerabili in Israele.

Davanti a più di 400 persone, Sharabi e Ohel hanno raccontato il rapporto nato durante la prigionia a Gaza, descrivendolo come un legame “padre-figlio”.

“Ogni giorno mi svegliavo pensando che dovevo resistere, non solo per me ma anche per lui” ha raccontato Sharabi, affermando che quest’amicizia si è rivelata fondamentale per la sopravvivenza psicologica di entrambi.

La prigionia insieme

Eli Sharabi è stato rapito il 7 ottobre 2023 dalla sua casa nel kibbutz Be’eri e tenuto in ostaggio per 491 giorni. Durante l’attacco, la moglie Lianne e le figlie Noiya, 16 anni, e Yahel, 13, sono state uccise. Lui però lo avrebbe scoperto soltanto dopo il rilascio, avvenuto nel febbraio 2025.

Nel raccontare questi momenti, in sala è calato il silenzio.

“Giorni dopo la cattura i terroristi mi hanno detto: ‘Ho visto tua moglie e le tue figlie, stanno bene’. È stata l’unica volta in cui ho pianto durante la mia prigionia” ha ricordato Sharabi. “Per 16 mesi non c’è stata un’ora in cui non pensassi a loro. Non mi fidavo dei terroristi.”

L’ex ostaggio ha spiegato di aver sempre saputo che i suoi carcerieri avrebbe potuto mentire, ma ricevere la conferma della morte della sua famiglia è stato devastante. Anche il fratello, Yossi Sharabi è stato rapito e successivamente ucciso dopo cento giorni di prigionia e Eli ha dovuto lottare per riportare a casa il suo corpo.

A far forza a Sharabi sul palco era Alon Ohel, rapito durante il massacro del Nova Music Festival e rimasto ostaggio per 738 giorni. 

L’isolamento di Ohel

Durante il suo intervento, Ohel ha spiegato che la forza e l’ottimismo trasmesse da Sharabi lo hanno aiutato a resistere per tutti i 237 giorni che ha trascorso da solo dopo la liberazione dell’amico.

Come raccontato da Alon durante l’evento, tre settimane dopo il rilascio di Eli, una guardia di Hamas gli avrebbe proposto di condividere la cella con un altro ostaggio ma lui ha risposto di no.

“Sapevo che avrei ricevuto meno cibo e avevo bisogno di mangiare per sopravvivere” ha spiegato Ohel. “Gli ho chiesto invece un libro.”

Poco tempo dopo la guardia gli ha consegnato una copia di Harry Potter e il principe mezzosangue, un libro che Ohel avrebbe letto più volte durante il resto della prigionia, evitando però sempre il finale.

“Avrebbero dovuto dargli il mio libro” ha scherzato Sharabi per alleggerire il momento in sala.

 

I fondi raccolti durante la serata sono destinati a Hut HaMeshulash, l’organizzazione israeliana che sostiene circa 1.400 giovani a rischio a Gerusalemme attraverso rifugi d’emergenza, alloggi protetti, pasti caldi e programmi di reinserimento sociale.

“Questo tipo di sostegno può salvare innumerevoli vite” ha aggiunto Sharabi, chiudendo l’evento con un messaggio rivolto alla comunità ebraica britannica. “Siate orgogliosi e non abbiate paura di ciò che siamo. So che è un momento difficile per essere ebrei, ma sono ottimista per il futuro. Il nostro amore è più forte del loro odio”.

Più che una semplice raccolta fondi, la serata londinese si è trasformata in una testimonianza pubblica di sopravvivenza e memoria. Due uomini usciti da Gaza con ferite profonde, ma decisi a raccontare non soltanto la violenza vissuta ma anche la possibilità di continuare a vivere dopo di essa, uniti.