Gaza, fondi Ue e ombra Hamas: il Parlamento chiede verifiche

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di Anna Balestrieri
La sezione 31 cita documenti interni sospettati di appartenere ad Hamas, datati tra il 2018 e il 2022, trovati originariamente dalle Forze di difesa israeliane nella Striscia di Gaza e poi diffusi tramite NGO Monitor. Secondo il testo parlamentare, quei documenti indicherebbero presunti tentativi di infiltrazione e monitoraggio attraverso “garanti” collegati a Ong internazionali, anche in progetti umanitari sostenuti dall’Ue.
 

Nel rapporto sul discarico 2024 del Servizio europeo per l’azione esterna, il Parlamento europeo inserisce un passaggio politicamente sensibile: la richiesta alla Commissione di indagare su presunte infiltrazioni di Hamas in progetti umanitari finanziati dall’Unione a Gaza. Il punto chiave è che Bruxelles non afferma una responsabilità accertata: chiede di verificare le accuse e di sospendere o recuperare i fondi solo dove eventuali violazioni siano confermate.

La sezione 31 cita documenti interni sospettati di appartenere ad Hamas, datati tra il 2018 e il 2022, trovati originariamente dalle Forze di difesa israeliane nella Striscia di Gaza e poi diffusi tramite NGO Monitor. Secondo il testo parlamentare, quei documenti indicherebbero presunti tentativi di infiltrazione e monitoraggio attraverso “garanti” collegati a Ong internazionali, anche in progetti umanitari sostenuti dall’Ue. La formulazione resta prudente: “allegedly”, cioè “presuntamente”.

Il passaggio arriva in un contesto in cui l’Unione rivendica un ruolo umanitario centrale. Dal 7 ottobre 2023, secondo il rapporto, l’Ue ha mobilitato 450 milioni di euro in aiuti umanitari per Gaza e Cisgiordania, più un pacchetto iniziale da 120 milioni per il 2025; nel 2025 la Commissione ha inoltre adottato un programma pluriennale per la Palestina fino a 1,6 miliardi di euro per il periodo 2025-2027. Più aumentano le risorse, più cresce la pressione politica sui controlli.

Questo si inserisce in una critica più ampia, presente anche nel dibattito politico europeo, secondo cui i controlli dell’Unione si concentrano soprattutto sugli aspetti amministrativi e contabili, mentre entrano più raramente nel merito dei contenuti e delle reti coinvolte nei progetti finanziati.

Il Parlamento riconosce che i meccanismi di verifica sono stati rafforzati dal 2023 con audit specifici, analisi del rischio e monitoraggio esterno aggiuntivo. Ma il messaggio politico è netto: ogni sospetto di uso improprio di fondi dei contribuenti europei deve essere verificato con rigore. La linea rossa è la possibile deviazione, anche indiretta, di fondi Ue verso organizzazioni terroristiche.

Il rapporto richiama anche il caso UNRWA: cita le accuse secondo cui 19 dipendenti su 13.000 a Gaza sarebbero stati coinvolti negli attacchi del 7 ottobre 2023 e ricorda che, dopo le indagini dell’ONU, 9 membri dello staff sono stati licenziati. Allo stesso tempo, il testo prende atto del lavoro della Commissione con UNRWA per rafforzare neutralità, trasparenza e sistemi di controllo. Il Parlamento non chiede il ritiro automatico del sostegno, ma condizionalità più robuste.

La questione, però, è anche informativa. Nello stesso paragrafo 31, il Parlamento avverte che nei conflitti armati disinformazione e guerra dell’informazione sono pratiche comuni. Questo inciso è decisivo: le accuse vanno investigate, ma non trasformate automaticamente in prova politica. 

In sintesi, il documento segna un irrigidimento della vigilanza europea sugli aiuti a Gaza. Non è una condanna definitiva delle Ong né una certificazione delle accuse contenute nei documenti diffusi da NGO Monitor. È piuttosto un mandato politico alla Commissione: verificare, documentare, sospendere o recuperare i fondi se emergono violazioni. La sfida per l’Ue è tenere insieme due obblighi: impedire qualunque abuso dei fondi pubblici e non paralizzare l’assistenza umanitaria in una crisi estrema.