Germania: radicalizzazione in crescita tra i giovani musulmani

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di Malka Letwin
Uno dei dati sconcertanti messi in evidenza dal sottosegretario parlamentare tedesco Christoph de Vries riguarda l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023 in Israele, che secondo lui sarebbe stato un “fattore trainante per l’islamismo nel suo complesso”.

Quasi la metà dei musulmani sotto i 40 anni in Germania sembra preferire la legge della Sharia, rispetto ad un sistema democratico della costituzione e manifesta sentimenti antisemiti. A dirlo è una ricerca condotta dal MOTRA (Monitoring System and Transfer Platform for Radicalization), un progetto che dal 2019 si occupa della radicalizzazione e dell’estremismo in Germania, in collaborazione con l’Ufficio federale di polizia criminale (BKA).

Lo studio ha messo in evidenza una radicalizzazione già evidente, che interessa l’11,5% degli intervistati e una componente latente, pari a circa il 33,6%, che mostra una predisposizione verso idee estremiste non ancora esplicite. Complessivamente, queste due componenti riguarderebbero il 45,1% dei giovani musulmani, ovvero quasi uno su due.

In merito al fenomeno, in una dichiarazione al quotidiano Die Zeit, il sottosegretario parlamentare tedesco Christoph de Vries ha espresso, a nome del suo partito (CDU), forte preoccupazione, affermando che l’antisemitismo sarebbe più diffuso tra i giovani musulmani rispetto alla popolazione generale. Le stime indicano che il fenomeno sarebbe circa quattro volte più maggiore

Secondo il politico tedesco, il ruolo degli influencer islamisti attivi sui social network sarebbe tra le principali cause. Inoltre, ha detto che l’attacco del 7 ottobre 2023, avrebbe contribuito a rafforzare ulteriormente certe posizioni.

Imporre un divieto per i più giovani nell’utilizzo dei social media, sarebbe una delle soluzioni che propone, visto che in Germania ragazzi e ragazze di appena 13 anni sarebbero stati indotti, attraverso una radicalizzazione che parte proprio dai social media, a compiere gravi attentati.

Maggior controllo nelle moschee in Germania “affiliate” alla Turchia di Erdogan

Per contrastare il grave e crescente fenomeno, Christoph de Vries suggerisce anche la necessita di controllare più attentamente le moschee in Germania, in particolare quelle legate a governi stranieri come la DITIB (Unione turco-islamica per gli affari religiosi), una delle principali organizzazioni musulmane in Germania, che conta circa 1000 moschee, definita spesso come “il lungo braccio di Erdogan”.

Il politico è dell’idea che queste realtà possano contribuire a diffondere ideologie islamiste estreme e sentimenti antisemiti, con ripercussioni sia sulla sicurezza sia sulla vita delle comunità ebraiche. Per questo motivo propone di rafforzare le politiche di integrazione, dando maggiore spazio al contrasto dell’antisemitismo.

«In molte zone della città non è più consentito uscire con simboli ebraici come la kippah. Per coloro che rimangono qui, la lotta contro l’antisemitismo deve sempre avere un ruolo, sia nei corsi di integrazione che nel processo di naturalizzazione. Chiunque viva in Germania deve riconoscere il diritto di Israele ad esistere», ha aggiunto.

Esistono tuttavia pareri differenti emersi da altri studi condotti in Germania. Una ricerca del Centro tedesco per la ricerca sull’integrazione e la migrazione (DeZIM) respinge l’idea che si tratti esclusivamente di un antisemitismo proveniente dall’esterno, quindi importato. Lo studio rileva inoltre che gli atteggiamenti antisemiti tendono a ridursi tra gli immigrati musulmani con l’aumentare della durata del soggiorno e successivamente nel corso delle generazioni.

I ricercatori hanno inoltre affermato che gli atteggiamenti antisemiti sono comunque presenti, sebbene in forme diverse, nell’intera società. Le differenti forme di antisemitismo sarebbero attribuibili in base alla preferenza per un determinato partito politico.