di Nathan Greppi
Non si fermano le polemiche che coinvolgo la moglie del sindaco di New York Zohran Mamdani, l’artista americana di origini siriane Rama Duwaji. Dopo che nelle ultime settimane è emerso che ha messo dei like a diversi post su Instagram che celebravano i massacri del 7 ottobre 2023, un’altra controversia ha riguardato un’illustrazione da lei realizzata per un libro breve, A Trail of Soap. Il motivo? La co-curatrice, Susan Abulhawa, è una figura assai controversa, i cui post sui social spesso sconfinano dall’antisionismo all’antisemitismo.
Chi è Susan Abulhawa
Abulhawa è un’attivista e scrittrice americana di origini palestinesi, autrice di romanzi che raccontano i fatti del 1948 dal punto di vista palestinese (pubblicati in Italia da Feltrinelli). Nel momento in cui scriviamo, può annoverare più di 133.000 follower su Instagram e 68.000 su X/Twitter, ed è attiva nei movimenti propal sin dai primi anni 2000.
Come riporta il sito HonestReporting, Susan Abulhawa utilizza spesso un linguaggio che non si limita ad attaccare le politiche del governo israeliano, ma prende di mira tutti gli israeliani e anche gli ebrei come popolo: in un tweet del 17 marzo 2026, ha scritto che “la supremazia narcisistica ebraica è il patogeno più virulento sul nostro pianeta e deve essere sradicato”.
In un altro tweet, dell’agosto 2025, ha dichiarato che “gli israeliani non dovrebbero sentirsi al sicuro da nessuna parte al mondo. E non me ne frega un c***o se la gente fa cadere la distinzione tra sionisti ed ebrei – non quando l’82% (almeno) degli ebrei israeliani e la stessa percentuale degli ebrei americani sostiene questo Olocausto”. E in riferimento allo Stato d’Israele, ha aggiunto: “Cancellate quella vile colonia da questa terra. L’unico modo in cui l’umanità può avere una possibilità vincente per un futuro morale è se questo cancro viene estirpato dalla nostra realtà politica, morale e sociale”.
Il 12 ottobre 2023, appena cinque giorni dopo i massacri e i rapimenti compiuti da Hamas, in un’editoriale apparso sul sito The Electronic Intifada la Abulhawa ha definito il 7 ottobre “un momento spettacolare che ha sconvolto il mondo”. E nel giugno 2025, in occasione della guerra dei dodici giorni tra Israele e l’Iran, ha twittato: “Conoscete il vecchio coro: Khaibar, Khaibar, yayahood…”. Si tratta di un riferimento al massacro di Khaybar, avvenuto nell’omonima città in Arabia Saudita nel VII secolo quando le truppe di Maometto massacrarono e schiavizzarono la popolazione ebraica locale.
La reazione di Mamdani
Quando il legame con la Abulhawa è diventato di dominio pubblico, Mamdani ha negato che lui o sua moglie la conoscessero, definendo la sua retorica “riprovevole”. Tuttavia, secondo il quotidiano New York Post, la scrittrice palestinese-americana aveva già dei legami con la famiglia Mamdani da prima ancora che la Duwaji realizzasse l’illustrazione per A Trail of Soap.
Nel 2018, la Abulhawa ha partecipato come relatrice al Jaipur Literature Festival in India, dove era ospite ufficiale anche la madre dell’attuale sindaco di New York, la regista Mira Nair. Nel 2023, lo stesso Mamdani è stato ospite assieme alla Abulhawa nello stesso episodio del podcast Katie Halper Show, condotto da una comica e commentatrice politica apertamente antisionista. E nel 2024, la Abulhawa e Mahmood Mamdani, padre di Zohran nonché docente alla Columbia, sono stati entrambi nominati membri di un comitato del Gaza Tribunal, una corte non ufficiale creata appositamente per incolpare Israele.
La reazione della Abulhawa
Dopo essere stata scaricata dal sindaco di New York, la scrittrice ha reagito a sua volta in un’intervista concessa a Briahna Joy Gray, ex-addetta stampa del senatore democratico Bernie Sanders per le elezioni presidenziali del 2020: “C’è uno schema nell’utilizzare la Palestina e il dolore palestinese, che sia per reputazione, calcolo politico o qualsiasi altro motivo”, ha detto la Abulhawa in merito alle parole di Mamdani, “e poi ci buttano sotto l’autobus quando l’obiettivo è stato raggiunto”.
Nel corso dell’intervista, è arrivata a prendersela anche con la comunità ebraica negli Stati Uniti: “Gli ebrei americani sono la fascia demografica più privilegiata di questo paese. Questo non per dire che alcune persone non amino gli ebrei perché sono ebrei ma, francamente, penso che il risentimento che stanno vedendo ora derivi dal fatto che il mondo ha visto il cosiddetto Stato ebraico compiere un genocidio”.
Ha aggiunto che “non possiamo ignorare il fatto che non si tratta solo degli israeliani, sono gli ebrei americani. […] Non possiedo un vocabolario che sia abbastanza terribile per descrivere ciò che stanno facendo e il fatto che non possiedano una coscienza. Credo che nessuna parola, nessuna parola orribile vada risparmiata per questi mostri, perché sono dei mostri”.
La stessa Joy Gray si è fatta notare per un atteggiamento assai ostile nei confronti degli israeliani: nel giugno 2024, è stata licenziata dalla rivista The Hill per aver zittito e trattato in malo modo durante un’intervista Yarden Gonen, sorella di Romi Gonen che all’epoca era tenuta in ostaggio da Hamas a Gaza. In precedenza, ha anche giustificato i massacri del 7 ottobre, arrivando a dire che “quando Hamas dice di voler eliminare Israele, non si tratta di uccidere tutti gli ebrei, ma di eliminare l’idea di uno Stato ebraico… e avere uno Stato più simile a quello che abbiamo qui negli Stati Uniti”.



