Radici ebraiche, memoria e polemiche: il viaggio degli Starmer in Polonia divide l’opinione pubblica

Personaggi e Storie

di Nina Deutsch
Il Primo Ministro britannico Keir Starmer, la moglie Victoria e i loro figli hanno visitato il villaggio polacco da cui fuggì la famiglia ebraica di lei. Un viaggio intimo e simbolico, raccontato in esclusiva da Jewish News, che riaccende il tema della memoria in un’Inghilterra segnata da un antisemitismo crescente. Ma sui social la reazione non è unanime: tra accuse di opportunismo e difese accorate, il dibattito è acceso, polemico e profondamente divisivo.

C’è un silenzio particolare che accompagna certi viaggi. Non è quello delle vacanze, né quello delle visite ufficiali scandite da protocolli e bandiere. È un silenzio fatto di domande, di curiosità e di ricerca delle proprie radici. È con questo silenzio che Keir Starmer, sua moglie Victoria e i loro due figli adolescenti hanno attraversato la Polonia, nel cuore dell’Europa, per cercare una casa che oggi forse non esiste più, ma che continua a vivere nella memoria di una famiglia e nella storia ebraica del Vecchio Continente.

La notizia, rivelata in esclusiva da Jewish News, ha subito superato i confini della Gran Bretagna. Non si è trattato di un viaggio istituzionale, né di una visita simbolica programmata a tavolino. La famiglia ha visitato il minuscolo villaggio di Budzisław Stary, situato nei pressi di Koło, nella Polonia centrale, per ritrovare il luogo dove vivevano i nonni di Lady Victoria prima di fuggire dall’antisemitismo che, già prima della Prima guerra mondiale, avvelenava l’Europa orientale. La visita si è svolta in modo discreto, con la polizia locale impegnata a garantire la sicurezza dell’area mentre la famiglia esplorava la zona

Una ricerca intima e dolorosa. Nessuno dei familiari di Lady Starmer rimasti in Polonia è sopravvissuto alla Shoah. Una frattura definitiva, che ha spezzato genealogie, cancellato fotografie, disperso lingue e tradizioni. Il padre di Victoria, Bernard, nacque in Inghilterra nel 1929, dopo che la sua famiglia era riuscita a scappare. La madre, Barbara, medico nel NHS, si convertì all’ebraismo dopo il matrimonio con Bernard. Tornare in Polonia, con i figli, ha significato trasformare una storia familiare in un’esperienza concreta ed educativa.

Non è la prima volta che Victoria Starmer affronta questo percorso di memoria. Durante un evento a Downing Street con l’Holocaust Educational Trust, si era visibilmente commossa ricordando una precedente visita ad Auschwitz, dopo aver visto filmati d’archivio sulla vita ebraica in Polonia prima dell’ascesa di Hitler. In quell’occasione aveva parlato della difficoltà di guardare quelle immagini sapendo cosa sarebbe accaduto di lì a poco.

Per Starmer, che non è ebreo, il viaggio ha avuto anche un significato educativo e personale. In passato ha spiegato quanto fosse importante per lui crescere i figli nel rispetto e nella consapevolezza dell’identità ebraica presente nella famiglia materna, sottolineando come anche piccoli gesti – quel «pizzico di fede del venerdì» – possano diventare fondamentali nella costruzione di una coscienza.

Il contesto storico rende questa visita ancora più densa di significati. Come noto, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, milioni di ebrei lasciarono la Polonia e l’Europa orientale per sfuggire a pogrom, discriminazioni e violenze. Intere comunità furono cancellate prima ancora della Soluzione finale. Tornare oggi in quei luoghi non è un esercizio di nostalgia, ma un atto di responsabilità verso il passato.

Eppure, come spesso accade quando la memoria incontra la politica, la reazione pubblica non è stata unanime. Sui social si è scatenato un dibattito acceso, fatto di commenti polemici, diffidenti, talvolta durissimi. C’è chi parla di mossa di pubbliche relazioni, chi di gesto «performativo», chi accusa il Primo Ministro di voler usare l’identità ebraica della moglie come scudo politico. Altri, al contrario, pur critici verso Starmer, riconoscono il valore umano del viaggio e sperano che questa esperienza possa influenzare positivamente le sue scelte future in un Paese dove l’antisemitismo è percepito come crescente.

Ed è qui che il viaggio degli Starmer assume una dimensione che va oltre la sfera privata. Dal 7 ottobre, anche in Inghilterra, episodi di antisemitismo reale e percepito si sono moltiplicati, alimentando paura e senso di isolamento nella comunità ebraica. In questo clima, vedere il Primo Ministro camminare – da padre prima che da leader – nei luoghi da cui una famiglia ebraica è stata costretta a fuggire, ha un valore simbolico potente, pur tra mille contraddizioni.

La memoria non mette al riparo dalle critiche, né cancella le responsabilità politiche. Ma resta uno strumento essenziale. Anche quando fa discutere.