di Nina Prenda
La scorsa settimana una coalizione di organizzazioni di sinistra e filo-palestinesi ha lanciato una campagna coordinata per chiedere la revoca dell’accreditamento a numerosi campi, accusati di sostenere quello che viene definito “uno Stato genocida”.
In Canada l’attivismo antisionista ha varcato una nuova soglia, prendendo di mira i campi estivi per bambini ebrei. La scorsa settimana una coalizione di organizzazioni di sinistra e filo-palestinesi ha lanciato una campagna coordinata per chiedere la revoca dell’accreditamento a numerosi campi, accusati di sostenere quello che viene definito “uno Stato genocida”.
L’iniziativa, annunciata pubblicamente, ha coinvolto almeno 17 campi distribuiti in diverse province del Canada: Ontario, Québec, Alberta, Columbia Britannica, Manitoba e Nuova Scozia. Secondo i promotori, questi campi “pongono un problema” perché incoraggerebbero il sostegno a uno Stato descritto come “colono-coloniale”, offrendo programmi educativi e culturali legati a Israele.
Tra le contestazioni mosse figurano la celebrazione del Giorno dell’Indipendenza israeliano e del Memorial Day, la presenza di personale che ha visitato Israele e l’impiego di ex membri delle Forze di difesa israeliane (Israel Defense Forces). In un caso, in Québec, un campo è stato criticato per aver assunto una consulente che in passato aveva lavorato come assistente sociale nell’IDF; altrove, un direttore è stato indicato come “sionista che sostiene pubblicamente Israele”. In Ontario, un campo è finito sotto accusa perfino per “appropriazione culturale” a causa dell’uso dello za’atar, una spezia mediorientale.
A sostenere la campagna figurano, tra gli altri, il movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele (BDS), il Congresso canadese palestinese e vari gruppi attivi a livello provinciale e locale. L’obiettivo dichiarato è esercitare pressione sulle associazioni provinciali che rilasciano l’accreditamento ai campi, una certificazione che attesta il rispetto di standard di sicurezza, salute, personale e qualità dei programmi. Gli organizzatori affermano che oltre 800 lettere sarebbero già state inviate agli enti accreditatori.
Negli ultimi anni i gruppi antisionisti hanno progressivamente ampliato il raggio delle loro iniziative, prendendo di mira organizzazioni ebraiche e filo-israeliane, associazioni universitarie, eventi culturali e sinagoghe. Quella contro i campi estivi appare però come la prima azione strutturata e concertata rivolta direttamente a bambini e adolescenti.
Gli attivisti sostengono di agire per contrastare quello che definiscono un “genocidio” israeliano, soprattutto dopo l’attacco di Hamas dell’ottobre 2023 e la successiva guerra a Gaza. I critici ribattono che tali iniziative finiscono per stigmatizzare gli ebrei nel loro insieme. Va ricordato che il genocidio è un crimine internazionale con una definizione giuridica rigorosa e che, ad oggi, nessun tribunale internazionale ha stabilito che Israele lo abbia commesso, nonostante alcuni gruppi cerchino di estendere il significato legale del termine.
La radicalizzazione del linguaggio accompagna questa escalation. Negli ultimi mesi si sono registrati cori a favore di Hamas davanti a una sinagoga di New York e l’esposizione di effigi di soldati israeliani a Filadelfia. Fenomeni che mostrano anche la dimensione transnazionale della protesta: slogan e pratiche sperimentate in un Paese vengono rapidamente replicate altrove.
Il contesto è reso ancor più teso dall’aumento dei crimini d’odio: in Canada gli ebrei risultano il gruppo più colpito, con un’impennata di episodi dopo l’inizio della guerra di Gaza. Tra i casi recenti figurano colpi d’arma da fuoco contro sinagoghe, cori violenti in musei della Shoah, episodi di bullismo antisemita nelle scuole, manifestazioni di sostegno al terrorismo nei campus universitari e persino tentativi di rapimento di donne ebree.
L’annuncio della campagna contro i campi estivi ha suscitato forte allarme nelle comunità ebraiche. La UJA Federation of Greater Toronto ha parlato apertamente di “bullismo e molestie”, definendo il targeting di campeggiatori e personale ebrei “un atto deliberato di intimidazione”.
Preoccupazione condivisa anche dalla Ontario Camps Association, organismo non ebraico che accredita i campi nella provincia. In una nota, l’associazione ha giudicato le accuse “profondamente preoccupanti”, affermando che “certe caratterizzazioni e affermazioni riflettono una retorica discriminatoria e antisemita” e che campagne di questo tipo rappresentano “una pericolosa demonizzazione e un tentativo di delegittimazione di un gruppo di minoranza”. L’ente ha infine fatto sapere di essere in contatto con le organizzazioni ebraiche per valutare la situazione.



