«Nel mio albergo gli ebrei sono banditi». E Sky cancella la puntata di “4 Hotel”

Italia

di Nina Prenda
Le posizioni dell’albergatore hanno portato all’esclusione della struttura dal programma “4 Hotel” di Sky. L’albergatore è stato anche querelato dall’Associazione Italia Israele di Bergamo con un procedimento penale definito con decreto penale di condanna e una pena pecuniaria ridotta di 3.840 euro.

 

Nell’hotel ristorante “Le Funi”, nella Città Alta di Bergamo, i clienti ebrei sono stati espulsi dal proprietario. Paolo Maddaloni, imprenditore alla guida della struttura, nell’aprile del 2024 aveva pubblicato una serie di post sulla pagina Instagram de ilgiornale.it, scrivendo: «Io ho un albergo e, nel mio piccolo, ho bandito gli ebrei». Successivamente Maddaloni aveva cancellato il post «per non avere problemi».

Le posizioni dell’albergatore hanno portato all’esclusione della struttura dal programma “4 Hotel” di Sky, condotto da Bruno Barbieri, di cui era stata protagonista una puntata. L’episodio è stato inoltre rimosso dal servizio di streaming.

L’albergatore è stato querelato da parte dell’Associazione Italia Israele di Bergamo con un procedimento penale definito con decreto penale di condanna e una pena pecuniaria ridotta di 3.840 euro (pagata nei termini di legge).

L’odio corre sui social

Alcuni commenti che si leggono sui social sotto i post di vari giornali che hanno riportato l’accadimento lasciano sbigottiti destando sconcerto.

“Ha fatto bene… e non lo dico solo per la palestina”, scrive un utente. “Andrò a visitare Bergamo ed alloggerò lì”, scrive un altro. Ancora: “Idolo”. “Medaglia d’oro”. Osserva un altro utente: “Ha concluso l’intervista scusandosi dicendo che era perché si era rotto il forno”, commento che ha collezionato molti apprezzamenti. “Sono i peggiori cagacazzi al mondo, ha fatto bene”, commenta un altro.

L’episodio non solleva solo interrogativi sul comportamento del singolo imprenditore – inqualificabile – ma mette in luce anche un clima d’odio che trova spazio e consenso anche nel dibattito pubblico online. La vicenda dimostra come parole e gesti discriminatori possano avere conseguenze concrete, ma anche come l’odio, amplificato dai social, rappresenta una sfida aperta per la società.